Via dalla Russia: l'Europa cerca gas e indipendenza energetica

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
18.3.2022
Tempo di lettura: 2'
L'Europa, si direbbe, è alla canna del gas: le sanzioni alla Russia hanno infatti reso chiaro che è necessario guardare altrove. Ma raggiungere l'indipendenza energetica in tempi brevi non è semplice

S&P Global ha pubblicato"Europe's Exit From Russian Gas: 10 Questions On Utilities", report che fa il punto sulla situazione energetica in Europa

L'8 marzo la Commissione Europea ha presentato le linee guida di REPowerEU, progetto volto ad aumentare la diversificazione energetica dell'Europa e accelerare il lancio di gas rinnovabili

L'Unione Europea importa il 90% del gas che consuma e, in media, circa il 40% proviene proprio dalla Russia

L'8 marzo la Commissione Europea ha svelato le linee generali del suo piano per rendere l'Europa indipendente dal petrolio e dal gas russo. La proposta – REPowerEU – in questo senso cercherà di diversificare le forniture di gas, accelerare il lancio di gas rinnovabili, e sostituire il gas nel riscaldamento e nella produzione di energia, riducendo così la domanda dell'UE di gas russo il più presto possibile, con l'obiettivo inizialmente fissato a due terzi entro la fine dell'anno. Tuttavia, almeno nel breve termine è improbabile che ciò eviterà tensioni sul mercato energetico, in quanto i grandi volumi provenienti dalla Russia sono difficili da sostituire: la produzione di gas in Europa è in declino strutturale da anni e la fornitura di gas è in ritardo a causa di investimenti insufficienti. A fare il punto è un report di S&P Global.

Quanto dipende l'Europa dal gas russo?


L'Unione Europea importa il 90% del gas che consuma e, in media, circa il 40% proviene proprio dalla Russia (45% nel 2021). Si tratta di circa 140 miliardi di metri cubi (bcm) all'anno, importati da quest'ultima. Per S&P Global, nel migliore dei casi, l'Europa può trovare circa 50 bcm di gas altrove, il che comunque la esporrebbe un deficit di circa 90 bcm. Le fonti più probabili quest'anno sarebbero, in ordine di probabilità: le importazioni internazionali di Gas naturale liquefatto (25 bcm), la riserva strategica italiana (4,6 bcm), un potenziale aumento della produzione norvegese (10 bcm), flussi aggiuntivi verso l'Italia da Algeria e Libia (10 bcm e 4 bcm rispettivamente), e un aumento della produzione in Olanda attraverso l'espansione del permesso di Groningen (2 bcm).

Come influiranno le minori importazioni sui prezzi del gas e dell'energia?


S&P prevede un'impennata dei prezzi energetici in Europa, dal momento che è improbabile trovare un sostituto del gas russo a breve termine, sia spot che a termine ben oltre le ipotesi formulate a febbraio, sulla base della chiusura accelerata delle centrali a carbone e del previsto smantellamento delle centrali nucleari.  Il TTF, il principale indice del gas in Europa, è attualmente scambiato 10 volte più in alto della media del 2020 e sopra il picco del dicembre 2021. Sebbene sia un esercizio di difficile quantificazione, S&P prevede prezzi del gas a termine più alti nel 2023 e nel 2024 rispetto a quelli che avevamo ipotizzato nell'ordine del 2x o del 3x. Prezzi così alti sarebbero insostenibili per l'economia europea e in questo senso sarà fondamentale il piano dell'Ue per proteggere famiglie e imprese.

Quali fattori potrebbero far scendere la domanda di gas?


I prezzi elevati dell'energia potrebbero rendere alcune aziende europee meno competitive dei loro rivali non europei. L'incapacità di trasferire gli aumenti dei prezzi dell'energia ai clienti potrebbe così portare a chiusure temporanee e dunque all'eliminazione di una grossa fetta di domanda di gas e di energia dal mercato. Lato famiglie, la domanda potrebbe ridursi se il fabbisogno di riscaldamento diminuisce (anche a causa di bollette più alte). A lungo termine, questo potrebbe derivare da una più rapida sostituzione dei sistemi di riscaldamento domestico a gas con pompe di calore elettriche, sostenute da incentivi governativi. Cruciale, in questo senso, sarà la capacità dell'Europa di espandere significativamente la sua capacità di generazione di energia verde.

Quali le conseguenze economiche per l'Europa?


Alla luce del conflitto Russia-Ucraina, dell'esposizione dell'Europa alle importazioni russe e dell'aumento dei prezzi dell'energia, S&P Global prevede un calo del pil in Europa di circa l'1,2% quest'anno e un'inflazione al 2%. In questo contesto, ci si aspetta che le aziende del gas e dell'energia portino avanti le loro agende sulle energie rinnovabili, anche se minori entrate dal gas significano minore liquidità per investimenti green. Oltre a questo, vediamo un aumento dei rischi per le nostre previsioni macroeconomiche di base, principalmente legate a una potenziale escalation della situazione in Ucraina. Ciò potrebbe includere l'intensità del conflitto militare, la sua espansione in un'area geografica più ampia, o l'ampliamento delle sanzioni che limitano la capacità della Russia di esportare energia ai principali partner commerciali.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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