Usa – Cina, la tensione scorre su un filo (del telefono)

Livia Caivano
Livia Caivano
20.5.2019
Tempo di lettura: 3'
Huawei viene inserita nella black list dell'amministrazione americana e Google le revoca la licenza per il sistema operativo Android. Le ripercussioni della guerra commerciale tra Stati Uniti - Cina sono sempre più evidenti

L'amministrazione Trump ha inserito il gigante del tech cinese Huawei nella lista nere delle aziende con le quali le società americane non dovrebbero cooperare

In risposta, Google ha revocato la licenza del sistema operativo Android ad Huawei

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno anche annunciato un aumento del 10% dei dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina, portandoli al 25%

Donald Trump non vuole che le aziende americane facciano affari con Huawei e Google risponde all'appello. Ma in borsa le ripercussioni si sentono soprattutto per i listini Usa, spaventati dagli sviluppi della guerra commerciale Stati Uniti - Cina.

Si tratta della punta di un iceberg che nasconde tensioni che potrebbero durare più a lungo del previsto. Gli Usa hanno annunciato un aumento del 10% dei dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina, portandoli al 25%. Xi JingPing risponde aumentando a sua volta le tasse sui 60 miliardi di importazioni provenienti dagli Stati Uniti.“Gli Usa hanno avvertito Pechino di non rispondere all'aumento dei dazi, minacciando di estenderli ai rimanenti $325 miliardi di importazioni dalla Cina – commenta Keith Wade, chief economist & strategist, di Schroders- La decisione di quest'ultima di spingere oltre, indica che la Cina vede poche possibilità che il dialogo tra le parti porterà ad un esito favorevole nel breve termine”.

Quali sono le previsioni?


"A livello di Pil, ci aspettiamo che in entrambi i Paesi l'impatto sarà negativo, con un Pil inferiore sia in Cina che negli Stati Uniti entro il 2020, rispetto a uno scenario base in assenza di dazi. Tuttavia, l'impatto sarà maggiore sulla Cina, a causa della sua maggiore dipendenza dagli scambi commerciali. Anche Giappone ed Europa vedranno un declino del Pil”.

"Anche se le prospettive non sembrano positive al momento, riteniamo comunque che il Presidente Trump preferirà evitare un'ulteriore escalation delle tensioni. Un'estensione dei dazi significherebbe spingere i prezzi al rialzo su un'ampia gamma di beni di consumo, che alimenterebbero a loro volta l'inflazione. Sebbene Trump abbia dichiarato che sarà la Cina a pagare per i dazi, i dati indicano che al momento a pagare siano i consumatori statunitensi, poiché le aziende trasferiscono su di loro i maggiori costi che devono affrontare.

Quando vengono imposti dazi su beni cinesi, gli importatori in Usa devono affrontare costi più elevati, che possono assorbire nei loro margini o trasferire ai consumatori. L'inflazione sull'indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è rimasta relativamente bassa da quando i dazi sono stati introdotti, dando l'impressione che le imprese avessero assorbito i dazi all'interno dei loro margini di profitto.

Tuttavia, è difficile provare che sia così, dato che i dazi colpiscono soprattutto beni intermedi utilizzati nei processi di produzione e nei beni strumentali. Solo il 25% circa riguarda beni di consumo. Anche se le importazioni Usa dalla Cina sono diminuite, è stato difficile per gli importatori statunitensi trovare un'alternativa in molti casi, dato che gran parte delle importazioni sono beni altamente specializzati.

Se gli Stati Uniti dovessero imporre dazi sui rimanenti 325 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina, le famiglie sarebbero ulteriormente colpite, soprattutto a causa del fatto che i beni di consumi rappresenterebbero una porzione maggiore di questa tranche. Con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2020, Trump probabilmente vorrà evitare di colpire i consumatori attraverso i dazi.

Di conseguenza, ci aspettiamo un accordo attorno alla fine del 2019 e un'inversione di alcuni dei recenti aumenti dei dazi. L'inflazione sarà più elevata nel breve termine e la crescita lievemente più debole. Il rischio è che le tensioni commerciali e la volatilità aumenteranno prima che si giunga ad un accordo, colpendo ulteriormente la crescita e l'inflazione.

“Al momento i due contendenti stanno arrivando allo stadio del coinvolgimento di singole aziende con gli Usa intenzionati a bloccare le forniture a Huawei, come già dichiarato da alcuni grossi colossi del calibro di Google e Intel”, prosegue Antonio Cesarano, chief global strategist per Intermonte Sim. Il Dipartimento del commercio statunitense ha infatti anche messo in black list la società di telecomunicazioni cinese Huawei, vietandole l'acquisto di componenti prodotti da società americane per i propri prodotti e le proprie reti.

“Parafrasando le celebri parole di Pier Capponi, dopo che Trump ha suonato le sue trombe, quali campane potrebbe far suonare la Cina? Lo yuan continua a permanere vicinissimo alla delicata soglia di 7 nei confronti del dollaro, che al momento potrebbe essere non valicata. Il rischio semmai aumenterebbe a fine mese, se dopo il G20 Trump davvero implementasse i dazi su altri 200 miliardi di dollari di beni”.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti