Vertici internazionali: una geopolitica senza giustizia

Alberto Negri
Alberto Negri
19.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Che cosa si decide ai vertici come il G-20, al di là dei comunicati ufficiali? Una certa spartizione
del mondo secondo interessi economici e linee di influenza sempre più mobili. Le questioni
più delicate non si trattano alla luce del sole, ma negli incontri bilaterali delle delegazioni
diplomatiche. E intanto nessuno osa prendere posizione su temi come Palestina e Giulio Regeni
Esiste una geopolitica dei vertici internazionali? Certamente, ma non è quella che vede il grande pubblico. La sfilata dei cosiddetti grandi della Terra ha una caratteristica: i problemi veri, le questioni scottanti, non si trattano alla luce del sole ma nei corridoi, negli incontri bilaterali dei leader e delle delegazioni diplomatiche. Insomma i panni sporchi si lavano dietro le quinte.
Prendiamo il G-20 che si è svolto a Roma a fine ottobre prima della conferenza sul clima a Glasgow. Chi sono quelli del G-20? Sono coloro che intendevano esportare la democrazia in Afghanistan e poi hanno abbandonato gli afghani al loro destino e alla fame: a milioni, compresi migliaia di bambini, rischiano di morire, ha detto l'Onu, se non saranno assunte misure urgenti per aiutare il paese. Ma la nostra preoccupazione è stringere accordi con Iran e Pakistan perché si occupino di accoglierli e fermare il loro viaggio verso Ovest. Quelli del G-20 volevano liberare gli iracheni da Saddam Hussein e poi li hanno lasciati in mano al Califfato. Quindi hanno colpito Gheddafi, fino alla sua fine orribile, lasciando che la Libia e l'intero Sahel scivolassero nel caos.
Sono passati 10 anni e la Libia è ancora nel caos. Con la complicità dei turchi e delle monarchie del Golfo, hanno scatenato migliaia di jihadisti in Siria per abbattere Assad, poi hanno fatto marcia indietro. Quindi si sono serviti dei curdi siriani contro l'Isis per lasciarli massacrare dalla Turchia nel Rojava. La giustizia vera non ha diritto di cittadinanza al G-20, anche quando viene propugnata dalle cosiddette democrazie liberali. Basta guardare cosa accade ai palestinesi sottoposti da Israele a un regime di apartheid: Israele ha approvato oltre 3mila nuove case per i coloni per impedire la nascita di uno stato palestinese. Gli europei protestano, Washington fa finta di indignarsi, ma nel concreto non accadrà nulla.

Ci lamentiamo di autocrati come Putin, Xi Jinping, Erdogan, ma quale segnale invia l'Occidente a questi regimi? Per lo stato ebraico non ci sono mai sanzioni. Il ritiro disastroso dall'Afghanistan, ignorando il destino di un popolo e la sua sopravvivenza, aveva già i suoi chiari precedenti. Non li vedeva soltanto chi non li voleva vedere. Ebbene questi killer di popoli e nazioni si stringono oggi volentieri le mani. La stringono pure a Mohammed bin Salman che come “principe del rinascimento arabo”, secondo le parole del senatore Renzi, ha fatto torturare, uccidere e smembrare a pezzi il giornalista Jamal Khashoggi. Jiulian Assange, fondatore di Wikileaks, che ha rivelato alcune delle trame di stati servizi segreti occidentali, è invece sotto processo a Londra.

Che cosa si decide ai vertici come il G-20, al di là dei comunicati ufficiali?
Una certa spartizione del mondo secondo interessi economici (il G-20 nasce come forum finanziario) e linee di influenza per la verità sempre più mobili. Ma c'è una certa divisione del lavoro che tiene uniti i protagonisti. Usa e occidentali vendono armi ai loro satelliti, facendo finta di esportare la democrazia. Mosca può fare quello che vuole degli oppositori. Pechino ha mano libera per far fuori che gli pare, da chi dissente agli uiguiri dello Xinjiang. I principi del Golfo possono strangolare chiunque senza che nessuno abbia da eccepire, in cambio aspettiamo i loro investimenti in occidente per lo shopping di armi e di squadre di calcio.

The show must go on. La principale ferita che ci portano questi vertici è l'assoluta mancanza di giustizia. Per essere tutti d'accordo bisogna che ognuno abbia la sua parte di sangue e di morti. Mai una volta che si senta qualcuno che difende una causa giusta rispetto al destino dei popoli. Il G-20 è nei fatti una sfilata di conformisti privi di valori ma con una superlativa qualità: il cinismo.  Cinismo a dosi industriali per tutti, per le nazioni, per interi popoli, per singoli individui, per le generazioni presenti e future. Giulio Regeni è forse l'emblema di tutto questo. La storia del ricercatore italiano torturato e ucciso dagli scherani di Al Sisi, simbolo dei giovani che dovrebbero essere al centro delle trasformazioni, è ignorata: nessuno dei leader di questo consesso di ipocriti sa dire una parola che somigli anche lontanamente alla giustizia.
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È stato inviato speciale e corrispondente di guerra del Sole 24 Ore negli ultimi 30 anni per le zone Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e i Balcani. Nel 2009 ha vinto il premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, nel 2015 il premio Colombe per la pace. nel 2016 il premio Guidarello Guidarelli e nel 2017 il premio Capalbio saggistica per il libro "Il Musulmano Errante".
Oggi è Senior Advisor dell’ISPI, Istituto degli Studi di Politica Internazionale.

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