Ipo tech: tanto rumore per niente?

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
27.8.2020
Tempo di lettura: 10'
Un'analisi di Visual Capitalist mostra come i rendimenti post-quotazione delle aziende tech, da anni al centro della scena delle Ipo, lascino spesso a desiderare

Negli ultimi anni, le aziende tech sono state al centro della scena delle Ipo a livello globale, catturando l'attenzione dei media e degli investitori

Stando a una recente analisi di Visual Capitalist, il settore tecnologico, che nel 2019 ha generato il più alto numero di Ipo (263) e di incassi (62.8 miliardi di dollari) non ha performato altrettanto bene in termini di rendimenti

Riflettori puntati sulle Ipo di Palantir, Airbnb e Ant Group

Dai piani di debutto a Wall Street di Airbnb, alla tanto chiaccherata doppia quotazione da record a cui si starebbe preparando il colosso fintech Ant Group. Una cosa è certa: quando si tratta di Ipo (offerta pubblica iniziale, ndr), gli occhi degli investitori e dei media sono puntati sulle aziende tech. Ma l'hype generata dallo sbarco in borsa delle società tecnologiche è giustificato? Visual Capitalist, il sito per gli investitori “moderni” specializzato nelle infografiche, ha cercato di rispondere a questa domanda guardando ai rendimenti post-Ipo delle aziende tech.
Stando a un report di Ernst & Young, nel 2019 il settore tecnologico ha generato il più alto numero di Ipo (263) e di incassi (62.8 miliardi di dollari) a livello globale, superando di gran lunga l'healthcare, secondo classificato (con 174 Ipo 22.5 miliardi di incassi). Una discrepanza, scrive Visual Capitalist, che diventa ancora più accentuata se si guarda ai numeri del mercato Usa. I dati forniti da Reinassance Capital mostrano come negli ultimi 5 anni il settore tech abbia rappresentato il 23%  delle Ipo statunitensi e il 34% sul totale degli incassi generati. Inoltre, guardando alle 25 maggiori Ipo della storia, il 60% sono aziende appartenenti ai settori tech e cominicazione.

Con queste premesse, ci si aspetterebbe una performance altrettanto positiva in termini di rendimenti. Ma la realtà è ben diversa. Uber e Lyft, protagonisti di due tra le più grandi Ipo nella storia, per un controvalore rispettivamente pari a 8,1 e 2,3 miliardi di dollari, dallo sbarco in Borsa hanno visto i loro prezzi scendere del 33,4% e 35,7% a fine anno. Un discorso che può essere esteso a tutto il mondo del tech, che lo scorso anno ha registrato un rendimento negativo del 4,6%. Come si evince dalla tabella, la performance del settore tecnologico nel 2019 è stata ben al di sotto della media rispetto degli altri settori.
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Ipo: rendimenti medi per settore (Fonte: Visual Capitalist)
Anche se, sottolinea Visual Capitalist, il 2019 è stato preceduto da tre anni caratterizzati da rendimenti medi positivi, un'analisi di Janus Henderson conferma la sottoperformance delle Ipo tech Usa nell'ultimo decennio. È interessante inoltre notare che la maggior parte dei guadagni per queste Ipo tende a verificarsi entro il primo giorno di negoziazione.

Palantir, Airbnb e Ant Group: tre tech pronte a sbarcare in Borsa

Nelle ultime settimane, i riflettori sono puntati su tre aziende tech. La prima è Airbnb. La piattaforma di home sharing ha recentemente rispolverato i piani di quotazione, dopo alcuni mesi fortemente negativi a causa del lockdown. Anche Ant Financial, il braccio fintech del colosso cinese dell'e-commerce Alibaba e parent company della piattaforma di pagamenti mobile Alipay, portebbe presto sbarcare sulle borse di Shanghai e Hong Kong. Una doppia Ipo che si prospetta potenzialmente come la più grande nella storia, superando quella del colosso petrolifero Saudi Aramco. Infine, Palantir Technologies, società di software americana specializzata in Big Data analytics, una delle aziende più riservate della Silicon Valley, ha presentato mercoledì alla Sec la documentazione per una quotazione diretta al New York Stock Exchange con il ticker PLTR.

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