Xi Jinping a Davos: la Cina e l'elogio della globalizzazione

Laura Magna
Laura Magna
25.1.2021
Tempo di lettura: 3'
A quattro anni dalla sua ultima apparizione al convegno annuale del Wef, il presidente dell'ex Celeste Impero invoca maggior cooperazione globale sul fronte dell'economia, del commercio e della gestione della sanità. Con il G20 a fare da coordinatore

La Cina forte della sua posizione di unico paese al mondo che chiuderà il 2020 con il Pil in crescita (+2,3%) è pronta ad agire da pari anche sul fronte geopolitico rispetto alle altre potenze mondiali

Xi  definisce la ripresa traballante e invita a bilanciare le risposte al Covid-19 con lo sviluppo economico, “modificando le forze trainanti dei modelli di crescita dell'economia globale e migliorandone la struttura". E auspica un ordine mondiale basato sulla consultazione tra gli stati

Cina caput mundi. Il discorso di Xi Jinping a Davos è quello del leader di una potenza globale che vuole il suo posto nel mondo. Rafforzare il coordinamento delle politiche macroeconomiche e il ruolo del G20 nella governance economica globale sono i capisaldi della teoria del presidente cinese. Che l'ultima volta a Davos era comparso nel 2017, con una appassionata difesa del libero scambio e della globalizzazione: torna oggi in un mondo completamente cambiato, con toni più pacati e argomenti simili. Rafforzati però da due elementi: la pandemia ancora in corso a causa della quale l'economia sperimenta una “ripresa piuttosto traballante” e si vede davanti a sé molta incertezza, poiché le emergenze sanitarie “potrebbero ripresentarsi in futuro”. È inoltre finita l'era Trump: il terreno è fertile per sostenere che il multilateralismo sia la via d'uscita dalle sfide attuali. Con Joe Biden alla guida degli Usa si potrebbe avviare un ripristino delle relazioni tra le potenze globali.

Come uscire da una crisi senza precedenti, secondo Xi


“Siamo di fronte alla peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale. È la prima volta nella storia che le economie sono state colpite così duramente in maniera sincrona – ha detto Xi – con industrie globali e le supply chain ferme e i mercati a picco. Nonostante i trilioni di dollari investiti in pacchetti di salvataggio, il futuro è incerto. Dobbiamo guardare oltre l'orizzonte e cercare modelli di sviluppo diversi la cui crescita sia sostenibile nel lungo termine”. Dunque oggi è il momento di bilanciare le risposte al Covid-19 con lo sviluppo economico e lo si può fare scegliendo diverse e nuove “forze trainanti dei modelli di crescita dell'economia globale e migliorandone la struttura".

Tenendo a mente che anche se il mondo "guidato dalla scienza, dalla ragione e dallo spirito umanitario, ha compiuto i primi progressi nella lotta contro il Covid-19", la pandemia è tutt'altro che finita.

I punti di forza di Xi


È arrivato il momento per la Cina di parlare da pari con i potenti del mondo, anche in campo politico. Non solo perché nel quarto trimestre ha registrato un aumento del Pil del 6,5%, portando il dato dell'intero anno a +2,3%, unico paese del mondo a chiudere i 12 mesi pandemici in nero. Ma anche perché il Paese è fuori dalla crisi economica indotta dalla pandemia, anche grazie a una gestione della stessa che non ha avuto uguali al mondo. Altrove la lotta per tenere sotto controllo la crisi sanitaria è ancora nel pieno, mentre si tenta disperatamente di rilanciare il tessuto produttivo.

Un approccio mondialista e collaborativo


"Dobbiamo costruire un'economia mondiale aperta... scartare standard, regole e sistemi discriminatori ed escludenti e abbattere le barriere al commercio, agli investimenti e agli scambi tecnologici", ha affermato Xi, auspicando anche una riforma del Wto.

Inoltre, secondo il presidente cinese gli affari internazionali vanno affrontati attraverso la consultazione. "Costruire piccoli circoli o iniziare una nuova Guerra Fredda, respingere, minacciare o intimidire gli altri, imporre volontariamente disallineamento, embargo o sanzioni e creare isolamento o allontanamento non farà che spingere il mondo nella divisione e nello scontro". Il riferimento al protezionismo è tutt'altro che velato.

Il ruolo del G20 e della Cina


Infine, il G20 - un forum internazionale che raggruppa 19 delle più grandi economie sviluppate ed emergenti, oltre all'Unione europea - dovrebbe essere rafforzato come "forum principale per la governance economica globale" e il mondo dovrebbe "impegnarsi in un più stretto coordinamento delle politiche macroeconomiche", ha aggiunto Xi.

Insomma, la comunità internazionale dovrebbe essere governata in base alle regole e al consenso raggiunto da tutti i paesi. E allo stesso modo dovrebbero essere affrontati i temi di salute pubblica.

"La governance globale della salute pubblica deve essere migliorata", ha affermato il presidente Xi. "Nessun problema globale può essere risolto da un solo paese. Ci deve essere una azione globale e una risposta globale". E ancora una volta “cooperazione globale”, con l'Organizzazione mondiale della sanità che giochi un ruolo di guida “nella costruzione di gestione della sanità globale ed ecumenica”.

Valorizzare le diversità e colmare il gap con i Paesi i via di sviluppo


Infine, un monito morale. Non ci sarebbe stata sviluppo delle civiltà umane senza diversità, che sono antiche quanto il mondo e continueranno a esistere. "La differenza in sé non è motivo di allarme - ha detto Xi - Ciò che fa suonare l'allarme è l'arroganza, il pregiudizio e l'odio". E dunque bisogna abbandonare il "pregiudizio ideologico", al fine di "seguire insieme un percorso di coesistenza pacifica, mutuo soccorso e cooperazione che sia vantaggiosa per tutti".

Il presidente Xi ha anche sottolineato la necessità di colmare il divario tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. "I paesi sviluppati stessi beneficerebbero di una maggior forza dei paesi in via di sviluppo. La parità di diritti, delle opportunità e delle regole dovrebbero essere rafforzate, in modo che tutti i paesi possano beneficiare delle opportunità e dei frutti dello sviluppo collettivo".
Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull'intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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