Come vanno i mercati? Da MSCI in arrivo l'indice definitivo

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
14.7.2021
Tempo di lettura: 3'
MSCI sta lavorando all'indice definitivo per tracciare tutti i mercati: oltre le asset class tradizionali terrebbe conto anche delle materie prime e degli asset privati che non vengono scambiate in borsa

Il gigante del benchmarking finanziario MSCI sta lavorando a un "indice definitivo" che segua la performance di tutti i mercati. Un suo rilascio segnerebbe il culmine di mezzo secolo di teoria accademica e di ingegneria finanziaria pratica

L’indice oltre a considerare le asset class tradizionali terrebbe conto anche delle materie prime e degli asset privati che non vengono scambiate in borsa, come immobili, infrastrutture, prestiti bancari e partecipazioni in aziende private

Chi traccia la performance delle aziende value, chi quelle dell'high yield, chi ancora delle small cap: di indici ne esistono tanti. Ogni settore, ogni fattore, ogni area geografica ha infatti un proprio indice che pedissequamente restituisce su un grafico il proprio andamento di prezzo. E non si tratta solo di azionario e obbligazionario. Eppure alla domanda “come sta andando il mercato?” non c'è un indice che risponda senza domandare di quale mercato si stia parlando. Almeno per il per momento. MSCI, secondo il Financial Times, sarebbe infatti in procinto di creare l'indice definitivo.
Tale indice risolverebbe un problema che la ricerca finanziaria non ha ancora risolto: tracciare la performance del Mercato, per tale intendendosi l'insieme di tutti i mercati: dalle materie prime ai mercati privati, passando per le asset class tradizionali, quali obbligazionario e azionario, e gli immobili.  "È il Santo Graal" ha affermato al Ft Mark Makepeace, ceo di Wilshire, fornitore di indici finanziari. "Risolve un problema centrale dell'investimento e sarebbe enormemente vantaggioso".  E se lo dice lui... Makepeace infatti prima di approdare in Wilshire era a capo di FTSE Russell, filiale del London Stock Exchange Group che produce e commercializza indici di borsa. All'epoca ebbe modo di collaborare con il premio Nobel e professore di economia di Stanford William Sharpe (noto per l'omonimo indice) per creare uno strumento adattivo di asset-allocation ma che alla fine arrivò a considerare solo azioni e obbligazioni.
Peter Shepard, capo della ricerca analitica e dello sviluppo dei prodotti presso MSCI - uno dei tre grandi del settore dell'indicizzazione, insieme a FTSE Russell e S&P Dow Jones Indices - ha lavorato alla ricerca per produrre un indice di questo tipo per più di un decennio. Ora pensa di essere molto vicino al suo obiettivo, anche se è riluttante a definire il risultato finale un "indice definitivo". Prima di entrare in MSCI nel 2007, Shepard era un fisico teorico a Berkeley che aveva speso la sua carriera alla ricerca del Santo Graal della fisica, una Teoria del Tutto in tale ambito. Shepard è diffidente nell'applicare la stessa etichetta al regno dell'indicizzazione. "Devo stare attento a non cadere di nuovo in quella trappola", ha detto. "Penso che potremmo essere in grado di trovare una grande teoria unificata della fisica ad un certo punto, ma non saremo in grado di trovare una grande teoria unificata dei mercati".

Il benchmark standard dell'industria degli investimenti è stato a lungo il portafoglio 60/40 - 60 per cento di azioni e 40 per cento di obbligazioni. Il fondo US 60/40 di Vanguard ha reso il 168% negli ultimi due decenni. Tuttavia, cosa includere in un indice più ampio è molto discusso, e come costruirlo è irto di complicazioni pratiche nel reperire dati affidabili e aggiornati in aree come i mercati privati. Nonostante ciò, Shepard è convinto che debbano essere inclusi. Secondo Morgan Stanley, il private equity ha reso in media circa il 12% all'anno negli ultimi 15 anni, e il debito privato circa l'8%. "Se lasciate le attività private fuori da questo ideale platonico, vi lascerete alle spalle un sacco di performance" ha detto Shepard.

Le domande, per ora, rimangono. Qual è il miglior mix di azioni statunitensi, europee, cinesi o brasiliane? Ci dovrebbe essere maggiore esposizione alle azioni più grandi o a quelle più piccole? L'allocazione obbligazionaria dovrebbe essere ponderata in base al volume di emissione del debito - come è standard per i benchmark del reddito fisso - o c'è un modo di allocazione più intelligente? Le risposte ottimali sono ancora incerte, ammette Shepard, ma "la semplicità e la trasparenza sono fondamentali".  Il nuovo indice se ben costruito potrebbe formare la base di prodotti di investimento economici e redditizi allo stesso tempo, semplificando il compito spesso arduo e costoso di dividere il denaro tra diversi mercati.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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