Asset management resiliente, Europa da record

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
22.7.2021
Tempo di lettura: 3'
L'industria dell'asset management in Europa ha retto l'urto della pandemia: raggiunti i 25 mila miliardi di euro in Aum, grazie agli afflussi degli investitori retail. Bene fondi azionari e monetari

McKinsey ha pubblicato il report European asset management after an unprecedented year targato McKinsey, con il quale ha analizzato i numeri del risparmio gestito europeo nel 2020

Nel 2020, gli asset under management (AUM) dell'Europa occidentale sono cresciuti del 5%, raggiungendo il record di 25.200 miliardi di euro.  

Mentre il rapporto costi-ricavi è rimasto relativamente stabile nel 2020 al 59%, i pool di costi assoluti sono aumentati per l'undicesimo anno consecutivo (+4,2% nel 2020),



Anche l'evento più inaspettato e più avverso, qual è stata la pandemia, non ha potuto fermare la crescita che, da un decennio a questa parte, caratterizza l'industria del risparmio gestito. A livello globale nel 2020 gli Asset under Management, sulla scia di mercati in crescita grazie a vaccini e stimoli fiscali e monetari, hanno infatti raggiunto un nuovo picco di 92,5 mila miliardi di euro, in crescita dell'11% rispetto al 2019. Anche l'Europa è stata interessata dal fenomeno: le masse gestite sono cresciute del 5% fino ad arrivare a 25,2 miliardi di dollari, una cifra mai raggiunta prima. È quanto emerge dallo studio European asset management after an unprecedented year targato McKinsey.

Mentre l'economia globale ha avuto un anno difficile nel 2020, l'industria del risparmio gestito ha dimostrato ancora una volta capacità di recupero. I mercati sono entrati in un periodo di intenso stress verso la fine di marzo, e con questo, l'industria ha visto attacchi di alta volatilità e incertezza. In poche settimane, gli investitori hanno spostato enormi quantità da attività più rischiose a quelle più sicure; gli investitori in Europa hanno ritirato più di 100 miliardi di euro nel primo trimestre del 2020. Tuttavia, i mercati europei si sono rapidamente ripresi. Nel resto dell'anno, i flussi netti verso le attività a lungo termine si sono ripresi in modo significativo, con ogni trimestre che ha generato afflussi superiori al periodo dell'anno precedente. I 750 miliardi di euro di flussi netti risultanti in tutte le classi di attività e in tutti i segmenti dell'anno hanno aumentato gli AUM del 3,2%, il terzo maggiore afflusso netto annuale degli ultimi 13 anni.
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A guidare la crescita delle masse gestite sono stati, come da consueto, gli investitori istituzionali, che tuttavia si sono mostrati più cauti rispetto alla controparte retail. In termini relativi, la crescita degli AUM è stata infatti alimentata da afflussi retail e high-net-worth (HNW) più forti dopo due anni di debolezza. Il contributo della base retail è risalito a circa il 36% di tutti gli afflussi netti, all'incirca uguale alla percentuale di asset in gestione imputabile a tale segmento. In termini assoluti, i flussi netti dal segmento retail e HNW sono aumentati a circa 270 miliardi di euro nel 2020 da circa 160 miliardi di euro nel 2019, mentre i flussi netti istituzionali sono aumentati nello stesso periodo di circa il 12%, a circa 500 miliardi di euro.

In merito alle diverse tipologie di fondi, le strategie a gestione attiva sono arrivate a rappresentare l'80% degli AuM, catturando il 32% dei flussi netti dell'anno. Molto bene i fondi posizionati su strumenti monetari in cui sono affluiti circa 240 miliardi di euro nell'intero anno, costituendo il 31% dei flussi netti totali. Le tradizionali asset class rifugio come il reddito fisso attivo hanno visto invece livelli di afflussi netti inferiori rispetto al 2019, risultato principalmente dovuto ai deflussi realizzati nel primo trimestre. Fronte gestione passiva, le masse gestite sono cresciute nell'anno del 10%, con una crescita netta dell'8%, il secondo aumento più grande tra tutte le classi di prodotto. Nel complesso, il 2020 è stato il terzo anno consecutivo in cui i prodotti passivi hanno registrato una crescita a due cifre dei flussi netti, espandendo la loro quota a circa il 15% degli AUM totali e salendo al terzo posto tra le asset class più importanti (dopo il reddito fisso attivo e l'azionario attivo).
A livello di performance è emerso un quadro misto. Sul fronte azionario i gestori attivi hanno sovraperformato nelle small cap azionarie statunitensi (23,1% contro il 13,8%) e nell'Asia-Pacifico, Giappone escluso (20,5% contro il 12,4%), mentre sono rimasti indietro rispetto al mercato nelle large cap azionarie statunitensi (12,3% contro il 14,2%) e nelle large cap azionarie globali (2,1% contro il 4,2%). Fronte del reddito fisso, i gestori attivi hanno avuto la meglio solo nel reddito fisso statunitense (5,5% contro il 4,2%1), mentre hanno fatto peggio rispetto ai fondi passivi nel reddito fisso globale e nei titoli di stato europei.

Infine a livello di profittabilità, dopo un decennio in cui il settore ha lottato per tornare alle vette di redditività del 2007, il 2020 è stato un buon anno. Nonostante il margine di ricavi sia diminuito da 33,5 a 32,8 punti base, anche per effetto dello sbilanciamento dei flussi verso classi di attività a basso rendimento, i mercati al rialzo hanno compensato la contrazione delle commissioni. Il pool di ricavi è cresciuto del 7% (a 55 miliardi di euro nel 2020 da 51,6 miliardi di euro nel 2019), e il pool di profitti è aumentato dell'11%, a 22,8 miliardi di euro. Di contro i pool di costi assoluti sono aumentati per l'undicesimo anno consecutivo (+4,2% nel 2020), evidenziando quanto la redditività del settore dipenda fortemente dai mercati in crescita. Nel complesso il rapporto costi-ricavi è rimasto relativamente stabile nel 2020 al 59%.

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