La sfida Euronext in Italia, un listino meno ‘bancario'

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Parla il country manager Giovanni Vecchio: “Borsa italiana troppo dipendente dalle banche che fanno il listino”. Al circuito borsistico, il quinto a livello mondiale, sono quotate più di 1300 società con una capitalizzazione che nel marzo del 2018 ha raggiunto i 3700 miliardi di euro

1.300 società quotate

3.700 miliardi di euro di capitalizzazione a marzo 2018






Non cerca giri di parole Giovanni Vecchio, 38 anni, rappresentante in Italia di Euronext, la quinta Borsa mondiale e prima in Europa continentale per capitalizzazione aggregata specializzata, in Italia, in medie imprese ad alto contenuto tecnologico.

"Se ti quoti su Borsa Italiana e sei una media impresa la tua quotazione dipende dall'andamento di utilities e banche, che “fanno” il listino. Se un grosso gruppo bancario perde il 2%, perdi il 2% anche tu, anche se dal punto dei tuoi fondamentali non ha alcun senso. La stessa media azienda, quotata da noi, ha un andamento molto più legato al suo settore e ai suoi risultati. La nostra piattaforma garantisce una maggiore diluizione del rischio di listino, con indici di riferimento legati a settori specifici con condizioni omogenee di profilo rischio rendimento, come il nostro indice Tech 40 per il settore tecnologico. Insomma, offriamo strumenti migliori agli asset allocator".

Sembra una dichiarazione di guerra a Piazza Affari rafforzata dal fatto che proprio in questi giorni si sta quotando su Euronext growth Mybestgroup, leader italiano di switching di servizi Tlc, energia e pay-tv, in precedenza candidato all'Aim di Borsa italiana.

"Per niente - risponde Vecchio - in realtà credo che non siamo in concorrenza se non in maniera molto marginale. E lo dico a ragion veduta: prima di arrivare in Euronext ho lavorato in Integrae Sim, probabilmente l'attore che più di ogni altro ha contribuito a“fare” l'Aim, e nel fondo Quadrivio, operatore di Venture Capital fra i maggiori d'Italia. In realtà noi offriamo servizi diversi a soggetti diversi rispetto all'Aim italiano, che è una piattaforma che punta a far crescere società molto piccole, e a Elite che non è una piattaforma di quotazione ma di 'avvicinamento' al mercato che spesso porta le società non a quotarsi ma a trovare partner finanziari di altro tipo o a fare emissioni obbligazionarie come i mini bond. Noi puntiamo sempre all'Ipo delle aziende che seguiamo, anche perché puntiamo molto sui ricavi da negoziazione".

Sono almeno 35 anni che in Borsa, attraverso tutte le trasformazioni che ha subito, si parla dell'immenso bacino delle Pmi italiane 'quotabili' ma che poi, a ben vedere, non si sono quotate mai. Qual è la ricetta di Euronext?

"Credo che ci siano diverse considerazioni da fare. Primo: il mercato è cambiato e sta cambiando a una velocità straordinaria e continuare a ragionare in termini di mercati locali nazionali non ha senso per aziende che nascono e crescono internazionalizzate. Secondo: è stata fatta e si continua a fare una grande confusione fra 'start up', 'scaleup' e aziende tech. Quello a cui guardiamo noi non sono giovani con idee brillanti e parlantina sciolta ma imprenditori che hanno bisogno di crescere. Terzo: ci sono in Italia? Assolutamente sì. Ci sono settori straordinari, penso a quello delle life science e biomedicale, dove il nostro paese è ai vertici mondiali. Fino a oggi sono mancati investitori specializzati professionali di Venture Capital: i soldi arrivavano dai family office o, tutt'al più da singoli 'esperti'. Questo non ha aiutato le aziende a consolidarsi. È proprio in questo settore che quest'anno abbiamo fatto la prima quotazione di un'azienda italiana, MediaLab (soluzioni dentistiche), sul listino di Parigi".

Euronext è presente come mercato con listini a Bruxelles, Parigi, Amsterdam, Lisbona, Londra e, dallo scorso marzo, a Dublino (con l'acquisizione del 100% della Borsa locale). Ha aperto sedi, oltre che a Milano, a Madrid, Zurigo, Monaco di Baviera e Francoforte. Che obiettivi ha per l'Italia?

"Se mi chiede quante società abbiamo sotto osservazione diretta, potrei dire che mappiamo l'intero panorama tech italiano in collaborazione con i fondi e le istituzioni locali. Quante di queste quoteremo a breve? Non lo so. Non perché sia un segreto industriale, ma perché, come dicevo, quello che noi proponiamo è un diverso percorso di Ipo. In più le operazioni sono legate all'andamento del settore, del mercato, del singolo emittente. In più non abbiamo fretta. Puntiamo a fare buone operazioni, non al loro numero. Posso dire che comunque stiamo lavorando con diverse realtà per portarle verso questo approdo".

Infine, la proprietà. Euronext "è una public company quotata ad Amsterdam. Dopo l'esperienza col Nyse siamo diventati totalmente indipendenti grazie all'Ipo, affrancandoci dalle attività americane".

 

A cura di Giovanni Medioli, giornalista




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