Sopravvivere alla crisi: le 7 regole dell'investitore resiliente

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
20.4.2020
Tempo di lettura: 7'
Come comportarsi in fasi di mercato avverse? Una miniguida pensata per gli investitori, per non farsi prendere dal panico in condizioni di incertezza. Ecco le sette regole anti-crisi
Pandemia. Lockdown. Crisi. Drawdown. Declassamento. L'iter di uno shock di mercato, sia esso provocato da fattori endogeni o esogeni, tende nel tempo a ricalcare movimenti già percorsi nel passato. Come è vero che un punto di perdita fa sempre più male di un punto di guadagno, altrettanto vero è che gli investitori dovrebbero non lasciare mai nulla al caso, evitando le scelte di pancia e adottando sempre un modello di gestione del rischio forte.

L'unica strategia valida per evitare di incorrere in comportamenti irrazionali ed emotivi è quella della pianificazione, scevra da impulsi emotivi e da attuarsi entro un orizzonte temporale di lungo termine.
Ecco quindi sette regole utili all'investitore per affrontare con tranquillità fasi di mercati altalenanti.

1 Ponderare le vendite di pancia (e gli acquisti d'impulso)


La paura porta l'investitore a muoversi d'impulso, a rispondere alle fasi di discesa di mercato con le vendite e, viceversa, ad acquistare posizioni in fasi di rialzo ormai consolidato. Il rischio è chiaro: comprare i massimi e vendere i minimi.
Investire non vuol dire speculare sul possibile rimbalzo di breve termine, ma pianificare in un'ottica di rendita futura. Come sottolineato dallo scrittore ed aforista statunitense Mark Twain: “Ci sono due casi nella vita di un uomo in cui egli non deve speculare in borsa: quando non può permetterselo, e quando può..."

Come insegna la neuroscienza, il cervello è diviso in due parti: la prima, la cosiddetta neocorteccia, più lenta e ponderata; è il luogo dal quale origina il pensiero razionale. L'altra parte, il cosiddetto sistema limbico, è veloce, rapida ed emozionale; è il luogo dal quale origina l'azione di pancia, responsabile (per via del complesso nucleare dell'amigdala) del cosiddetto condizionamento della paura.

2 Limitare l'emotività, silenziando i rumori di fondo


Per superare l'emotività di breve, tenendo a bada l'impulsività, è necessario mettere al centro delle analisi la solidità dei dati, il ruolo della ricerca ed un set di strategie definite. L'istinto naturale non aiuta a gestire il patrimonio in modo ponderato, quanto piuttosto a frammentarlo con azioni dettate dalla concitazione del momento. Come in ogni aspetto della vita, le reazioni emotive agli eventi di mercato sono normali. Nel campo degli investimenti sono però cattive alleate di performance.

“La gente è molto sensibile alla pressione e alle sue conseguenze immediate” ha precisato Daniel Kanheman, Permio Nobel per l'economia nel 2002. “Gli effetti sul lungo periodo, infatti, sono più astratti e più difficili da valutare. Pensiamo al riscaldamento globale: quando la minaccia diviene concreta nel tempo, è ormai troppo tardi per reagire”.

3 Contemplare i ribassi, parte inevitabile degli investimenti


Correzione: fase di mercato caratterizzata da una flessione pari o superiore al 10%. Ribasso: declino prolungato del trend pari al 20% o più del valore iniziale. Crollo: movimento repentino di mercato capace di invertire una tendenza, facente seguito (spesso) ad uno shock di mercato, sia esso endogeno o esogeno (è il caso del coronavirus). A prescindere dal tipo di evento, le fasi di instabilità non durano all'infinito. Ogni flessione è sempre stata seguita da una ripresa pari o superiore alla fase di declino superata. Perché allora si ricordano di più le crisi che non le fasi di ripresa? Ogni unità di perdita porta con sé un senso di malessere sensibilmente superiore rispetto al piacere apportato da un'unità di guadagno. Per investire in modo sereno, è dunque opportuno uscire da questo schema, prestano attenzione più ai rischi che ai potenziali rialzi e diversificando a dovere il proprio portafoglio.

“Tutti sanno che è più necessaria la prevenzione della cura” ha ricordato il matematico libanese dei cigni neri, Nassim Nicholas Taleb, “ma pochi premiano gli atti di prevenzione”.

4 Accettare la volatilità come condizione momentanea


Una metafora utilizzata di recente dal mondo dell'asset management compara la volatilità dei mercati al canto delle sirene: per raggiungere il proprio obiettivo superando le tentazioni del momento è talvolta necessario ‘legarsi all'albero maestro' come fece Ulisse nell'Odissea. Solo in questo modo l'investitore può superare le avversità incontrate nel percorso, perseguendo il proprio obiettivo di lungo periodo.
Sebbene non sia da escludere che una correzione di mercato di breve si tramuti in un a fase di ribasso prolungato, altrettanto vero è che movimenti dei listini del 30 o più per cento non sono all'ordine del giorno. Come insegna la finanza comportamentale, gli eventi più recenti influenzano in maniera sproporzionata le percezioni degli operatori, che devono essere in grado di calibrare le proprie decisioni in modo oculato.

“Le quattro parole più pericolose negli investimenti sono: questa volta è differente”. Fu Sir John Templeton, uno dei padri fondatori del gruppo Franklin Templeton, a pronunciare questa frase, ribadendo l'importanza di non investire sull'onda dell'entusiasmo di breve cercando di “fregare” il mercato, ma posizionarsi in base a strategie ben definite e ad obiettivi fissi.

5 Guardare al tempo (non al market timing)


La tendenziale avversione alle perdite finisce spesso per spingere gli investitori a liquidare le proprie posizioni sul timore di ulteriori discese, determinandone l'uscita dal mercato e l'impossibilità di recuperare quanto perso. La perdita non è mai effettiva finché non si vende; al contempo, però, è necessario accettare una perdita e passare oltre, piuttosto che intestardirsi su un investimento sfortunato peggiorando la situazione.
Messi da parte volatilità di breve e shock di mercato più o meno profondi, i listini tendono a premiare gli investitori che guardano al futuro restando coerenti coi propri obiettivi di lungo termine, apportando modifiche marginali nel corso del cammino al variare delle condizioni di base e delle esigenze specifiche.

Come diceva John Maynard Keynes, “l'importanza dei soldi deriva essenzialmente dall'essere un legame fra il presente ed il futuro”. Fu però lo stesso a Keynes a precisare se stesso, ponendo un limite a quell'orizzonte di lungo termine: “Sul lungo termine saremo tutti morti”.

6 Ponderare i rischi, partendo dalla diversificazione


Restare ai margini di un mercato volatile caratterizzato da brusche discese porta ad una sicura conseguenza: essere tagliati fuori dalle fasi di apprezzamento che tendenzialmente si verificano dopo una flessione. Due suggerimenti possono essere utili per ovviare al problema della paura di restare investiti: primo, mantenere una visione di lungo termine, specie in una fase di mercato calante; secondo, un portafoglio diversificato non garantisce guadagni e non assicura dalle perdite, ma riduce sensibilmente il rischio complessivo. Distribuendo gli investimenti su più classi di attivo, gli investitori abbassano l'effetto potenziale delle oscillazioni, evitando parte dello stress causato dalle fasi ribassiste.

Il tutto senza mai dimenticare le parole dell'oracolo di Omaha, investitore di lungo termine convinto, Warrenn Buffett: “Regola numero uno, mai perdere denaro; regola numero due: mai dimenticare la regola n.1”.

7 Tenere fisso il proprio obiettivo (meglio se sostenibile)


Creare un piano d'investimento in linea con la propria tolleranza al rischio, coi propri obiettivi di breve e lungo termine e con l'ambiente circostante, attenendosi ad esso il più fedelmente possibile, permette di evitare decisioni d'investimento frettolose e poco avvedute in fasi di mercato negative. Più che cercare di “prevedere” inutilmente l'andamento dei mercati, gli investitori dovrebbero sempre muoversi in funzione della propria propensione al rischio, rimanendo investiti durante le fasi di ribasso ed eventualmente modificando la propria asset allocation per meglio rispondere a periodi di crisi.

Come noto a Williame Sharpe, “La natura del rischio può essere il singolo più importante argomento per l'uso dell'analisi quantitativa nella gestione degli investimenti”. Sharpe, Premio Nobel all'economia nel 1990, introdusse il cosiddetto Indice di Sharpe come indicatore per misurare l'extra-rendimento di un portafoglio rispetto al tasso risk free.

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