Asset allocation, com'è quella dei portafogli italiani

Teresa Scarale
Teresa Scarale
11.6.2018
Tempo di lettura: 3'
Secondo l'indagine condotta da Natixis Investment Managers resta invariata l'asset allocation dei portafogli italiani nell'ultimo anno. E gli investitori continuano a puntare su Europa e fondi multi-asset

Il 2017 ha visto il netto aumento delle esposizioni dei portafogli verso gli asset più rischiosi a causa del crollo generalizzato del rischio

A fronte di questo basso livello di rischiosità, a livello globale i portafogli hanno registrato delle interessanti modifiche nell'ambito della propria composizione

Fondi Rischiatutto?


Il 2017 ha visto l'aumento generalizzato delle esposizioni ad asset rischiosi per tutti i portafogli globali. Quest'asset allocation per così dire sbilanciata è stata determinata dal crollo del livello di rischio calcolato dei portafogli globali. Almeno ciò è quanto emerge nell'ultima edizione del Barometro dei Portafogli Globali elaborato dal Portfolio Research & Consulting Group (PRCG) di Natixis Investment Managers. Il calo del livello della rischiosità dei portafogli si è infatti verificato in tutte le regioni a livello globale. Compresa l'Italia. Qui, la bassa volatilità e correlazione delle diverse asset class ha spinto il value at risk dei portafogli italiani a un livello minimo mai registrato prima. Vale a dire sotto al 1%.

Allocation: fondi-multi asset sempre protagonisti


Rispetto ai benchmark europei, gli investitori italiani hanno confermato la loro preferenza verso gli asset europei. Questo a causa del rischio di cambio insito nelle allocazioni che replicano gli indici di riferimento. I fondi multi-asset, o i fondi ad asset allocation dinamica, continuano invece ad avere un posto di rilievo nei portafogli italiani. Qui infatti rappresentano in media circa un quarto dell'asset allocation.

Le opinioni


Alessandro Marolda, Senior Analyst del PRCG di Natixis Investment Managers sottolinea quanto segue. “Negli anni passati la scelta di puntare su asset europei si era rivelata controproducente. [Invece, ndr] la recente sovraperformance europea ha aiutato alcuni portafogli italiani a battere i benchmark tradizionali in termini di rischio. Soprattutto nel 2017. Nel complesso anche i fondi multi-asset hanno ottenuto buoni risultati, grazie alla buona performance degli asset tradizionali”.

Nei portafogli italiani le strategie alternative sono utilizzate in proporzione decisamente inferiore rispetto ai fondi multi asset. Tuttavia qualcosa sta cambiando. Questo perché le strategie alternative offrono un'allocazione con minore dipendenza dalle asset class tradizionali.

Antonio Bottillo, Country Head per l'Italia di Natixis Investment Managers, dichiara: “Da inizio anno gli indici si sono spostati dai minimi storici della volatilità a livelli superiori alla media. Rispetto al 2017 il contesto è cambiato. Gli investitori si stanno allontanando progressivamente dall'obbligazionario per avvicinarsi alle strategie alternative. In ambito azionario. Alla luce del contesto attuale, gli investitori hanno iniziato a riflettere con più attenzione sulla diversificazione nei segmenti azionari e abbiamo visto crescere la domanda di strategie azionarie più flessibili, in grado di variare l'esposizione al rischio azionario; nel frattempo, sono emersi anche altri fattori nel panorama azionario – per esempio i fondi ESG (improntati a principi etici, sociali e di governance)”.

Asset allocation invariata per i portafogli italiani


A fronte di questo basso livello di rischiosità, a livello globale i portafogli hanno registrato delle interessanti modifiche nell'ambito della propria composizione. E' aumentata infatti l'allocazione verso gli asset più rischiosi. Con particolare preferenza ad esempio per le azioni non domestiche. Ciò però non vale per i portafogli moderati italiani. Qui infatti l'asset allocation alla fine del 2017 è risultata invariata rispetto a quella di fine 2016. Nonostante le mutate condizioni di mercato.
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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