Risparmio: non solo prudenza, si apre l'era della progettualità

Teresa Scarale
Teresa Scarale
27.4.2021
Tempo di lettura: 5'
Orientare il risparmio verso i nostri sogni e i nostri progetti è la sfida del consulente di un futuro molto prossimo. Una figura a metà fra personal trainer, medico di famiglia e dietologo. Se ne è parlato in un webinar Assoreti
Cos'è il risparmio? È ciò che ci rimane in tasca dopo che abbiamo speso? «No», risponde Fabrizio Fornezza, relatore dell'evento New Generation Plan, organizzato da Assoreti in collaborazione con Eumetra e il gruppo Sole24Ore. «Il risparmio non è una variabile residuale. Bisogna passare da una visione prudenziale a una progettuale», sottolinea il partner Eumetra. La famiglia italiana per quanto riguarda l'accantonamento monetario «ha dei cromosomi molto buoni», ma la sua tradizionale prudenza rischia di farla essere «troppo conservatrice». Ed è qui che deve entrare in gioco la consulenza finanziaria, come fosse un allenatore sportivo, per far alzare le prospettive delle famiglie dal breve al lungo periodo.
Famiglie che, bisogna dirlo, «sono molto disponibili ad attivare il proprio risparmio per contribuire alla ricostruzione dell'Italia. Si pensi al grande successo di emissioni come il Btp Futura». Dalla mappatura Assoreti ed Eumetra, emerge un recupero di fiducia nei confronti dell'istituzione banca. Ma soprattutto si ergono la consapevolezza della necessità di una progettazione del risparmio e di una educazione finanziaria:
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L'importanza della progettualità del risparmio
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«La costruzione di un progetto interessa tutte le famiglie, non solo quelle più abbienti», prosegue Fornezza. E «il ruolo del consulente finanziario diventa fondamentale. Deve supportare la famiglia nel suo percorso di sviluppo e progresso: spesso ci sono opportunità che le famiglie non conoscono. Non si tratta solo di investire, ma anche di ricevere aiuto in certi momenti di vulnerabilità. Bisognerebbe avere un 'allenatore finanziario' come si ha il medico di famiglia. Non c'è bisogno di grandi specialisti, ma di persone in grado di apportare 'salute finanziaria'». Un grande cambiamento di linguaggio che è già in atto. «Si sta passando dal parlare a un portafoglio a parlare alle persone». Certo, «se paragoniamo il consulente a un dietologo, dobbiamo capire che lui ci dà la dieta, ma poi sta a noi seguirla», conclude Fornezza.
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«Oggi la qualità della consulenza è indubbiamente aumentata», interviene Paolo Molesini, presidente di Assoreti. «Se negli anni '80 il consulente consigliava al cliente solo un buon prodotto finanziario, oggi vi affianca la progettualità del risparmio. Voglio studiare, metter su famiglia? Sono domande che un professionista non può ignorare. Non siamo nel business della finanza, siamo in quello della fiducia. Non si parte più dal consumo e dal risparmio, ma dai progetti delle persone». Quella del consulente finanziario è una professione in forte crescita, rivela il presidente di Assoreti: «Per quanto riguarda la raccolta, ogni singolo professionista ha raddoppiato il suo portafoglio in gestione (da 11 a 22 milioni circa). Noi come banche abbiamo bisogno più che mai di giovani: ci stiamo preparando ad affrontare il maggior passaggio di ricchezza di sempre».
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Una inclinazione, quella verso i giovani, che Assoreti sente fortissima. «Il giovane consulente deve imparare l'equilibrio, che non sempre si sposa con la giovane età, ma nel nostro mondo si impara presto», prosegue Molesini. Argomento, quello dell'istruzione finanziaria, molto sentito anche a livello governativo. Claudio Durigon, sottosegretario Mef rivela che è allo studio un emendamento per l'inserimento lavorativo e la formazione dei giovani consulenti finanziari. Il costo è stimato in circa 6 milioni di euro, e «potrebbe essere inserito nella conversione del decreto sostegni 1 o nel sostegni 2» per circa 6 mila giovani con risorse che vengono dai fondi europei».
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Una nuova generazione di consulenti al servizio della progettualità del risparmio
Ma mole del risparmio italiano (due volte il nostro debito pubblico) potrà fare la differenza solo quando ci renderemo conto del nostro potere come investitori. «Così come esistono il debito buono e quello cattivo , c'è differenza fra investimento benefico e dannoso. Il primo influenza positivamente la sostenibilità, il progresso, l'ambiente; il secondo no. L'investitore può cambiare il mondo investendo nei settori giusti».

Anche Paolo Molesini rileva che la parte finanziaria della ricchezza italiana è «troppo prudente». In particolare si riscontra «un eccesso di patrimonio immobiliare improduttivo, se non negativo, a causa di imposte, costi di gestione, mancanza di rendimento, impossibilità alla vendita. I nuovi consulenti finanziari dovranno affrontare questo tema, svegliare i 'soggetti dormienti', creare pil buono». Il presidente di Assoreti conclude dicendo che «il mestiere di consulente finanziario non è arido, non è 'mestiere di denaro'». E come potrebbe esserlo? Chi gestisce il patrimonio ha la responsabilità dei nostri sogni e dei nostri progetti.
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caporedattore

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