Tria, pronti 118 miliardi per le infrastrutture

Livia Caivano
Livia Caivano
19.7.2018
Tempo di lettura: 3'
“Ci sono 150 miliardi stanziati nel bilancio statale per i prossimi 15 anni già scontati dall'indebitamento netto: di questi 118 sono attivabili subito”, così il Ministro chiarisce: non è un problema di risorse

Secondo Hideal Partners tra il 2015 e il 2017 i fondi infrastrutturali hanno raccolto oltre 120 miliardi

Nel biennio 2018 – 2019 si attende che la raccolta crescerà di altri 100 miliardi

Giuseppe Tria lo conferma: la ricetta del Governo per dare impulso all'economia in stallo, è far (ri)partire gli investimenti. “In passato è stato concesso molto all'Italia per aumentare gli investimenti, ma poi si sono sempre ridotti nonostante la flessibilità ottenuta. In Italia c'è bisogno di ogni tipo di risorsa, non mi pare che ci siano preferenze, c'è ampio spettro, l'importante è che si facciano e anche nel settore delle infrastrutture considerate immateriali”, precisava Tria dall'Ecofin qualche giorno fa. Oggi torna sul tema.

Dopo dieci anni di crisi del settore è infatti necessario “creare le condizioni per favorire la partecipazione dei capitali privati nella realizzazione e gestione di infrastrutture. Il partenariato pubblico - privato può costituire uno strumento significativo di rilancio dell'economia e di attrazione dei capitali privati”, prosegue il neo Ministro. Obiettivo? Migliorare l'efficienza dei fondi pubblici, individuare le opere pubbliche a più alto rendimento, moltiplicare le opere che si possono portare fuori dal bilancio pubblico.

E i capitali privati negli ultimi anni sembrano essere davvero interessati al mondo delle infrastrutture.

Il trend degli investimenti in infrastrutture


Da uno studio di Hideal Partners, società di advisory specializzata nel settore infrastrutturale, emerge checomplice l'elevata liquidità presente sul mercato, tra il 2015 e il 2017 i fondi infrastrutturali hanno complessivamente raccolto 127,6 miliardi di euro sul mercato. Numeri che si aspetta non faranno che crescere. Per i prossimi due anni, secondo lo studio, il fundraising crescerà di altri 108 miliardi di euro. Sono almeno 30 i fondi che hanno già scelto di investire in Italia in passato: tra questi, Global Infrastructure Partners che ha recentemente acquisito Italo. La dotazione complessiva di questi fondi è oggi di 40,6 miliardi di euro, di cui oltre la metà ancora da allocare.

Per poter proseguire su questa strada e incentivare gli investimenti per le opere infrastrutturali, senza gravare sulle finanze pubbliche e generando anzi un circolo virtuoso risulta necessario lavorare su più fronti:

  • Garantire maggiore certezza per proteggersi dal rischio di change in law, il cambiamento quindi delle legislazioni a opere già inizate

  • Ridurre l'ingerenza della politica nella governance e nei processi pubblici

  • Assicurare una stabilità politica perché le opere pubbliche che rischiano di venire interrotte prima di essere completate non fanno gola a nessuno

  • Certezza dei tempi di sviluppo di realizzazione dei progetti.


Lo stesso Tria ha riportato infatti all'attenzione il tema delle tempistiche dell'esecuzione. Nel «Rapporto sui tempi di attuazione delle opere pubbliche» di quattro anni fa del Nucleo di verifica e controllo, sottolinea il Ministro, è evidente il peggioramento dei tempi nel caso delle grandi opere di importo superiore a 100 milioni. Nel rapporto si evince che da 14,7 anni ora si parla di un anno in più, a 15,7 anni. Per le opere della portata inferiore, a 50 milioni, si passa da 11,6 a 12,2 anni. Migliori risultati invece per gli interventi di valore inferiore ai 100 mila euro: in questo caso si parla di 1,6 anni rispetto ai 2,9 del passato.

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