3 falsi miti ESG nella gestione indicizzata

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
28.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Cresce la sensibilità a temi di investimento responsabile, sostenibile e conforme ai criteri ambientali, sociali e di governance. Analogamente, sale l'interesse verso prodotti indicizzati, capaci di replicare un sottostante, a costo competitivo. È possibile integrare considerazioni Esg in prodotto Etf? Ecco alcuni falsi miti da sfatare
Nel 2020, il mercato europeo degli Etf é stato caratterizzato da una notevole rotazione verso i fondi Esg: se si considera che in Europa gli Etf hanno toccato a febbraio 2021 asset totali di circa $1240 miliardi, come indicato nel report Etfgi European Etf and Etf Industry insights, si vede come questi strumenti abbiano il potenziale per svolgere un ruolo importante nella rotazione più generale verso gli investimenti sostenibili. Questo grazie anche alle loro caratteristiche di accessibilità e basso costo.

Per iniziare, è però bene sfatare qualche falso mito.

I 3 principali falsi miti Esg


Un indice non può rispecchiare i valori Esg di ognuno: falso. Perché?

Partiamo con una doverosa premessa: un investimento Esg non è sempre adatto a tutti.

La propensione al rischio, le norme regionali, le convinzioni personali, gli obiettivi di rendimento e molti altri fattori identificano l'investimento più adeguato. Tuttavia, oggi, con oltre 1.000 indici Esg che coprono ogni segmento di mercato, gli investitori possono scegliere tra moltissime soluzioni per costruire un portafoglio in linea con i propri obiettivi.

La capacità di incorporare obiettivi di sostenibilità più avanzati deriva dai continui progressi sul fronte della disponibilità dei dati Esg a disposizione dei fornitori di indici. Per questo motivo, abbiamo strutturato la gamma di investimenti responsabili di Amundi ETF sulla base di diversi gradi di integrazione dei criteri Esg, con diverse sfumature di verde.

Gli investitori in soluzione indicizzate non hanno voce in capitolo: falso. Perché?

Il problema è in realtà un altro: molti investitori non si rendono conto di avere effettivamente voce in capitolo nella gestione delle società in cui investono attraverso i fondi indicizzati.

Le dimensioni stesse del patrimonio investito attraverso le strategie passive in tutto il mondo indicano che l'influenza degli investitori può essere considerevole. Per far questo, l'asset manager deve definire una politica di voto e di engagement presso le singole società, incoraggiando il cambiamento al fine di ridurre i rischi, sia a vantaggio della società, che degli investitori.

Gli investimenti indicizzati non hanno grande impatto: falso. Perché?

Gli investimenti a impatto sono spesso considerati come un investimento mirato e di nicchia, che dà priorità a tematiche sociali e ambientali rispetto al rendimento finanziario.

In realtà, anche gli investitori in soluzioni indicizzate possono fare la differenza scegliendo di investire in strategie più sostenibili e avvalendosi dell'intera gamma di indici sostenibili a disposizione. Per esempio, un indice best-in-class può premiare (inserendole o sovrappesandole nell'indice) le società che fanno meglio del resto del settore in termini di conformità ai criteri Esg.

In questo modo, si incoraggia il miglioramento continuo delle società affinché restino all'avanguardia nel loro settore. Inoltre, è possibile progettare indici dinamici che producono un impatto attraverso il disinvestimento progressivo, sistematico e trasparente delle aziende che non operano in conformità alle regole fissate dagli indici.

Tali regole possono basarsi su una serie di indicatori misurabili, tra cui le politiche Esg, gli obiettivi di diversità o la riduzione delle emissioni.

 

Articolo tratto dal magazine We Wealth di aprile 2021

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