La doppia forza (tutta italiana) dei pir alternativi

Teresa Scarale
Teresa Scarale
12.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Interpretando in modo virtuoso il Regolamento Ue sugli eltif, l'Italia è stata la prima a mettere in campo con forza una soluzione di risparmio gestito, i pir, sugli asset alternativi appetibile anche per i piccoli investitori. Così, mentre Efama lancia le sue raccomandazioni per rendere più attraenti i fondi che investono nell'economia reale, noi siamo già pronti

A quattro anni dal loro debutto (era gennaio 2017), i pir sono decisamente promossi. Tutti. Sia i tradizionali (che in questa sede non trattiamo) che gli alternativi (novità 2019, perfezionata nel 2020)

Nella loro forma originaria i piani individuali di risparmio privilegiano le imprese italiane quotate; la forza dei pir alternativi invece sta nel puntare sulle imprese non quotate (italiane)

L'eltif è un contenitore normativo che consente di investire in strumenti non quotati (private equity e private debt). L'Italia però ha fatto molto di più, introducendo progressivamente delle facilitazioni fiscali importanti

L'emendamento concede un credito d'imposta a fronte di eventuali perdite, per una durata di minimo 5 anni, fino a un valore massimo di 60mila euro detraibili dal 2026 in 10 rate annuali in compensazione con F24

Convogliare il risparmio privato nell'economia reale. È l'annosa questione che coinvolge il mondo dell'asset management italiano, da sempre stretto nel dilemma “vendita prodotti o consulenza?” a un pubblico che è fra i maggiori risparmiatori al mondo. E fra i più prudenti e tradizionalisti. Lo scenario però sta cambiando grazie ai piani individuali di risparmio, capaci di sedurre fin dall'inizio i risparmiatori nostrani. Tanto da aver spinto il legislatore a idearne una versione dedicata alle imprese non quotate, quella dei pir 2.0. E oggi, a che punto siamo? A quattro anni dal loro debutto (era gennaio 2017), i pir sono decisamente promossi. Tutti. Sia i tradizionali (che in questa sede non trattiamo) che gli alternativi (novità 2019, perfezionata nel 2020).





L'inventore dei pir, Fabrizio Pagani, chief economist di Muzinich & Co. ed ex capo della segreteria tecnica del Mef afferma che ormai “abbiamo un quadro di regole e strumenti sufficientemente ricco e sofisticato”. La finalità è solo una, “quella di canalizzare il risparmio delle famiglie verso gli investimenti reali. Nel corso degli anni gli strumenti si sono affinati, diventando via via più efficaci”.

Nella loro forma originaria i piani individuali di risparmio privilegiano le imprese italiane quotate; nella loro espressione alternativa, puntano sulle non quotate (italiane). Una piccola rivoluzione, dato che normalmente "questo genere di soluzioni è di solito caratterizzato da un livello di rischio elevato" e quindi “particolarmente adatto agli investitori private che, per loro natura, hanno un profilo più articolato e un risparmio più paziente”, evidenzia Antonella Massari, segretario generale dell'associazione italiana di private banking (Aipb).

“Si tratta di un percorso importante e non scontato”, prosegue Pagani. “Siamo di fronte a strumenti nuovi, tradizionalmente non aperti al mondo del retail”. Questa evoluzione si inserisce in una tendenza in atto non solo in Europa, ma anche negli Usa.









L'eltif è un contenitore normativo che consente di investire in strumenti non quotati (private equity e private debt). L'Italia però ha fatto molto di più, introducendo progressivamente delle facilitazioni fiscali importanti per incentivare questo tipo di risparmio. “Che fra l'altro è cresciuto molto negli ultimi mesi per effetto dell'arresto forzoso dei consumi”, sottolinea l'esperto. I pir garantiscono un beneficio fiscale importante: innanzitutto l'azzeramento della tassazione sulle plusvalenze, a condizione che l'investimento sia mantenuto per cinque anni.

“È invece inserita nella nuova legge finanziaria 2021 la misura che consente la deduzione integrale in dichiarazione dei redditi delle minusvalenze. L'emendamento concede un credito d'imposta a fronte di eventuali perdite relative agli investimenti effettuati entro il 2021, anno in cui si misureranno le conseguenze economiche della pandemia, per una durata di minimo 5 anni, fino a un valore massimo di 60mila euro (pari al 20% del tetto di 300mila euro annuale di investimenti in questo tipo di strumenti) detraibili dal 2026 in 10 rate annuali in compensazione con F24”, precisa Antonella Massari. Si tratta di un “meccanismo assicurativo”, interviene Domenico Del Borrello, Italy managing director e marketing & client relations di Muzinich & Co. Secondo Pagani “la combinazione di questi tre strumenti, il quadro normativo eltif, l'esenzione fiscale, la protezione in caso di minusvalenze dovrebbe consentire di smuovere una parte importante del risparmio privato a favore della nostra economia reale”.

Ovvero le nostre piccole e medie imprese. “Il quadro normativo appare solido e completo. Ora si tratta solo di aspettare: si tratta di meccanismi nuovi, che il mercato deve comprendere e metabolizzare”.









I vantaggi patrimoniali dei pir sembrano aver anticipato le raccomandazioni che la European fund and asset management association (Efama) ha diramato nell'ultima settimana di gennaio all'indirizzo della Commissione europea. In sintesi, l'associazione raccomanda di rendere gli eltif strumenti accessibili anche per i piccoli risparmiatori, grazie a incentivi fiscali e ticket di investimento più piccoli. Ciò che forse è ignoto all'opinione pubblica è che all'Italia va il primato mondiale per aver ideato e partorito i pir, pensati nel 2016 ed entrati in vigore nel gennaio 2017. Non esistono strumenti assimilabili in Europa, a meno di non considerare il Vecchio Continente dal punto di vista geografico: in tal caso, “si trova qualcosa di simile nel Regno Unito", dice Domenico Del Borrello.




L'Italia potrebbe copiare dagli inglesi i “pir vietati ai maggiori di 18 anni”. Ovvero quei piani di risparmio destinati ai minorenni, come fossero un fondo pensione o un piano di accumulo. Si tratta di piani per cui si mantiene l'investimento 8-10 anni», prosegue Del Borrello. Nei pir alternativi confluiscono sia forme di private equity che di private debt. Ci si può trovare davanti a soluzioni di risparmio gestito in cui il private debt è al 30-40%, ma anche al 100%. Tutti i maggiori attori del risparmio gestito sono coinvolti nello sviluppo dei pir alternativi. “Reputo che sia una soluzione di investimento ottima in questo contesto di bassi rendimenti nell'universo investment grade. Certo non si tratta di un pronti contro termine né di un conto deposito. L'ottica, da parte dell'industria, non deve essere quella di vendere un prodotto, ma di consigliarlo, con un'ottica di investimento di 6-8 anni”, conclude Domenico Del Borrello.

Per concludere, un doveroso chiarimento terminologico e concettuale. Che differenza passa fra pir ed eltif? “La stessa che c'è fra motore e carrozzeria”, per fare un paragone automobilistico. La definizione è di Fabrizio Pagani. “L'eltif è lo strumento giuridico. Il pir può presentare le caratteristiche di un eltif, cosa che accade spesso nel caso dei pir alternativi. Il pir è il prodotto che dà il beneficio fiscale, l'eltif è il quadro normativo in cui si intraprende l'investimento“. Un esempio in cui i due non coincidono? “Può essere che un eltif investa in titoli tedeschi e francesi, comunque non italiani. E per questo motivo non ha diritto ad alcun beneficio fiscale”, conclude l'ideatore dei piani individuali di risparmio. Che restano un gioiellino italiano, anche nella loro versione alternativa.




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