Usa a rischio default: ecco quali sono i precedenti

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
6.10.2021
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Gli Stati Uniti potrebbero dichiarare per la prima volta nella loro storia il default, che nel resto del mondo accade non di rado, Il 2020 è stato l'anno con più insolvenze di sempre, Argentina (2001) e Grecia (2012) sono invece i default più onerosi

Truenumbers, sito di informazione economico-politica, ha analizzato quali sono stati i default statali nel corso della storia

Il debito degli Stati Uniti è aumentato nell’ultimo anno al 128% del Pil, avvicinandosi circa ad una cifra pari a 28 trilioni di dollari. Il tetto del debito dovrà essere alzato, se si vuole evitare il default

Ecuador e Venezuela sono gli Stati che dal 1800 ad oggi  hanno dichiarato per più l'insolvenza sul proprio debito: ben 10

Yellen avverte: se il tetto del debito non verrà alzato entro il 18 ottobre, gli Stati Uniti rischiano seriamente il default. Sarebbe una prima volta nella storia, loro e del resto del mondo. La più grande potenza economica non si è infatti mai dichiarata insolvente sulle proprie obbligazioni, ritenute le più sicure al mondo. Tuttavia, non sarebbe certamente la prima volta che uno Stato dichiara default. E non bisogna andare troppo indietro nel tempo per rinvenire gli ultimi casi di insolvenza. Il 2020 infatti è stato il peggior anno di sempre, con ben sette governi che non hanno restituito i soldi ai loro finanziatori.

2020 anno da incubo


A riportarlo è lo studio “2020 Annual Sovereign Default And Rating Transition” di S&P Global Ratings, secondo cui i fattori alla base delle insolvenze sono stati due: la pandemia e il crollo del prezzo del petrolio hanno provocato un crollo nella qualità del credito globale facendo fallire ben 7 Stati. Prima del 2020 il numero più alto era stato di sei, nel 2017. Chi sono? Argentina, Belize, Ecuador, Suriname (due volte), Zambia e Libano.

Dal 1980 al 2014: quanti default!


Per alcuni di questi è stata una prima volta, per altri no. Non è stato infatti desueto che uno Stato abbia dichiarato più volte la sua insolvenza nel corso della storia. Uno studio pubblicato, a firma Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, ha analizzato tutti i default intercorsi tra il 1800 e il 2014.  Ecuador, Venezuela sono crollati ben 10 volte, Uruguay, Costarica, Brasile, Cile 9, e poi, con 8 default, Argentina, Perù, Messico e Turchia. Gli Stati falliti in Europa e, più in generale, in occidente dal 1800 al 2014 sono pochi. Tra questi ci sono l'Austria, la Spagna, la Grecia e, a sorpresa la Germania, che ha vissuto 4 fallimenti di Stato, l'ultimo dei quali negli anni '20. Solo la Grecia, tra i Paesi avanzati, è stata protagonista di un default dopo il 1950. Va detto che ogni default è una storia a sé. Tra quelli segnalati dall'Economist ci sono quelli clamorosi, con banche chiuse, code davanti agli sportelli, stipendi pubblici bloccati, e quelli in un certo senso pilotati, gli haircut”, i default parziali per alleviare dal peso del debito più insostenibile Paesi che hanno stretto un accordo con i debitori. Ad ogni modo che sia un default totale o parziale, alla lista dei paesi insolventi non compare l'Italia
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I default "miliardari"


Secondo un report di Moody's il default più importante è stato quello greco del 2012 quando lo Stato greco trasformò i vecchi titoli di debito in nuovi con una perdita del 70%. In totale il debito “defaultato” è stato di 261 miliardi e 478 milioni di dollari. Nel dicembre dello stesso anno vi fu un altro default del 60% del debito per altri 42 miliardi e 76 milioni. Nel complesso si tratta di una cifra pari a 303 miliardi e 554 milioni di dollari. Altro default celebre è stato quello dell'Argentina nel 2001, il secondo per grandezza. Lo Stato sudamericano allora annunciò che non avrebbe pagato le tranche dovute sul debito esterno, verso l'estero. Partì una contrattazione, che tra l'altro ha coinvolto anche migliaia di risparmiatori italiani, in seguito al quale, di fatto fu garantito ai creditori solo il 30% di quanto avrebbero avuto diritto. Un default quindi del 70% per un totale di 82 miliardi e 268 milioni di dollari.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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