Tesla: un crollo che è costato 45 miliardi di dollari

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
6.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Dentro Tesla, fuori Aiv: il ribilanciamento dello scorso dicembre dello S&P 500 non ha fatto bene alle performance dell'indice. Per Tesla il futuro è nebuloso

Research Affiliates ha stimato che in 45 miliardi di dollari la perdita derivante dall’ammissione di Tesla nel S&P 500

Negli ultimi vent’anni la sovraperformance degli esclusi rispetto agli ammessi al S&P 500 nei dodici mesi successivi al ribilanciamento è stata del 6,2%

Ubs ha tagliato il prezzo obiettivo per il 2021 sulle azioni Tesla del 10%: da 730 dollari a 660 dollari

Che una correzione al prezzo di Tesla fosse inevitabile si sapeva. Eppure, allora, pochi avrebbero scommesso che l'ingresso dell'azienda di Elon Musk nello S&P 500 a dicembre avrebbe coinciso pressoché con la fine del rally delle sue azioni, cresciute nel giro di un anno da circa 80 dollari a circa 800 dollari, restituendo una performance del 764%. Ancora meno persone avrebbero scommesso che Apartment Investment and Management, la società che ha fatto posto a Tesla nel S&P 500, avrebbe fatto meglio della sua usurpatrice nei mesi a seguire. Eppure così è stato. Tanto che il Financial Times titola: Tesla è costata 45 miliardi di dollari (per gli investitori posizionati sull'indice statunitense).
Il riferimento del quotidiano inglese è a una ricerca di Research Affiliates, società californiana che in un suo recente studio ha osservato come sia la norma che i titoli che entrano nell'S&P 500 nei mesi a seguire performino peggio di quelli di cui hanno preso il posto. Il caso Tesla non sembra dunque rappresentare un'eccezione alla regola. Tuttavia ad un'analisi più attenta emerge che il divario di rendimenti generati da Tesla e Aiv ha ben pochi precedenti. Tesla, la cui capitalizzazione a dicembre aveva eguagliato la capitalizzazione di mercato totale delle nove più grandi case automobilistiche per volume di vendite - che tra loro hanno rappresentato il 94 per cento delle vendite globali nel 2020 – è crollata, perdendo quasi un quarto del suo valore. Di contro AIV nei primi sei mesi dell'anno è stato protagonista di un rally che è valso un rendimento del 48%. Tenendo conto che migliaia di investitori (e miliardi di capitali) hanno come riferimento l'indice americano, si tratta di una perdita considerevole per il mercato. Per l'esattezza il ribilanciamento di dicembre dell'S&P ha comportato una perdita di portafoglio di 42 punti base. Research Affiliates, stimando che 4,6 mila miliardi di dollari sono allocati direttamente sul S&P 500 ed altri 6,6 mila miliardi lo sono invece a benchmark, ha calcolato la perdita complessiva per il mercato in 45 miliardi di dollari. Tuttavia come ha notato Rob Arnott, presidente di RA, si è trattato una perdita “invisibile”. “Un pensionato con un'allocazione di 100.000 dollari allo S&P 500 è circa 410 dollari più povero come risultato del ribilanciamento dell'indice di dicembre. Tuttavia, questa perdita è stata totalmente inosservata in quanto nascosta nella performance positiva degli ultimi mesi dell'indice".
Se il caso Tesla-AIV è un caso estremo, come detto, non è certo la prima volta che lo S&P 500 registra delle mancate performance a seguito di ribilanciamenti. Research Affiliates ha osservato che dal 2000 sono entrati e usciti nell'S&P una media di 23 titoli ogni anno. Dall'indagine emerge che tra il momento dell'annuncio e quello dell'effettiva ammissione (espulsione) il 65% dei nuovi titoli hanno sovraperformato il mercato, contro il 60% dei titoli espulsi che sono andati particolarmente male. La sovrapermance dei primi rispetto ai secondi è stata in media del 6,2%. Nei dodici mesi successivi al ribilanciamento tuttavia le cose cambiano: le matricole in media sottoperformano l'indice, anche se di solo 1 punto percentuale, mentre le società che sono uscite dall'indice lo battono in media di quasi 20 punti. Di conseguenza, Research Affiliates ha calcolato che gli investitori perdono tipicamente tra i 20 e i 40 punti base all'anno a causa di "azioni ammesse a prezzi troppo alti e espulse a prezzi troppo bassi".

Tornando a Tesla, il futuro, almeno quello a più breve termine, per la società leader nella produzione di veicoli elettrici non sembra essere particolarmente radioso. Ubs ha tagliato il suo prezzo obiettivo sulle azioni Tesla per il 2021 del 10% da 730 dollari a 660 dollari. I motivi che hanno spinto gli analisti dell'istituto elvetico a rivedere al ribasso le proprie stime sono vari, dalle pressioni che arrivano dalla Cina all'aumento della concorrenza. "La nostra preoccupazione principale a breve termine è che lo slancio della domanda di Tesla in Cina stia rallentando. Inoltre i nostri controlli sul campo suggeriscono che i BEV (Battery Electric Vehicles) di diverse case automobilistiche stiano guadagnando ulteriore terreno rispetto a Tesla, il che potrebbe innescare ulteriori azioni di prezzo da parte di Tesla e di conseguenza margini lordi più bassi" ha commentato a Market Watch l'analista di Ubs Patrick Hummel, spiegando i lanci da parte della concorrenza di vetture elettriche con alta autonomia, prestazioni di ricarica e un attraente rapporto qualità-prezzo, potrebbero continuare a pesare sul valore che il mercato è disposto ad assegnare alla crescita a lungo termine di Tesla. Sia Volkswagen, principale concorrente di Tesla in Europa, che General Motors, l'antagonista negli Stati Uniti, sono andati piuttosto bene in borsa negli ultimi mesi e bene potranno fare anche per il resto dell'anno. Ubs ha rivisto il prezzo obiettivo per General Motors da 75 a 79 e quello per Volkswagen da 357 euro a 300 euro. Attualmente le due società sono scambiate a 59 dollari e a 208 euro.

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