Gli italiani tollerano il rischio. Ma i consulenti non sono d'accordo

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
19.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Centrale per delineare il profilo di ciascun investitore, la tolleranza al rischio sembra mettere in disaccordo consulenti e investitori italiani. La discrepanza può spiegarsi se si introduce l'obiettivo principale dei risparmiatori del Belpaese: la generazione di reddito
Quando si parla di investimenti, vi è un parametro su cui risparmiatori e consulenti italiani si trovano il disaccordo: la propensione al rischio. Lo dimostrano i dati raccolti nello studio Alla ricerca dell'income, condotto da CoreData Research per Invesco a ottobre 2021. La ricerca rivela infatti che poco meno della metà (49%) degli investitori italiani si classifica come tollerante al rischio, mentre il 29% è neutrale e il 22% non propenso. Cifre in netto contrasto, se non invertite, rispetto a quelle riferite dai consulenti: la gran parte di loro ritiene infatti che i propri clienti abbiano una propensione al rischio bassa (22%) bassa o media (45%), mentre il restante riporta una propensione al rischio per gli assistiti alta (23%) o molto alta (11%). Dati questi molto simili a quelli riscontrati nella precedente ricerca sull'income condotta da Invesco, con solo un piccolo aumento della tolleranza al rischio alta o molto alta: 34% contro il 30% di tre anni fa.

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Rischio e italiani: aumenta se si introduce un fattore


Tali discrepanze, seppur non altamente significative, possono spiegarsi se si introduce in campo l'obiettivo principale dei risparmiatori italiani secondo quanto individuato dalla ricerca di Invesco: l'investimento in attività capaci di generare reddito, centrale per il 53% degli intervistati. Nel nome dell'income, infatti, gli investitori si dicono anche disposti ad alzare l'asticella del rischio. Seguono sicurezza (importante per il 51% dell'unità del campione) e conservazione del capitale (focus per il 42%).

Obiettivo n.1: generazione di reddito


Dell'importanza della generazione di reddito come obiettivo primario degli investitori italiani è facile accorgersi, dato che circa un quarto (24%) del patrimonio gestito dai consulenti italiani è attualmente investito in prodotti income. Una allocazione che, secondo Invesco, potrebbe crescere lievemente nei prossimi due anni fino a toccare il 28% del totale. Il valore di tali strategie sembra essere riconosciuto anche dagli stessi advisor, dato che il 24% dei consulenti finanziari concorda sul fatto che una fonte costante di reddito sia preferibile rispetto alla crescita del capitale. Inoltre, dallo studio di Invesco si evince come tre quarti degli advisor (74%) abbiano raccomandato prodotti income ai propri clienti negli ultimi 12 mesi.

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Tuttavia, secondo i consulenti l'investimento in prodotti income presenta ancora alcune barriere. Il 66% degli advisor riporta infatti che a frenare i clienti è l'incertezza della mancata realizzazione del reddito (nel 66% dei casi), seguita dal panorama di bassi tassi di interesse (42%) e dall'aspettativa di costo rispetto ai rendimenti di risparmio investimento (39%), ovvero la presenza di commissioni e costi continui rispetto a rendimenti decrescenti. A trattenere invece i consulenti nel proporre tali strategie è invece la scarsa conoscenza di tali strategie da parte dei clienti (ragione principale per il 63% degli intervistati), seguita dalla preferenza per altri prodotti/approcci di investimento (61%) e la difficoltà nel riconoscerne i benefici (40%). Dati che suggeriscono “un ampio spazio di miglioramento sia da parte dei consulenti, che delle case di gestione”, si legge nella ricerca. “Fornendo materiale educativo, che evidenzia chiaramente i benefici delle strategie income, le società di gestione patrimoniale possono aiutare i consulenti a superare due di questi problemi”.

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