Il coinvestimento porta il venture capital sempre più lontano

Livia Caivano
Livia Caivano
9.9.2020
Tempo di lettura: 3'
Come sono andati gli investimenti nei mercati privati nella prima metà 2020? A fronte dell'altalena sulla quale il covid ha spinto diversi settori del venture capital classico, un fenomeno di investimento collettivo si fa largo negli Stati Uniti e in Europa. Lorenzo Calcagni, general manager di U-Start, ha raccontato a We Wealth cosa accade sul panorama italiano

Per investire in alcune start up americane spesso la soglia di ingresso è troppo grande per alcuni investitori privati

"A volte nella singola operazione ci sono il fondo, il family office, i business angels. Oppure diversi family office, a maggior ragione: c'è un tema di dimensioni”

Le aziende target apprezzano questi network che investono con i fondi, perchè portano capitale ma anche network, che può essere utile per un eventuale exit

Investire insieme nello stesso progetto, portando grandi capitali, per aprire le porte di operazioni altrimenti troppo ambiziosi. Lo stanno facendo i family office – tra loro, o con i grandi fonti di investimento. Per le aziende target il vantaggio non è solo ricevere maggiori finanziamenti ma anche avere accesso alle best practice dei migliori protagonisti dell'industria.

 
Ne avevamo parlato qualche tempo fa, oggi torniamo sul tema con il nostro ospite:“Il nostro lavoro è proporre a family office e HNWI opportunità di accesso in aziende tech in fase di forte crescita a livello internazionale”, spiega Lorenzo Calcagni, general manager di U-Start. La società si definisce club esclusivo per lo scouting di opportunità nel venture capital nei settori lifestyle, tech, digital – ma senza parte operativa come potrebbe accadere in una società di gestione o in un club deal. “Con noi gli investitori (quindi anche i family office), hanno la possibilità di investire con grandi fondi a questi progetti. A volte nella singola operazione ci sono il fondo, il family office, i business angels. Oppure diversi family office, a maggior ragione: c'è un tema di dimensioni”. Per investire in start up americane (ma anche europee in alcuni casi) spesso la soglia di ingresso è troppo grande per alcuni investitori privati. Il coinvestimento permette di avere accesso a offerte più importanti e a prospettive migliori. Spiega Calcagni: “Anche le aziende target, lato loro, apprezzano questi network che investono con i fondi, perchè portano capitale ma anche un certo network, che può essere utile per un eventuale exit. Così gli investitori privati, che in Italia spesso sono loro stessi imprenditori: portano conoscenze, connessione con il tessuto imprenditoriale ed operativo del paese”. A maggior ragione, se la start up oggetto dell'investimento è straniera, apprezza questa copresenza, perchè aiuta ad entrare sul mercato italiano. Ultimo non ultimo, il fattore psicologico: “Il family office italiano, in particolare, viene dal mondo del design, del fashion, dell'industria in generale - e si trova spesso a investire in aziende che hanno una certa affinità, perchè le conoscono e comprendono meglio. Si sentono più sicuri e sentono di poter portare un maggiore valore aggiunto”.

Lo stato dei lavori


Come sta andando il 2020 sul fronte operativo? “Abbiamo riscontrato che la gran parte del lavoro relativo agli investimenti in venture capital in questi mesi ha riguardato la distribuzione di liquidità per il supporto delle società maggiormente colpite dalla crisi”: nel settore dei viaggi, per esempio, o chi è rimasto scottato dal calo dei consumi. “Parliamo di aziende in forte crescita ma con flusso di cassa negativo - ma anche società arrivate a breakeven che hanno sofferto l'impatto dell'emergenza sanitaria e che hanno dovuto usufruire di capitali di emergenza”. E' stato necessario, spiega il general manager, istituire un secondo round di sostegno. “Il risultato è stato un ridimensionamento dei multipli, quindi del prezzo del mercato, anche del 40-50%. Si è venuta a creare una situazione più favorevole per chi sceglie di investire.

I settori più resilienti? I cosiddetti Pandemic Proof: “Wellness, prodotti per la casa e per i bambini, il digitale, la comunicazione virtuale. Sono questi i settori che hanno raccolto maggiori capitali, nonostante l'operatività ridotta, ma anche quelli su cui vediamo le migliori opportunità per i prossimi mesi – con un occhio di riguardo per le realtà più stabili”, conclude Calcagni. “Guardiamo alle società con i fondamenti business basati non solo sulla crescita esponenziale ma che potrebbero reggere anche una seconda ondata del virus”.

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