Il suicidio (assistito) del capitalismo finanziario

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Cosa sta accadendo ai mercati finanziari? È normale che i titoli di alcune società, in alcuni casi in evidente difficoltà, guadagnino in pochi giorni il mille per cento? Che conseguenze avrà questa mania speculativa nel medio periodo sull'economia reale e sul futuro del capitalismo finanziario?

Se i mercati finanziari perdono la capacità di creare prezzi efficienti, viene meno anche la loro funzione

Il capitalismo diventa sempre più finanziario e la finanza diventa un casinò

Occorrerebbe chiedersi come mai non si investa maggiormente sull'educazione finanziaria e sulla trasparenza informativa

I mercati finanziari in questi anni hanno subito una profonda trasformazione. Cosa sta succedendo esattamente? “Credo che in particolare siano avvenuti due fatti molto significativi: il primo è il sorpasso, in termini di asset gestiti, dei fondi a gestione passiva rispetto a quelli gestiti attivamente; il secondo, più recente, è la crescita smisurata degli investitori fai da te, che operano con piattaforme online principalmente su strumenti derivati e a leva e che si coordinano attraverso i social media”, spiega Alessandro Guzzini, docente di finanza all'Università Politecnica delle Marche, oltre che AD e fondatore di Finlabo sim.
“Tutto questo si riflette in andamenti di mercato che appaiono sempre più speculativi e decorrelati dall'andamento dell'economia e dei profitti aziendali. Ad esempio, i casi a cui stiamo assistendo in questi giorni parlano da soli. Molti fenomeni borsistici sono spiegabili principalmente - per non dire esclusivamente - da fattori tecnici: è il caso ad esempio del rally di Tesla, che è stato certamente sostenuto dagli acquisti dei fondi passivi in seguito all'ingresso nell'indice SP500 e che è arrivata a valere più di tutti gli altri produttori messi insieme, nonostante una quota di mercato automobilistico che tuttora non supera l'1%. Oppure la situazione paradossale di GameStop che in pochi giorni ha visto il prezzo crescere di 10 volte per via di uno short squeeze orchestrato dai traders online”, prosegue Guzzini, che ritiene che anche il boom delle Ipo e delle Spac sia un fenomeno riconducibile al clima di euforia estrema che si registra sui mercati. “Un clima che ricorda molto da vicino quanto accadde nel 2000: non è un caso che nel 2020 è stato superato il record di Ipo che risaliva a quell'anno”.

Per quale motivo sta accadendo tutto questo in un momento, peraltro, in cui l'economia non sta andando affatto bene?


Bella domanda: crediamo che la causa prima di quanto sta accadendo sui mercati sia riconducibile al piano di helicopter money attuato dai principali governi e dalle maggiori banche centrali. In particolare negli Usa sono state attuate politiche senza precedenti: ogni cittadino ha ricevuto diverse migliaia di dollari di sussidi a pioggia; molte persone che hanno perso il lavoro nel 2020 hanno avuto grazie ai diversi sussidi un reddito disponibile addirittura superiore rispetto a quanto guadagnavano in precedenza. Ed in tanti hanno impiegato questi denari per speculare sui mercati finanziari.

Quali saranno i riflessi di tutto questo sull'economia reale? E sui mercati finanziari?


Nel medio/lungo periodo quanto sta accadendo avrà profonde ripercussioni nell'economia reale, innanzitutto attraverso un aumento del tasso di inflazione: l'asset inflation lascerà il posto alla price inflation non appena l'economia andrà verso una riapertura.
Il secondo fenomeno è invece relativo all'allocazione delle risorse: crediamo infatti che l'inefficienza che osserviamo sulla formazione dei prezzi di mercato finirà per produrre un eccesso di offerta in tanti settori che vanno ora di moda e contribuirà alla proliferazione di zombie company.

Quanto ai mercati finanziari, credo che nel medio periodo sia inevitabile una profonda correzione dei prezzi: consideri che i listini americani dovrebbero perdere da questi livelli oltre il 50% per riportarsi nella media storica. Tale ridimensionamento dei prezzi degli asset colpirà numerose asset class: non sono solo le azioni a rischiare infatti ma anche il mercato obbligazionario che in larga parte esprime rendimenti addirittura negativi. 

Oltre alle banche centrali c'è qualche altro soggetto che secondo lei è responsabile di questa situazione?


Personalmente ritengo che anche la politica abbia accentuato molti gli squilibri: l'amministrazione Trump, attraverso la politica attuata di riduzione delle tasse, ha aumentato a dismisura il deficit pubblico in un momento in cui l'economia andava piuttosto bene. E durante la pandemia i governi di tutto il mondo sviluppato hanno deciso di finanziare i massicci piani di spesa in deficit stampando moneta invece che attuando politiche redistributive. Ad esempio si sarebbe potuta fare una windfall tax sui settori che si sono avvantaggiati della pandemia: sarebbe stato certamente più impopolare ma avrebbe evitato questa esplosione del debito pubblico.

E certamente una responsabilità importante è riconducibile anche all'attività delle grandi banche d'investimento, che nonostante tutti i buoni propositi espressi dopo la crisi del 2009 continuano a operare con enormi conflitti di interessi: solo per fare un esempio, molte delle Ipo e delle Spac che stanno avendo luogo in questi mesi sono partecipate dalle stesse banche che sono dunque sia i venditori che i collocatori delle azioni sul mercato.

Come si esce da questa situazione?


Se ne esce innanzitutto con un cambiamento delle politiche fiscali e monetarie: è necessario porre un freno alle politiche di espansione quantitativa della moneta, che di fatto svolgono una funzione redistributiva della ricchezza che non spetta certo alle banche centrali; e bisogna ristabilire politiche fiscali che assicurino una sostenibilità dei conti pubblici, che non disincentivino il lavoro, e che possano contribuire a una suddivisione più equa dei redditi tra famiglie ed imprese. Occorrerebbe anche ripensare la regolamentazione del sistema finanziario: i mercati moderni assomigliano sempre di più a delle bische, ed è significativo il ruolo delle grandi banche internazionali che invece di frenare la speculazione finiscono per alimentarla. Allo stesso modo occorrerebbe chiedersi come mai non si investa maggiormente sull'educazione finanziaria e sulla trasparenza informativa: ad esempio la regolamentazione attuale spinge gli investitori a guardare le performance passate piuttosto che ai rendimenti prospettici.

Bisognerebbe invece aiutare gli investitori a comprendere che il rendimento atteso può essere molto differente da quello storico, come si può comprendere facilmente ad esempio esaminando l'andamento dei rendimenti a scadenza dei prodotti obbligazionari (ma la stessa cosa vale in genere per i mercati azionari…). Questa confusione tra rendimento passato e rendimento atteso è alla base dei fenomeni di “bolla” finanziaria.

Se i mercati diventano un enorme casinò


Per Guzzini la situazione attuale presenta dei rischi senza precedenti: il livello dei prezzi degli asset è in generale estremamente elevato, e inoltre si notano delle inefficienze significative nella formazione dei prezzi con numerosi settori e titoli che mostrano valutazioni del tutto slegate ai fondamentali. “Tutto questo rischia di compromettere la funzione base dei mercati finanziari, che, ricordiamolo, è quella di consentire alle famiglie un impiego proficuo dei risparmi e al contempo di finanziare le aziende che hanno progetti di sviluppo. Se i mercati diventano un enorme casinò questo ruolo viene meno: in un certo senso possiamo dire che questa mania speculativa che ha avvolto i mercati rischia di sfociare in una sorta di suicidio del mercato stesso!

Volendo fare un parallelismo storico, alla fine del secolo scorso abbiamo assistito al crollo del comunismo che è fallito tra l'altro per l'incapacità di creare un sistema di incentivi e un'allocazione efficiente delle risorse economiche. Il capitalismo finanziario rischia la stessa fine se non riuscirà a correggere gli eccessi che stanno diventando sempre più palesi e che determinano peraltro un livello di disuguaglianze nella società sempre più elevato: mentre in passato la ricchezza era la conseguenza dell'accumulazione dei profitti, ora è sempre più spesso il risultato di attività speculative. Le autorità politiche e i regulators, dovrebbero rendersi conto che occorre porre un freno a questa deriva speculativa altrimenti la situazione potrebbe sfuggire di mano con conseguenze difficilmente prevedibili: come dimostrano numerosi casi storici, livelli di debito troppo elevati ed eccessive disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza si associano spesso a fenomeni di instabilità finanziaria e addirittura a rischi di tenuta sociale e democratica”.

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