Troppi dividendi e poco reddito, i guai delle quotate

Livia Caivano
Livia Caivano
13.7.2020
Tempo di lettura: 3'
Per remunerare gli azionisti nel breve termine molte società dell'S&P hanno speso più di quanto le loro tasche potessero permettersi. Secondo la Sheffield University Management School, le cattive scelte fatte prima della pandemia potrebbero rivelarsi disastrose nei prossimi mesi

Il 28% delle società Ftse100, il 37% delle società S&P500 e il 29% di S&P Europe350 hanno pagato più nella distribuzione di dividendi agli azionisti di quanto generato nell'utile netto nell'ultimo anno contabile disponibile

Le società S&P 500 hanno speso in media l'87% del loro reddito netto in dividendi e riacquisti tra il 2009 e settembre 2019, mentre i gruppi Euro Stoxx 600 hanno pagato il 72% degli utili netti tra il 2010 e il 2018

Più di un quarto delle società quotate del Regno Unito e un terzo delle grandi aziende pubbliche americane nel 2019 hanno speso più in dividendi rispetto a quanto generatio nel reddito netto: complice il covid-19 oggi molte di queste rischiano il collasso.

 
Secondo uno studio dell'Università di Sheffield realizzato in collaborazione con la Queen Mary University di Londra e la Copenhagen Business School il 28% delle società Ftse100, il 37% delle società S&P500 e il 29% di S&P Europe350 hanno pagato più nelle distribuzione di dividendi agli azionisti rispetto a quanto generato nell'utile netto nell'ultimo anno contabile disponibile. Anche se la pandemia è stata considerata in un primo momento uno "shock esogeno", si legge nel report, "l'attenzione delle società ai pagamenti a breve termine renderà la recessione ancora più profonda, i costi per i governi molto più grandi e amplierà la necessità di un intervento della banca centrale". Il punto della mancanza della liquidità è grave: secondo lo studio in media, le società S&P 500 hanno speso l'87% del loro reddito netto in dividendi e riacquisti tra il 2009 e settembre 2019, mentre i gruppi Euro Stoxx 600 hanno pagato il 72% degli utili netti tra il 2010 e il 2018.

Per poter procedere con questi pagamenti le società si sarebbero concentrate sull'aumento delle cosiddette riserve distribuibili, secondo lo studio. In alcuni casi, le società avrebbero portato avanti entrate e respinto i costi e le contingenze per aumentare il loro vaso di distribuzione. La ricerca ha anche scoperto che le imprese hanno assunto debiti di modesta entità, rischiando problemi di rifinanziamento e liquidità nell'attuale clima se il debito fosse diminuito.

Nel momento in cui le società iniziano - o hanno iniziato - a registrare le perdite operative a causa della pandemia, si legge nel report curato dalle tre università, alcune rischiano un effetto domino anche sulle valutazioni corrette. A quel punto il loro rating creditizio potrebbe però essere molto danneggiato.

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