Wall Street nel mirino: il private equity si quota in borsa

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
12.1.2022
Tempo di lettura: 2'
Sempre più società di private equity stanno guardando alla borsa: chi anni fa ha fatto il salto è cresciuto sia in termini di capitalizzazione che di masse in gestione

Da Bridgepoint a Blue Owl, passando da Antin Infrastructure Partners e TPG sempre più società di private equity stanno valutando la quotazione in borsa

Le azioni di EQT, quotatasi nel 2019, sono salite del 630% dal loro prezzo ipo e gli asset in gestione sono saliti da 45 miliardi di dollari ad 80 miliardi di dollari

La maggior parte dell'industria del private equity si è arricchita durante la pandemia, ma c'è chi ha avuto un momento particolarmente buono. Undici società di private equity quotate hanno guadagnato collettivamente quasi 240 miliardi di dollari di valore di mercato nel 2021. In questo contesto, un numero crescente di gruppi di buyout privati si sta affrettando a raggiungerli sui mercati pubblici. A fare il punto è un'analisi del Financial Times.
Bridgepoint con sede a Londra, Blue Owl con sede a New York e Antin Infrastructure Partners con sede a Parigi si sono tutti quotati l'anno scorso. Una delle più grandi società private di buyout negli Stati Uniti, TPG, dovrebbe quotarsi questo mese con una valutazione superiore ai 9 miliardi di dollari. Le ditte europee CVC Capital Partners e Ardian e la statunitense L Catterton, stando a voci di corridoio, hanno tutte intavolato discussioni riguardo a potenziali offerte pubbliche iniziali. Come si spiega questa voglia improvvisa delle società di private equity per la borsa? Semplice: le più grandi società sono quotate e dopo essere diventati nell'ultimo decennio gestori patrimoniali diversificati che controllano pool di capitale per centinaia di miliardi di dollari, ora nanizzano i loro rivali più piccoli non quotati.
"Abbiamo deciso che volevamo essere uno dei giocatori globali", ha detto Christian Sinding, amministratore delegato di EQT Partners con sede a Stoccolma, che si è quotato nel settembre 2019. "Avevamo bisogno di capitale per crescere e c'erano più benefici nell'essere pubblici che nel raccogliere capitali privatamente". È facile dimenticare, però, che il guadagno facile in borsa è un fenomeno recente. Solo pochi anni fa i capi del private equity come Stephen Schwarzman di Blackstone non nascondevano la loro frustrazione per i magri risultati. "Come la maggior parte di voi sa, mi sono scervellato per dare un senso a questa disconnessione" si lamentava Schwarzman con gli azionisti di Blackstone nel 2017: dalla quotazione dieci anni prima per la maggior parte del tempo il prezzo delle azioni erano stati al di sotto del prezzo ipo. Anche KKR, Carlyle, Apollo e Ares, tutte quotatesi tra il 2010 e il 2014, hanno registrato prestazioni poco brillanti nei primi anni sui mercati pubblici.

L'umore del mercato verso questi gruppi è cambiato nel 2018 quando hanno iniziato a convertirsi da società di persone in società di capitali, e così aprendosi alla possibilità di essere incluse negli indici azionari e nei portafogli dei fondi comuni. EQT, fondata nel 1993 come braccio di investimento per la dinastia bancaria e industriale Wallenberg, con la sua quotazione nel 2019 ha interrotto la decade di stasi. Le azioni di EQT sono salite del 630% dal loro prezzo ipo e gli asset in gestione sono saliti da 45 miliardi di dollari nel settembre 2019 agli 80 miliardi di dollari di oggi. "Il mercato si sta consolidando e le piattaforme più grandi stanno diventando ancora più grandi", ha detto Michael Arougheti, amministratore delegato di Ares Management, che è stata protagonista di quattro grandi acquisizioni dal 2020, attirando oltre 40 miliardi di dollari: “molti piccoli gestori si sentono svantaggiati".

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