Verso un'ondata di insolvenze: in Italia 22mila aziende in difficoltà

Rita Annunziata
6.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Il graduale ritiro delle misure di sostegno dispiegate dai governi rischia di determinare un boom di insolvenze. Attesi 10.500 casi nel 2021 e 12.000 nel 2022 solo in Italia

Dopo aver registrato un calo del -12% nel 2020 a livello globale, le insolvenze rischiano di rimbalzare del +15% anno su anno nel 2022

Per Spagna e Italia si stima un’impennata rispettivamente di 5.110 e 10.500 casi di insolvenza nel 2021 e 5.740 e 12.000 nel 2022

Le misure di sostegno dispiegate dai governi negli ultimi due anni hanno consentito alla maggior parte delle economie di scansare una vasta ondata di insolvenze, ma il loro graduale ritiro potrebbe far riaffiorare un consistente parterre di aziende “fragili”. Specie in Europa. Secondo un nuovo studio di Euler Hermes, compagnia di assicurazione del credito del Gruppo Allianz, dopo aver registrato un calo del -12% nel 2020 a livello globale, le insolvenze continueranno infatti a diminuire nel 2021 al -6% per poi rimbalzare del +15% anno su anno nel 2022.
“I governi sono riusciti ad aiutare le aziende ad affrontare la crisi: massicci interventi statali hanno impedito un'insolvenza su due in Europa occidentale e una su tre negli Stati Uniti nel 2020”, spiega Maxime Lemerle, head of sector and insolvency research di Euler Hermes. “La loro estensione manterrà le insolvenze a un livello basso nel 2021, ma ciò che accadrà dopo dipenderà da come agiranno i governi nei prossimi mesi”. Un rischio che era stato già annunciato lo scorso aprile dall'European systemic risk board, che aveva avvertito di un potenziale “tsunami” di insolvenze in arrivo, evitate in parte in Europa grazie agli 1,5 trilioni di euro di misure di sostegno pubblico (comprese le garanzie sui prestiti e le moratorie).
Analizzando nel dettaglio le singole aree geografiche, i mercati emergenti stanno già assistendo a una normalizzazione in tal senso, a causa delle restrizioni introdotte per il contenimento delle nuove ondate di infezioni e di quello che Euler Hermes definisce un “supporto politico meno generoso”. Stando alle stime, le insolvenze aziendali in Africa supereranno i livelli pre-covid già nel 2021 mentre per Europa centrale e orientale e America Latina si parla del 2022. Fanno da traino (in negativo) i paesi asiatici che, dopo aver vissuto l'uscita più rapida dalla crisi pandemica, si preparano a registrare un boom delle insolvenze del +18% anno su anno nel 2022, con l'India al +69%.

In Europa occidentale, invece, si registrano tre dinamiche contrastanti. Per Spagna e Italia, i due paesi maggiormente esposti ai settori più sensibili alle restrizioni anti-covid, si stima un'impennata rispettivamente di 5.110 e 10.500 casi di insolvenza nel 2021 e 5.740 e 12.000 nel 2022. Quelli che invece registreranno un rilevante rimbalzo delle insolvenze nel 2022 ma non torneranno ai livelli pre-covid sono Svizzera (5.600 casi nel 2022), Svezia (7.200), Portogallo (2.510), Lussemburgo (1.450) e in misura minore Danimarca (2.400) e Regno Unito (20.540). Chiudono il cerchio i paesi che possono contare su grandi pacchetti di sostegno e/o a una loro estensione, che impiegheranno ancora più tempo per tornare ai livelli pre-covid: Francia (37.000 casi nel 2022), Germania (16.300), Belgio (8.150) e Paesi Bassi (2.400).

Secondo Euler Hermes sono dunque cinque i fattori da considerare per comprendere quale sarà l'effettivo andamento delle insolvenze. Innanzitutto, “lo slancio globale della ripresa economica”, si legge nel rapporto; stando alle stime della compagnia di assicurazione del credito, da questo punto di vista la maggior parte delle economie avanzate “dovrebbe assistere a una crescita del prodotto interno lordo superiore al +1,7% per stabilizzare le insolvenze nel 2021 e nel 2022”. Poi, bisognerà monitorare il ritmo del ritiro dei sostegni statali e, conseguentemente, le cosiddette aziende “zombie” tenute a galla proprio dalle misure di emergenza. E infine il deterioramento delle condizioni finanziarie del sistema imprenditoriale e la “rapida ripresa della creazione di nuove aziende” che, secondo i ricercatori, “aumenterà meccanicamente la base per potenziali insolvenze, in particolare nei settori in cui tale creazione è fortemente correlata al soddisfacimento di nuove esigenze legate alla pandemia ma con un'incerta redditività”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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