Tassi invariati Fed: asset manager concordi, malumore delle borse

Teresa Scarale
Teresa Scarale
2.5.2019
Tempo di lettura: 3'
Jerome Powell non teme il rallentamento in atto e non effettua tagli: i tassi Fed restano invariati. Gli asset manager sono concordi, ma le borse non molto

Tassi interbancari fermi al 2,25%-2,50%, in virtù del più longevo ciclo di espansione economica del Dopoguerra

Non si profilano però all'orizzonte nuove misure di stimolo, e le borse non gradiscono

Si è verificata inoltre una riduzione tecnica del tasso di interesse sulle riserve in eccesso, come sottolineato da La Fran

I tassi Fed attuali


Tassi invariati per la Fed, che non prospetta nemmeno tagli al costo del denaro per il futuro prossimo. Gli interbancari rimangono infatti stabili al 2,25%-2,50%. Situazione questa, prevista ad esempio da Natixis, per cui l'aspettativa di un taglio dei tassi appariva affrettata. Jerome Powell prende atto del +3,2% del Pil dell'economia Usa nel primo trimestre e sceglie di non fornire stimoli non necessari. Un atteggiamento che forse stupisce data l'inflazione posizionata al di sotto del target Fed del 2%, all'1,6%per l'esattezza. La banca centrale americana considera questo un sintomo di debolezza dell'economia, ma Powell stesso ha attenuato l'allarme durante la conferenza stampa, dicendo che l'inflazione si muoverà verso il target "col tempo".

Sulle prime i mercati hanno accolto la scelta senza scossoni, con gli indici leggermente in crescita. Situazione cambiata poi quando Powell ha dichiarato che non sono previsti stimoli a breve. L'atteggiamento della Fed meno dovish del previsto ha in particolare indebolito le borse europee. In rosso Piazza Affari, Parigi e Madrid, ma non Francoforte. Anche Wall Street era partita in leggero ribasso, per poi recuperare e restare sostanzialmente intorno alla parità.

I commenti degli asset manager


Le politiche ancora accomodanti della Fed hanno trovato il favore di Anja Eijking, gestore del fondo Bmo Global Convertible Bond di Bmo Global Asset Management. Nomura invece, senza far diretto riferimento alla Fed, si chiede se le politiche dovish delle banche centrali dei G10 scateneranno un effetto domino"accelerato" anche nelle banche non appartenenti all'Eurozona, come Bank of England, Norvegia, Svezia.

Anna Stupnytska, global economist di Fidelity International, ritiene che nel complesso, "il messaggio generale della riunione di ieri è stato chiaro e semplice", ritenendo che la Fed rimarrà nel 2019 nella modalità "wait and see". Un cambio di rotta però potrebbe essere richiesto dall'irrigidimento del mercato del lavoro e dal miglioramento di crescita e inflazione, riportando così la Fed verso la normalizzazione nel 2020.

La Française sottolinea poi l'effetto sorpresa della riduzione tecnica del tasso di interesse sulle riserve in eccesso (Ioer). Meno 5 punti base allo scopo di mantenere i tassi di interesse effettivi (l'effective federal funds rate, EFFR) fra 2,25% e 2,5% ed evitare di violare il limite superiore del target range. In virtù di questa mossa, sempre Hervé Chatot, multi-asset fund manager, La Française Asset Management, rileva che il tono della Fed sembra "un po' meno accomodante e un po' più falco". Aggiungendo però come Powell ritenga l'attuale politica appropriata alla situazione economica, dato che non vi è alcun segno di surriscaldamento nell'economia. Non vi è quindi alcun motivo per cambiare in una direzione o nell'altra e la linea di condotta "paziente" resta giustificata.

 
caporedattore

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