Nuovi Pir, i gestori azionari potrebbero non saper gestire il venture capital

Livia Caivano
Livia Caivano
31.5.2019
Tempo di lettura: 3'
I Pir sono stati una ventata di freschezza per le Pmi italiane. La nuova versione presentata nel decreto crescita, però, secondo Anna Lambiase, ad di Ir Top Consulting, restringe l'universo investibile e complica la gestione

Oggi i Pir detengono il 25% del flottante delle società di Aim Italia

I requisiti dei nuovi Pir limitano il possibile investimento a 50 imprese su 115

“I primi Pir sono stati un'eccellenza per il mercato delle Pmi e per l'economia reale: ha permesso al mercato delle piccole e medie imprese di essere considerati dagli investitori”, esordisce Anna Lambiase, fondatore e amministratore delegato di Ir Top Consulting. “Sicuramente noi che monitoriamo il mercato Aim abbiamo vissuto il 2017 come un anno di svolta del mercato, perchè grazie ai Pir ci sono stati effetti importanti sul mercato: la liquidità è quadruplicata ed è aumentato il numero di aziende che hanno deciso di approcciare al mercato azionario. I Pir hanno infatti creato una domanda importante di aziende target in cui investire”. Oggi i Pir detengono il 25% del flottante delle società di Aim Italia.

Nuovi Pir


“Per quanto riguarda i nuovi Pir le premesse erano ottime – prosegue Lambiase - perchè oltre che riproporre la stessa modalità dei precedenti, aggiungevano un elemento che poteva andare davvero a vantaggio delle piccole e medie imprese, in particolare delle società quotate sull'Aim cioè il 3,5% obbligatorio di investimento su queste aziende. Purtroppo è più difficile l'applicazione della normativa. In questo modo è stato limitato tantissimo il target potenziale di questi nuovi Pir, che dovendo necessariamente investire in Pmi ai sensi della normativa europea, limitano il target, anche solo sul mercato Aim”. Su 115 imprese quelle che rispondono ai requisiti sono circa 50. “Lato investitori il fatto di dover aggiungere nella loro policy di investimento oltre che una percentuale obbligatorio di Aim anche il 3% di Venture, crea delle difficoltà per un tema di competenza. Il gestore competente di mercato azionario non necessariamente è competente anche di mercato di venture, perchè si tratta di due mondi completamente diversi. Perchè le policy di un fondo che investe nell'azionario non prevedono investimento in aziende non quotate, quindi anche quello è un elemento che renderà difficile l'applicazione”.

Nel frattempo però la raccolta è ferma. “Nell'attesa del decreto, nei primi mesi di quest'anno i nuovi Pir non sono neanche nati, la raccolta si è bloccata. Adesso la scappatoia che leggiamo nel decreto attuativo è che è possibile che arrivino correttivi nei prossimi sei mesi”. Cosa le piacerebbe che venisse modificato? “Forse sarebbe meglio creare un'alternativa, invece che associare necessariamente Aim e Venture, in modo che si possano creare fondi diversificati con logiche diverse”.

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