Portafoglio 60/40: trimestre più nero dal 2008

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Alberto Battaglia
21.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Il portafoglio bilanciato preferito nel mondoanglosassone ha mostrato segni di grande difficoltà nel 2022, ma con l'aumento dei tassi potrebbe tornare a funzionare

Da inizio aprile l'indice 60/40 elaborato da Bloomberg ha osservato un rosso intorno al 14%

Anche in Europa bond e azionario sono caduti assieme nel secondo trimestre, e in misura non molto dissimile

L'obiettivo dei portafogli bilanciati è ottenere rendimenti mediamente superiori a quelli esclusivamente obbligazionari, andando incontro a scossoni più tollerabili rispetto a quelli tipici di una composizione esclusivamente azionaria. Storicamente la distribuzione più cara al mondo anglosassone, 60% azioni 40% bond, si è rivelata efficace: in solo due degli ultimi 15 anni il portafoglio così distribuito aveva registrato un rosso a fine anno. 

In questo secondo trimestre del 2022, però, il modello sta incassando la peggiore perdita dai tempi del 2008, con un calo pari circa al 14% da inizio aprile – secondo l'indice 60/40 elaborato da Bloomberg. Ad essere crollate in questo periodo, come noto, non sono state solo le azioni, ma anche le obbligazioni – penalizzate da un rialzo dei tassi d'interesse e dell'inflazione che hanno inevitabilmente minato il rendimento reale dei titoli in circolazione. 

Ipotizzando un portafoglio europeo con distribuzione più prudente (50/50) il bilancio non sarebbe molto più clemente. Da inizio aprile al 20 giugno l'S&P Eurozone Investment Grade Corporate Bond Index (punto di riferimento per i bond societari di rating elevato) ha osservato un calo del 7,59%, non molto meglio rispetto all'indice azionario europeo di riferimento, l'Euro Stoxx 600, che nello stesso periodo ha ceduto oltre il 10%. Il “bilanciato 50/50” risultante dalle due componenti avrebbe dunque subito un calo dell'8,8% nel trimestre.

Non è la prima volta che, in tempi recenti, l'utilità dei bond in portafoglio viene messa in dubbio, dal momento che la debolezza nell'azionario si è spesso osservata contemporaneamente anche sulle obbligazioni – che storicamente diventavano attraenti agli occhi degli investitori quando l'azionario andava male. Già lo scorso settembre il fondatore di Pimco, Bill Gross, noto come il “re dei bond” era stato fra più espliciti nell'avvertire dell'imminente debolezza per l'asset class obbligazionaria. “Il diluvio da 120 miliardi di dollari al mese della Federal Reserve probabilmente finirà a metà del 2022", al quel punto, si interrogava Gross, ci sarà da chiedersi quanto i mercati assorbiranno i Treasury fino a quel momento acquistati dalla banca centrale. “Il cash è stato spazzatura per molto tempo, ma ora ci sono nuovi contendenti per il bidone dell'immondizia da investimento: i fondi obbligazionari a medio e a lungo termine sono certamente tra questi”. 

Dai tempi delle parole di Gross ad oggi i rendimenti dei Treasury decennali sono aumentati dall'1,3% al 3,285%. L'opportunità dei bond, a questo punto, andrebbero riconsiderate? "Se le persone sono preoccupate per la crescita, allora le obbligazioni, agli attuali livelli di rendimento, stanno diventando un diversificatore molto migliore", ha dichiarato John Bilton, responsabile della strategia multi-asset globale di JPMorgan Asset Management, citato da Bloomberg, "quando si smette di preoccuparsi troppo dell'inflazione e si torna a preoccuparsi un po' di più della crescita, le obbligazioni sono importanti per un portafoglio". 

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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