Investimenti di fondi di venture stranieri in Italia. Si può parlare di inversione di tendenza?

Andrea Messuti
Andrea Messuti, Federica Albano
5.8.2022
Tempo di lettura: 3'
Una recente inversione di tendenza: verso un sempre maggiore interesse dei fondi e degli investitori stranieri nei round a sostegno di imprese innovative italiane

Le startup italiane sono state tradizionalmente portate ad operare all’estero a causa di diversi fattori ostativi che caratterizzano il nostro ordinamento giuridico: la burocrazia, l’elevata pressione fiscale e, soprattutto, i limitati investimenti. 


Tuttavia, recentemente si sta assistendo ad un’inversione di tendenza, dal momento che a guardare all'innovazione made in Italy sono sempre più spesso anche i fondi stranieri. L’Italia si sta dimostrando, dunque, un Paese capace di attrarre capitali dall’estero. 


L’attenzione si è rivolta principalmente ad aziende innovative o che abbiano consolidato la propria posizione competitiva non solo a livello nazionale, ma anche all’estero. In questo ambito, tra i motivi che hanno attratto gli investimenti stranieri, un elemento dominante è stato il periodo di tassi di interesse negativi, ora in fase di rientro, che ha portato gli investitori stranieri a ricercare investimenti in Italia anche con profili di rischio elevati rispetto al rendimento possibile. Inoltre, il periodo pandemico ha portato a un forte ampliamento delle garanzie e dei contributi alle nuove iniziative, senza contare che, specie in alcune zone del Paese, sono le stesse autorità politiche locali a mettere a disposizione infrastrutture e investimenti per lo sviluppo di nuove iniziative. 


Infatti, il primo trimestre 2022 ha visto un numero crescente di round con presenza di investitori stranieri, sia in termini di ammontare raccolto, ovvero il 66% rispetto al 57% nel 2021, che di numero di round, dal momento che sono aumentati al 33% in confronto al 25% nel 2021, per un totale di 19 contro i 14 dei primi sei mesi del 2021. Inoltre, gli investitori esteri hanno partecipato a round che hanno dimensione media maggiore di quelli con soli investitori nazionali (30,2 milioni contro 8,4).

A dimostrazione di ciò, è sufficiente guardare la classifica dei primi cinque deal che hanno rappresentato nel 2022 i maggiori investimenti nel Venture Capital italiano, che vedono protagonisti ScalaPay, Moneyfarm, Planet Farms, Everli e Kither Biotech e che confermano, dunque, l’aumentare della presenza di investitori stranieri a sostegno delle startup italiane. 


Appare necessario cercare di attrarre sempre maggiori capitali esteri sia di investitori che di fondi stranieri, tali da generare un moltiplicatore del finanziamento per l’innovazione made in Italy, ma, come affermato da Francesco Cerruti, Direttore Generale di Italian Tech Alliance, “il sempre maggiore interesse registrato da operatori stranieri nei round a sostegno di imprese innovative italiane, lasciano pensare che siamo davvero sulla strada giusta per assistere a una decisa crescita del Venture Capital e dell’intero ecosistema italiano dell’innovazione”. Rimane l’esigenza di definire, tuttavia, nuove leve per attrarre capitali esteri volti al potenziamento delle operazioni che riguardano le startup in fase seed, dove i round sono aumentati, ma solo di numero e non di ammontare, per permettere uno sviluppo costante delle startup, aumentando l’efficienza e limitando la dispersività.

(Articolo scritto in collaborazione con Federica Albano, di Lca Studio Legale)

Andrea Messuti
Andrea Messuti, Federica Albano
Opinione personale dell’autore
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È avvocato e partner di Lca Studio Legale, dove coordina il team di Emerging companies &
venture capital. È specializzato in operazioni di M&A e venture capital e in operazioni sui mercati
dei capitali nazionali o stranieri (con particolare riferimento alle Ipo nei settori tech e life science).
Assiste clienti italiani e internazionali operanti in diversi settori industriali e tecnologici.

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