Sull'economia italiana tira “aria viziata”

Giulia Schiro
19.2.2019
Tempo di lettura: 7'
L'economia italiana, zavorrata dai suoi sette peccati capitali, rischia di tornare a vacillare sul serio o può ormai ritenersi fuori pericolo? Ne ha parlato l'economista Carlo Cottarelli durante il PFExpo19

Una possibile soluzione all'arbitraggio delle tassazioni tra Paesi causato dalla globalizzazione sarebbe creare una world tax organization che coordini le politiche fiscali degli Stati

Per tornare a crescere dobbiamo puntare sulla domanda estera, sulle riforme, con in primis l'alleggerimento della burocrazia, e sulla riduzione dell'evasione fiscale

L'obiettivo di testa dell'Italia deve essere il recupero della competitività con la Germania

La conclusione del quantitative easing targato Bce apre delle incognite sul 2019 e, in generale, sul futuro dell'economia italiana. Quest'ultima continua ad annaspare poiché, secondo Carlo Cottarelli, esistono sette peccati capitali (espressione usata da Cottarelli per intitolare il suo ultimo libro, ndr) che bloccano il Belpaese: l'evasione fiscale, la corruzione, l'onerosa burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra nord e sud del Paese, la difficoltà a convivere con l'euro.
Quali sono le cause di questi peccati? Davvero commettiamo più errori degli altri Paesi? Ma, soprattutto, ci sono segnali di miglioramento e speranza per il futuro? Dall'alto della sua esperienza decennale in qualità di dirigente del Fondo monetario internazionale, l'economista e direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani ha risposto a queste domande durante il PFExpo19.

Globalizzazione: croce e delizia


Cottarelli ha dapprima affrontato un tema caldo di questi mesi: la globalizzazione. Se nei Paesi emergenti quest'ultima ha favorito una riduzione della povertà, in misura che non ha precedenti in un periodo così breve nella storia economica del mondo, nei Paesi avanzati ha contribuito a uno spostamento nella distribuzione del reddito che sarà difficile da sostenere. La globalizzazione ha inoltre funto da propulsore nell'abbassamento del livello delle retribuzioni lavorative: le merci facilmente circolanti sono entrate nei mercati del lavoro mondiali dei Paesi ricchi di occupazione e, di conseguenza, il prezzo del lavoro, per le leggi economiche, si è ridotto rispetto al prezzo del capitale.
La classe medio-bassa nei Paesi avanzati, soprattutto negli Stati Uniti, si è indebolita se non quasi scomparsa e sono sorte le grandi multinazionali che si spostano da un Paese all'altro e che, in questo momento, rendono ancora più complicato correggere i sopraccitati effetti distorsivi sulla redistribuzione del reddito. I cambiamenti nella distribuzione del reddito normalmente si affrontano attraverso lo strumento della tassazione, ma la presenza di capitali di grandi compagnie che si possono muovere da un Paese all'altro a seconda della convenienza della tassazione impedisce di usare questo mezzo per redistribuire il reddito, poiché i Paesi si stanno facendo concorrenza sulla tassazione per attirare appunto i capitali che possono spostarsi agilmente da un Paese all'altro.
A livello di elusione fiscale qualcosa si sta muovendo. A livello di politica di tassazione invece siamo ancora a livello di concorrenza tra le 200 giurisdizioni fiscali del mondo. Una possibile soluzione sarebbe quella di creare una World Tax Organization che consenta un coordinamento delle politiche di tassazione tra i Paesi, ma non sono ottimista a riguardo. Si reagisce alla globalizzazione non cercando delle soluzioni globali ma rintanandosi nell'autarchia”, ha concluso l'economista.

Patrimoniale vs. redistribuzione del reddito


Riguardo la patrimoniale, ha ricordato Cottarelli, questa è una tassa una tantum sulla ricchezza e, proprio perché è a carattere straordinario, ha un vantaggio: non distorce i comportamenti futuri.
Il problema risiede nella difficoltà a percepire questa natura straordinaria della tassazione: per essere percepita come tassa una tantum deve essere voluminosa, perché deve in qualche modo risolvere completamente il problema del debito pubblico. Questa situazione genera il rischio che la pressione fiscale aumenti esageratamente per rispettare l'austerity imposta dall' “esterno” e crea un problema di liquidità.
Anche la redistribuzione del reddito è una tassa, ma grava soltanto su chi ha prestato soldi allo Stato e quindi creerebbe un problema di liquidità minore rispetto alla patrimoniale. Il vantaggio della redistribuzione del reddito è che per il 30% verrebbe pagata dagli stranieri, mentre la patrimoniale verrebbe pagata solo dai residenti in Italia.

La strada per ridurre il debito pubblico italiano


Di fronte al dubbio se fosse possibile risolvere i problemi dei conti pubblici italiani, Cottarelli ha dichiarato: “Nei precedenti 4 anni di crescita dell'economia italiana non sarebbe stato difficile mettere a posto i conti pubblici e avremmo raggiunto il pareggio di bilancio, perché le maggiori entrate dello Stato avrebbero evitato un aumento della pressione fiscale. Sfortunatamente, nonostante le maggiori entrate, i governi delle legislature precedenti hanno deciso di tagliare le aliquote di tassazione e di optare per una politica fiscale espansiva, provocando un indebolimento dell'avanzo primario. Non trovo una soluzione nell'immediato ma, finché cresciamo anche poco, possiamo stare a galla. Dobbiamo sperare che il rallentamento europeo, Germania compresa, sia temporaneo. E per tornare a crescere dobbiamo puntare sulla domanda esterna, diventando più competitivi, e sulle riforme che non passino per l'utilizzo di denaro pubblico, perché l'Italia ha un debito troppo elevato. In cima alla mia lista ho indicato la semplificazione della burocrazia, la conseguente riduzione dei costi e delle tasse per le imprese italiane e l'accelerazione della giustizia. Ricordo che le aliquote fiscali possono essere ridotte anche attraverso la riduzione dell'evasione fiscale dato che siamo il terzo Paese europeo, dopo Romania e Grecia, con il tasso più elevato di evasione fiscale”.

Il nodo del crollo delle nascite


Come sottolineato poi da Cottarelli, la longevità è un fattore positivo per l'Italia finché si fanno figli. Il problema sorge quando non nascono più le nuove generazioni che dovrebbero coprire le pensioni degli over 60. “Oltre a fare più figli, c'è la soluzione dell'immigrazione, che però crea molte tensioni sociali. Lo Stato deve agevolare con sussidi alla natalità e dovrebbe fare una legge secondo la quale se fai figli vai in pensione prima”, ha affermato l'economista.

L'uscita dall'euro


Infine, riguardo l'annosa questione della moneta unica, Cottarelli ha risposto: “Io credo che sarebbe un errore uscire dall'euro, possiamo crescere nell'euro solo se facciamo le cose giuste. L'Italia è stata penalizzata nei primi dieci anni della moneta unica e ha perso competitività: i nostri costi di produzione sono aumentati molto più che in Germania, il costo del lavoro per unità di prodotto nei primi dieci anni dell'euro è aumentato di 30 punti percentuali nella media dell'economia italiana mentre, nello stesso periodo, l'aumento registrato dalla Germania è stato pari a zero. Questo è successo perché storicamente l'Italia ha avuto un'inflazione più alta rispetto alla Germania. Di fronte a questo scenario, oltre all'inerzia l'Italia ha però peccato anche con l'aumento della spesa pubblica all'inizio del decennio scorso, in particolare attraverso l'aumento degli stipendi pubblici. L'obiettivo di testa deve quindi essere il recupero di questa competitività”.

Fine del quantitative easing: e ora?


Nel caso estremo di crisi è necessario che l'Europa ci supporti nel mantenimento dello spread a livelli accettabili”, ha concluso Cottarelli.

Dunque, nonostante i segnali positivi siano ancora parziali e resti moltissimo da fare, la precarietà che impedisce la ripresa italiana non è legata a un destino che siamo costretti a subire. Secondo Cottarelli correggere i nostri errori e smettere di peccare è ancora possibile.

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