La transizione energetica? Più forte di big tech

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
3.1.2022
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Secondo i dati Bloomberg, a fine ottobre 2021 il settore ha sperimentato una crescita degli utili più veloce rispetto ai titoli del Nasdaq. Edward Lees e Ulrik Fugmann, co-head, Environmental strategies group, fundamental active equities di BNP Paribas asset management illustrano la strategia per il nuovo anno
La crisi energetica che ha coinvolto le economie mondiali (europee in primis) questo autunno potrebbe aver risvegliato le coscienze sulla necessità di accelerare la costruzione di infrastrutture adatte alle energie rinnovabili. Le conseguenze di un mancato cambio di paradigma nel settore non si limiterebbero tuttavia solamente alla drammaticità del cambiamento climatico. In gioco vi sarebbero infatti vere e proprie questioni di sicurezza geopolitica, come evidenziato dall'ultimo vertice globale sul clima.

Le difficoltà per gli investitori


I compromessi raggiunti dagli stati partecipanti alla 26esima Conferenza delle parti delle Nazioni unite sul cambiamento climatico non potranno infatti venire meno a una promessa: mantenere il riscaldamento terrestre entro gli 1,5°C sopra le temperature preindustriali. In questo, gli investimenti tematici ambientali avranno un ruolo chiave. “Lo scorso anno è stato uno dei migliori per gli investimenti tematici puramente ambientali”, affermano Edward Lees e Ulrik Fugmann, co-head, Environmental strategies group, fundamental active equities di BNP Paribas asset management. Tuttavia, “nel 2021 la crescita si è arrestata, lasciando spazio a un significativo e sano consolidamento del settore”. Diverse le dinamiche coinvolte. “In primis, il marcato aumento nelle aspettative di inflazione e dei tassi di interesse ha penalizzato gli asset growth a lungo termine. L'aumento del costo del denaro risultato da temporanei colli di bottiglia sul lato dell'offerta, insieme alla significativa crescita delle tariffe di trasporto, ha sollevato alcune preoccupazioni riguardo alla pressione sui margini
di profitto delle aziende. In ultima analisi, gli investitori hanno avuto difficoltà nell'identificare i giusti approcci per valutare le società più innovative associate alla crescita tematica”, aggiungono gli esperti.

Cosa potrebbe riservare il 2022?


“Siamo ottimisti per le prospettive del prossimo anno”, proseguono Lees e Fugmann. “Le società del segmento hanno infatti registrato una delle migliori earning seasons degli ultimi 20 anni. Prendiamo il caso delle aziende coinvolte nella transizione energetica. Secondo i dati Bloomberg, a fine ottobre 2021 il settore ha sperimentato una crescita degli utili di 1,7 volte più veloce rispetto ai titoli dell'indice tecnologico statunitense Nasdaq (su una crescita composta annualizzata a 3 anni), nonostante le valutazioni dei primi si fermino a meno della metà dei secondi”, continuano gli esperti. Anche il contesto macroeconomico dovrebbe supportare tale ottimismo. “I mercati potrebbero sperimentare volatilità a causa del tira e molla delle politiche monetarie, del movimento dei tassi di interesse (vedi grafico nella pagina a fianco ndr) e della crescita degli utili. Queste dinamiche dovrebbero invece essere positive per le strategie tematiche ambientali, come quelle ad approccio long/ short e absolute return, che tipicamente traggono profitto dall'incertezza e la volatilità dei mercati”. Dove ricercare le migliori opportunità nel settore? “Dal nostro punto di vista, le più attraenti sono da ritrovarsi nelle società che operano con vantaggi competitivi significativi, specialmente quelle dalle alte barriere all'ingresso. Preferiamo anche le platform business, che possono raggiungere vantaggi operativi e guadagni da attività di upselling e dai servizi offerti rispetto a società del settore manifatturiero o dei beni intermedi, specialmente se posizionate nel lato della supply chain più vicino alle materie prime, dove i margini sono più ristretti e la competizione più serrata”, concludono Lees e Fugmann.

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