Névine Pollini, UBP. L'oro non è più un bene rifugio

Teresa Scarale
Teresa Scarale
12.7.2018
Tempo di lettura: 3'
Secondo l'analista di Ubp Névine Pollini, l'oro non si sta comportando più da bene rifugio, come invece ha sempre fatto nei momenti di incertezza politica

Molti sono i fattori che stanno rubando la scena all'oro

La mancanza di interesse nei confronti del mettallo è dimostrata anche dai deflussi dagli Eft dedicati

Oro, continua la pressione al ribasso


L'equity analyst di Upb Névine Pollini osserva che il più classico dei metalli preziosi non si sta comportando da bene rifugio. Come invece è sempre stato nella storia, nei momenti di incertezza politica ed economica. Infatti, nonostante i venti di guerra commerciale fra Usa e Cina, il prezzo dell'oro è sotto pressione da metà giugno 2018. Il motivo è legato alla preoccupazione circa l'aumento dei tassi di interesse, il quale mette in ombra le preoccupazioni di tipo "commerciale". A tenere ferme le quotazioni dell'oro ha contribuito anche l'allentamento delle tensioni geopolitiche dopo l'incontro fra Trump e Kim Jong-un.

L'analisi di Ubp


Tornando all'economia, gran parte dei dati suggerisce che l'attività statunitense sta ancora centrando tutti i suoi obiettivi, sulla scia di un mercato del lavoro più forte. Il tasso di disoccupazione infatti è calato ai suoi minimi dal 2000. Ma anche grazie alla riforma fiscale di Trump e agli stimoli fiscali. Per la prima volta inoltre da sei anni a questa parte, l'inflazione americana ha raggiunto il 2%. Questo secondo il PCE core, ossia l'indice dei prezzi basato sulla spesa per il consumo personale. Si tratta dell'indicatore privilegiato dalla Fed per misurare l'inflazione, in quanto meno soggetto a grosse oscillazioni.

I futures sui Fed Funds stanno poi scontando una probabilità del 75% di un rialzo a settembre e di un altro a dicembre. Inoltre la Bce vuole lasciare i tassi di interesse europei invariati più a lungo del previsto. Tutto ciò ha contribuito al rafforzamento del dollaro a discapito dell'oro.

Semplicemente, un calo della domanda


A pesare sull'oro, poi, c'è anche un significativo arretramento della domanda fisica. La riduzione è dovuta anche alla Cina, il più grande consumatore di oro al mondo. Questo per la svalutazione dello yuan in risposta allo stallo commerciale del paese con gli Stati Uniti nonché ai dati cinesi deludenti che hanno suscitato timori di un rallentamento. La totale assenza di interesse per questo metallo da parte degli investitori è dimostrata anche da altro. Le posizioni sull'oro del fondo Spdr Gold Etf sono infatti ai minimi da agosto 2017.

Secondo Union Bancaire Privée infine l'oro potrebbe continuare il suo ribasso qualora si dovesse raggiungere un accordo commerciale in tempi brevi. Si sa infatti che il presidente Trump prende posizioni estreme per poi muoversi invece in direzione di una negoziazione, per cui potrebbe accettare un compromesso dell'ultimo minuto. E' opportuno pertanto mantenere un outlook prudente sull'oro. Si prevede infatti che nei prossimi mesi rimarrà probabilmente in un range tra i 1.200 e i 1.300 dollari.

Tuttavia, non crediamo che il metallo giallo debba essere completamente evitato: questo infatti potrebbe ricevere una spinta da un rimbalzo tecnico, con gli asiatici che, in cerca di occasioni, potrebbero riapparire una volta che avranno la sensazione che questo metallo prezioso avrà toccato veramente il fondo. Inoltre, inaspettatamente, malgrado i dati statunitensi robusti e la recente impennata del dollaro, i rendimenti USA hanno riportato un calo. Questo trend probabilmente riflette le previsioni di un incremento dei tassi della Fed meno aggressivo delle attese che si potrebbe verificare qualora la guerra commerciale dovesse risultare peggiore del previsto. Ciò potrebbe porre fine al declino dell'oro.
caporedattore

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