Dall'Ucraina alla Fed: cosa sapere oggi sui driver del mercato

Alberto Battaglia
28.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Gas che torna a crescere, euro mai cosi debole da fine 2016: un riassunto per capire cosa sta muovendo i mercati e decifrare questa fase

La gestione del covid in Cina, la stretta dei tassi attesa negli Usa e le crescenti minacce fra Russia e Occidente stanno impattando sono i principali fattori di interesse per gli investitori in questo momento

I prossimi appuntamenti cruciali riguardano l'attesa stretta europea sul petrolio russo, il cui annuncio dovrebbe arrivare la prossima settimana e la riunione della Fed del 3-4 maggio

Sulla scena internazionale sono almeno tre i fattori che stanno contribuendo ad imprimere una direzione sul futuro dell'economia e il presente dei mercati: la sempre più forte stretta monetaria attesa dalla Fed, le dannose politiche di contenimento del covid in Cina e lo scenario sempre più probabile di una lunga guerra di logoramento in Ucraina, con crescenti minacce di escalation nucleare.

Partendo dall'ultimo dei tre fattori, le notizie sul fronte politico continuano a deporre verso un prolungamento del conflitto, con poche chance che l'Ucraina e la Russia tornino a trattare per la pace e che le sanzioni occidentali possano essere alleggerite come elemento sul tavolo. Al contrario, l'Unione europea sta preparando un sesto pacchetto di sanzioni che, secondo quanto scrive Repubblica, mercoledì 4 maggio ufficializzerà il blocco delle importazioni di petrolio russo. Si tratterebbe di una decisa reazione al stop alle forniture di gas russo per Bulgaria e Polonia, che ha dimostrato la volontà di usare la dipendenza energetica europea come un'arma di pressione politica (pagandone anche un prezzo in termini di mancati introiti). In seguito alla decisione i future Ttf, di riferimento per il mercato del gas europeo hanno raggiunto i massimi dall'11 marzo.

Sul fronte militare, l'attenzione del Cremlino è stata conquistata dall'autorizzazione all'uso di armi Nato per colpire obiettivi sul suolo russo – una luce verde per Kiev accesa dal viceministro della Difesa britannico, James Heappey. Nel frattempo, Mosca ha intensificato gli avvertimenti su quella che sarebbe la sua reazione in caso di atti ostili dell'alleanza Atlantica: la risposta della Russia, ha dichiarato il presidente Vladimir Putin, sarebbe “fulminea” e farebbe ricorso a “strumenti che nessuno può vantare... li useremo se dobbiamo”. Poche ore prima il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov aveva nuovamente evocato lo scenario di una possibile Terza guerra mondiale per via del crescente supporto di forniture belliche Usa a beneficio di Kiev.

A contribuire alle tensioni internazionali è arrivata anche la piena disponibilità dimostrata del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ad accogliere Svezia e Finlandia nell'alleanza qualora decidessero di procedere con la richiesta di adesione: “Saranno accolte a braccia aperte”, ha dichiarato il segretario nel corso di una conferenza stampa. Mosca aveva già manifestato forte contrarietà nel vedere nuovi membri Nato direttamente al confine del suo territorio nazionale, come dimostrato dalla terribile escalation in Ucraina. Nei giorni scorsi il vicepresidente del consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, aveva dichiarato che un'eventuale ingresso dei due Paesi scandinavi nella Nato avrebbe comportato uno “status” non più “nuclear-free nel Baltico" indicando come "l'equilibrio dovrà essere ristabilito". Nel concreto, la Russia sarebbe pronta a installare testate nucleari nell'exclave di Kaliningrad, al confine con la Lituania, con la possibilità di colpire facilmente obiettivi in Europa.

Per il momento le minacce alla sicurezza non sembrano aver suscitato le reazioni di mercato tipiche delle crisi geopolitiche.
L'oro, ad esempio, ha mantenuto un trend piuttosto debole, con un calo del 2,36% nel mese al 28 aprile (anche se resta positiva del 3,34% la performance da inizio anno). Anche il mercato azionario europeo no ha mostrato particolari reazioni alle minacciose dichiarazioni russe delle ultime ore, avendo probabilmente già messo in conto la prosecuzione del conflitto in Ucraina ancora per diverso tempo. Lo stesso settore della difesa, uno dei “vincitori” in Borsa nel nuovo contesto bellico, ha tirato il fiato nell'ultimo mese con un calo del 5,80% per l'S&P 500 Defence. Sul listino italiano si è mantenuta robusta, tuttavia, la performance di Leonardo in rialzo quasi del 7% nell'ultimo mese (al 28 aprile) e del 53% circa rispetto al prezzo pre-invasione.

Mentre il blocco cinese del porto di Shanghai, il più importante per i commerci globali, minaccia di creare nuove interruzioni alle catene di fornitura, aumentano le probabilità che l'inflazione tardi a rientrare. La Federal Reserve si trova quindi sempre più indirizzata verso molteplici rialzi da mezzo punto, il primo dei quali è ampiamente atteso nel prossimo meeting di maggio. Tutto questo ha contribuito a rafforzare il cambio del dollaro sull'euro, che ha raggiunto il massimo dal 2017: nel pomeriggio del 28 aprile l'euro vale 1,0499 in calo di un ulteriore 0,53%. Negli ultimi dieci anni l'euro è stato così debole solo fra la fine del 2016 e l'inizio del 2017.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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