Tassi Ue: la Bce cambia rotta (ma non ora)

Teresa Scarale
Teresa Scarale
9.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Nell’ultimo meeting di politica monetaria la Banca centrale europea non ha alzato i tassi, ma ha annunciato di volerlo fare a luglio. E ha messo la parola fine al programma di acquisto titoli voluto nel 2015 da Mario Draghi

Tutto come previsto dagli analisti alla vigilia del meeting. La Bce lascia i tassi di riferimento Ue invariati: il tasso principale resta a zero, il tasso sui depositi a -0,50% e il tasso sui prestiti marginali a 0,25%. Ma una virata si prepara di qui a un mese: a luglio 2022 la Banca centrale europea aumenterà il costo del denaro di 25 punti base (0,25%). Un ulteriore rialzo è previsto a settembre. Non solo: dal primo luglio 2022 si porrà fine al programma di acquisto titoli App, il quantitative easing così tanto voluto dall’ex presidente Bce Mario Draghi nel 2015. Tuttavia, vi saranno possibili reinvestimenti del programma Pepp in funzione anti-spread (forte tensione sui titoli di Stato, con il rendimento del Btp decennale salito sopra il 3,58%, con un aumento di 20 bp).

Christine Lagarde spiega che quindi ci si attenderà che «un ritmo graduale, ma sostenuto, di ulteriori aumenti sarà appropriato». Secondo S&P Global Ratings, la Bce potrebbe portare i tassi di interesse all'1,5% già a partire dalla fine del 2023. Secondo l’agenzia, dopo i due primi rialzi luglio (25 punti base) e settembre (50 bp, dicono gli analisti), la Bce potrebbe proseguire con aumenti di un quarto di punto su base trimestrale «fino a quando il suo tasso effettivo di riferimento non raggiunga l'1,5%». S&P reputa che la Bce consideri questo il suo "tasso neutro", ovvero il "tasso finale per questo ciclo di rialzi. Lo scenario base prevede che esso si chiuderà alla fine del 2023. 

Nella proiezione di base, l’inflazione prevista per il 2022 è del 6,8% nell'Eurozona (calerà al 3,5% nel 2023). Rivista al ribasso la crescita per quest’anno, al 2,8%. La Bce ha pure effettuato delle stime sulla base di uno scenario negativo «che riflette la possibilità di gravi interruzioni alle forniture energetiche verso l'Europa», il quale «porterebbe a ulteriori fiammate dei prezzi e tagli alla produzione». In tale scenario, l'inflazione nell'area euro salirebbe all'8% in media nel 2022, e al 6,4% nel 2023, prima di scendere all'1,9% nel 2024. La crescita dell'area euro verrebbe quindi più che dimezzata all'1,3% nel 2022, fino ad arrivare a una recessione (-1,7%) nel 2023, per poi risalire al 3% nel 2024. 

La presidente Bce Christine Lagarde ha fatto sapere che «non tollererà episodi di frammentazione finanziaria nell'area euro che mettano a rischio la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi», e potrà dispiegare nuovi strumenti, se necessario. La Bce ha l'intenzione di «prevenire che si concretizzino rischi». 

Intanto, Piazza Affari ha terminato la sua seduta in maniera ampiamente negativa (Fte Mib -1,90%, a 23.776 punti) sulla scorta delle decisioni di Francoforte. Il Btp decennale ha raggiunto il massimo di giornata al 3,61% (22 punti base in più rispetto alla chiusura della vigilia, 8/6/2022: il riferimento è ai massimi del novembre 2018). Lo spread Btp-Bund ha chiuso così a 216 punti base, dopo un massimo di seduta a 218.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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