Senza scampo: peggior calo simultaneo per azioni e bond

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Alberto Battaglia
12.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Nel primo trimestre le sfide macroeconomiche e geopolitiche hanno penalizzato la tipica diversificazione bilanciata

I primi tre mesi del 2022 hanno rinvigorito il noto dibattito sulla fine del portafoglio bilanciato tradizionale, sempre meno in grado di stabilizzare i portafogli

La fase di uscita dalle politiche monetarie ultra-espansive si accompagna ad elevata inflazione e rischi crescenti di recessione. Nel frattempo, i gestori globali sondati da BofA tradiscono un pessimismo che non si vedeva dal 2008

La crisi del portafoglio bilanciato è da anni oggetto di riflessioni da parte dell'industria del risparmio gestito. Il fatto che le obbligazioni e le azioni si muovano sempre di più nella stessa direzione riduce il potere di stabilizzazione dei bond, da sempre considerati l'anima “tranquilla” del portafoglio. Fin qui, niente di nuovo.

Mai come nel primo trimestre del 2022, però, la tradizionale distribuzione 60% azioni 40% bond (da qui in poi, 60/40) aveva subito un colpo così negativo. Infatti, l'azionario globale, rappresentato dal FTSE All World stocks index ha ceduto il 5,1% nei primi tre mesi del 2022; in parallelo, l'indice obbligazionario Bloomberg Global Aggregate Bond index ha perso il 6%. Le azioni sono state colpite prima dalla prospettiva di una virata restrittiva della politica monetaria, poi dallo choc dell'invasione russa dell'Ucraina (poi rapidamente colmato). Le obbligazioni hanno particolarmente patito l'aumento delle aspettative sull'inflazione nel corso del 2022, come conseguenza di nuove riduzioni dell'offerta di beni energetici, alimentari, dei metalli – tutti elementi collegati al conflitto in Ucraina e alle sanzioni introdotte dai Paesi occidentali per dissuadere la Russia dalla prosecuzione della guerra.

Il portafoglio bilanciato tradizionale, guardando avanti, potrebbe avere ancora vita difficile. La stretta monetaria e l'inflazione non sembrano fattori suscettibili di revisioni più accomodanti, tenendo conto che le conseguenze politiche della guerra in Ucraina probabilmente si protrarranno più a lungo del solo scontro armato. Per l'azionario poi, il recupero della seconda metà di marzo sembra aver perso il suo slancio. Il pessimismo sembra essere largamente condiviso fra i gestori globali, stando all'ultimo sondaggio condotto da Bank of America, pubblicato il 12 aprile. La quota di asset manager che si aspetta “un'economia più forte” al minimo storico, superando il minimo dell'ottobre 2008, “il che implica una minore allocazione azionaria netta”, ha affermato BofA.



La diversificazione "vecchio stile", in questo contesto, faticherà a ridurre gli scossoni sul portafoglio. Anche l'inclusione di una maggiore quota di materie prime, operata adesso, implica rischi non indifferenti dati i rincari cui sono andate incontro le commodity in seguito all'invasione dell'Ucraina.

Alla luce della recente debolezza dei Treasury Usa, i cui rendimenti, per il decennale, hanno raggiunto i massimi da fine 2018 (a oltre il 2,8%) è lecito domandarsi se e quando un nuovo ribasso delle azioni potrebbe fare seguito. “Possiamo quindi attenderci un peggioramento del mercato del credito senza conseguenze per quello azionario? No”, ha dichiarato Edoardo Fusco Femiano, analista e consulente di DLD Capital Scf, “il persistere del downtrend del mercato del credito prima o poi avrà ripercussioni sul mercato azionario: semplicemente non siamo ancora arrivati a questo punto. Certamente, la stabilità del mercato azionario nel prossimo futuro passa per una stabilizzazione del credito e, se così non fosse, sarebbe difficile non attendersi ulteriore debolezza per l'equity”.

Il 12 aprile la speranza che l'inflazione americana abbia raggiunto un picco è stata alimentata dal dato sull'inflazione core di marzo, cresciuta dello 0,3% su base mensile, anziché dello 0,5% atteso dagli analisti Dow Jones. Tanto è bastato a regalare un'apertura esuberante all'S&P 500, con un rialzo superiore al punto percentuale.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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