Mediolanum: “La Manovra 2022 potrebbe mettere il turbo ai pir”

Rita Annunziata
12.11.2021
Tempo di lettura: 5'
Secondo Stefano Volpato di Banca Mediolanum, l'innalzamento della soglia di agevolazione fiscale del disegno di legge di bilancio 2022 potrà mettere il turbo ai pir. Ecco come

La Manovra 2022 propone di alzare la soglia d’investimento soggetta a tassazione agevolata dagli attuali 30mila a 40mila euro investiti annualmente e dai 150mila del quinquennio a 200mila euro

Volpato: “I pir sono l’unico strumento normativamente strutturato per rimanere investiti sui mercati un tempo congruo e, puntando sulle eccellenze italiane, permette di diversificare al massimo il proprio investimento”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la legge di bilancio, autorizzandone la presentazione in Parlamento. La nuova bozza, che si compone di 219 articoli dai 185 del testo approdato in consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, passa ora nelle mani del Senato. E, con essa, anche il possibile potenziamento dei piani individuali di risparmio. We Wealth ne ha parlato con Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum, che spiega in che modo potrebbe dare un “nuovo impulso” anche al rilancio del sistema imprenditoriale tricolore.
“La Manovra 2022 propone di alzare la soglia d'investimento soggetta a tassazione agevolata dagli attuali 30mila a 40mila euro investiti annualmente e dai 150mila del quinquennio a 200mila euro”, racconta Volpato. “Credo che il governo voglia dare un nuovo impulso al rilancio delle nostre imprese”, spiega, mentre per i risparmiatori “si tratta di un ulteriore incentivo per approfittare di questo momento d'oro”. Secondo l'esperto, stiamo assistendo infatti a una combinazione di elementi normativi ed economici, nazionali e internazionali, che renderebbero l'Italia il Paese in cui l'investimento “avrà la resa maggiore”. “I pir sono l'unico strumento normativamente strutturato per rimanere investiti sui mercati un tempo congruo e, puntando sulle eccellenze italiane, permettono di diversificare al massimo il proprio investimento”, osserva Volpato.
Come raccontato anche in occasione della seconda giornata del World business forum di Milano, lo scorso 10 novembre, sono diverse le opportunità che offrono infatti ai risparmiatori. “Prima di tutto nel mercato di riferimento perché un prodotto per essere pir compliant deve investire il 30% nell'economia mondiale e il 70% in aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia. Un secondo vantaggio sta nella normativa, che fa in modo che venga diversificato il momento in cui entriamo nei mercati. Un elemento che genera sempre valore”. Per non dimenticare il tempo medio di permanenza che “si aggira intorno ai 15 anni e rimanere investiti per 15 anni dà sempre dei premi importantissimi”. E, infine, il vantaggio fiscale. “Investire nei pir significa non avere alcun tipo di tassazione secondo i limiti imposti dalla normativa. Per questo sono uno strumento che obbliga il risparmiatore ad adottare comportamenti virtuosi e al tempo stesso risulta essere il più efficiente per accantonare ricchezza”.

Quanto al potenziale di raccolta, secondo Volpato, è difficile spingersi in previsioni. “Ricordo che i Pir erano un treno in corsa nel 2020 e che sono stati stoppati da una normativa equa, ma difficilmente applicabile. La legge di bilancio 2021 ha riavviato il motore e da qualche mese la raccolta ha invertito la rotta. C'è da attendersi che l'innalzamento della soglia di agevolazione fiscale del disegno di legge di bilancio 2022 potrà mettere il turbo a uno strumento eccellente”. Oggi, conclude, con i tassi ai minimi storici, una politica espansiva perdurante e il ritorno dell'inflazione, lasciare i risparmi sul conto corrente significa perdere potere d'acquisto. Ma anche avere meno risorse finanziarie a disposizione dei propri progetti di vita. “Il denaro non è un fine, ma il mezzo che, se correttamente gestito, ci supporta nella realizzazione dei bisogni della nostra famiglia e dei nostri sogni. Occorre ragionare per obiettivi e poi scegliere gli strumenti più adatti alla realizzazione di questi progetti. I titoli di Stato e il mercato obbligazionario non sono più in grado di dare valore ai nostri risparmi, anzi lo mortificano. L'unico mercato che dimostra di crescere sempre nel lungo periodo è quello azionario. Occorre entrarvi in maniera frazionata, diversificando al massimo l'investimento e avvalendosi di automatismi che esaltano le flessioni dei mercati”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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