Re della finanza vs scimmia ubriaca: chi vince in borsa?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
8.9.2021
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Gli investitori istituzionali sono degli ottimi compratori di azioni, ma quando si tratta di vendere questi titani della finanza non sono meglio di una scimmia ubriaca che lancia freccette

Lo studio "Selling Fast and Buying Slow" ha analizzato i dati di 783 grandi investitori da gennaio 2000 a marzo 2016, per capire quanto siano effettivamente "bravi" i re della finanza

Rispetto a una scimmia ubriaca questi investitori generano l'1,2% all'anno in più quando comprano azioni e lo 0,8% in meno quando le vendono

Gli autori dello studio suggeriscono che questa asimmetria di risultati possa essere spiegati che "i pensieri lenti e veloci" del premio Nobel Daniel Kahneman

Se sei Jeff Bezos, o comunque sei molto ricco, non avrai intenzione di far gestire i tuoi soldi da un tizio a caso e sperare per il meglio. Non aprirai nemmeno un conto Robinhood e non rischierai tutto su azioni meme come GameStop. Assumerai invece come consulente il tipo di investitore che ha un dottorato in matematica, guida una Bugatti, e passa le sue giornate ad esaminare le immagini satellitari delle fabbriche in Asia per prevedere i guadagni di qualche azienda di stampa 3D di cui la maggior parte di noi non ha mai sentito parlare: stiamo parlando del meglio del meglio della finanza. Tuttavia, da una nuova ricerca emerge come questi professionisti non sempre facciano la scelta azzeccata.

Lo studio


In particolare dallo studio emerge come i titani della finanza siano dei geni quando scelgono quali azioni comprare, ma quando si passa all'altra parte importante del loro lavoro - scegliere quali azioni vendere e quando - anche queste rockstar non siano meglio di una scimmia ubriaca che lancia freccette. Lo studio è stato ideato da Lawrence Schmidt (Mit) e Alex Imas (University di Chicago), due economisti che al tempo dell'università dibattevano sulla razionalità o meno degli investitori, e sostenuto da Klakow Akepanidtaworn, economista ora al Fondo Monetario Internazionale e da Rick di Mascio, investitore professionista a capo di Inalytics, società che traccia l'attività di investimento degli investitori delle principali società finanziarie per valutare e migliorare le loro prestazioni. Gli economisti hanno analizzato i dati di 783 grandi investitori da gennaio 2000 a marzo 2016. Si tratta di investitori che gestiscono in media portafogli da non meno di 600 milioni di dollari. Per valutare effettivamente le performance di questi investitori, gli autori hanno confrontato i loro risultati con quelli che si sarebbero potuto ottenere seguendo la strategia alternativa d'investimento più semplice: investire a caso, o meglio come una scimmia ubriaca che lancia freccette su una lista di titoli presenti in portafoglio per decidere quali comprare e quali vendere.

Investitore contro scimmia


La prima grande scoperta degli economisti è che questi finanzieri sono dei veri maghi quando si tratta di comprare azioni. Hanno delle abilità che potrebbero giustificare l'addebito di commissioni elevate ai clienti. In questo caso l'investitore infatti batte la scimmia ubriaca mediamente di 1,2 punti percentuali. Per il potere dell'interesse composto, questa percentuale - che all'apparenza può sembrare contenuta - rende questi investitori delle rock star nel mondo della finanza. Tuttavia, quando si tratta di vendere i rapporti di forza si invertono. Le azioni che gli investitori hanno venduto sono finite per salire di valore più velocemente di quelle che hanno deciso di tenere. Se i loro clienti avessero invece assunto la scimmia con le freccette per scegliere a caso quali azioni vendere, i portafogli dei clienti avrebbero guadagnato 0,8 punti percentuali in più all'anno. Di nuovo, questa è una quantità enorme nel mondo della finanza, quantità che fa la differenza tra avere una Bugatti o una Ford Focus.

Pensieri lenti e veloci


Come si spiega una tale asimmetria di prestazioni? La finanza comportamentale viene in aiuto, come suggerisce il titolo stesso della ricerca "Selling Fast and Buying Slow", un chiaro riferimento al libro “Thinking, Fast and Slow” dello psicologo premio Nobel Daniel Kahneman. Alla base della teoria avanzata da Kahneman l'uomo è dotato di pensieri lenti (sistema 2) e pensieri veloci (sistema 1). I primi afferiscono a un modo di prendere decisioni più razionale, i secondi fanno prendere scelte più istintive e automatiche. "Il titolo del nostro articolo dice fondamentalmente che le persone usano il Sistema 2 deliberativo quando prendono decisioni di acquisto e usano il più intuitivo, automatico Sistema 1 quando prendono decisioni di vendita” scrive Imas. Secondo gli autori questo avviene, almeno in parte, perché comprare è più sexy che vendere e soprattutto perchè le persone prendono decisioni peggiori quando mancano di feedback. Quando gli investitori comprano azioni, hanno qualcosa da guardare per vedere come stanno andando e possono imparare dagli errori del passato. Quando invece vendono un'azione questa semplicemente sparisce dai radar dell'investitore, e dunque non possono imparare dai loro errori di vendita passati.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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