Savona: “Portafogli anti-inflazione per tutelare il risparmio”

Rita Annunziata
21.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Paolo Savona, intervenuto in occasione dell’incontro annuale della Consob con il mercato finanziario, avverte la necessità di uno scudo anti-inflazione per proteggere il risparmio

Lo scorso anno è stato un anno di ripresa dell’economia e della fiducia nel futuro. Poi, la guerra russo-ucraina e il surriscaldamento dei prezzi hanno contribuito a gettare pesanti ombre sulle prospettive favorevoli che si erano delineate

Paolo Savona, presidente della Consob: “Creare portafogli che auto-proteggano i risparmiatori dall’inflazione, nel cui ambito gli investimenti in titoli di proprietà svolgono una funzione primaria”

Ricorda le parole dell’economista Karl Brunner, il presidente della Consob Paolo Savona, nel suo discorso all’incontro annuale con il mercato finanziario. “Il problema dell’inflazione non è averla”, cita Savona, ma “come uscirne senza creare danni irreparabili”. E oggi, avverte, non si possono attivare gli strumenti tradizionali in misura sufficiente ma serve un portafoglio-scudo che possa tutelare il risparmio degli italiani.


Lo scorso anno, racconta Savona, è stato un anno di ripresa dell’economia e della fiducia nel futuro. Complice il successo nella lotta alla pandemia e l’avvio dell’iniziativa Next Generation Eu. Poi, la guerra russo-ucraina e il surriscaldamento dei prezzi hanno contribuito a gettare “pesanti ombre” sulle prospettive favorevoli che si erano delineate. “Se sul piano teorico non esiste consenso sul da farsi, su quello pratico è ormai chiaro che l’orientamento prevalente rifiuta il ricorso a strette monetarie o fiscali della dimensione necessaria per incidere significativamente sull’inflazione e preferisce un approccio graduale e moderato, affidando a politiche fiscali compensative la cura degli effetti delle crisi; queste ultime, ancorché socialmente comprensibili, sfociano in aumenti di spesa pubblica finanziata con maggiore debito, giustificando talvolta la scelta con la riduzione del rapporto con il prodotto interno lordo, ignorando che ciò accade per l’aumento del suo valore nominale”, osserva Savona a Palazzo Mezzanotte.

“Né appaiono efficaci e praticabili operazioni di finanza straordinaria che peggiorano la situazione perché sono difficili da decidere, richiedono tempi lunghi per essere attuate e contribuiscono ad aumentare le incertezze esistenti, finendo con accrescere le instabilità finanziarie e sociali”, aggiunge. E lo stesso vale per le politiche protezionistiche. Motivo per cui, avverte, bisogna trovare una strada alternativa per evitare che l’inflazione possa intaccare la stabilità finanziaria e reale. Secondo il presidente della Consob, sono due le opzioni da considerare. Innanzitutto, incanalare il risparmio verso l’economia reale. Poi, costruire dei portafogli che si auto-proteggano dall’inflazione “nel cui ambito gli investimenti in titoli di proprietà” svolgano “una funzione primaria”. Si parla di un equilibrio tra attività mobiliari e immobiliari, affidando “la redditività agli andamenti dell’economia reale” e alleggerendo conseguentemente “la politica monetaria del peso di manovre inusuali sui tassi d’interesse”.


Un equilibrio, quest’ultimo, che risulta già in essere. Savona evidenzia infatti una “spinta innata” delle famiglie e delle imprese italiane in tal senso. Ma lo scudo anti-inflazione potrebbe rivelarsi ancor più efficace qualora “il risparmiatore decidesse, in modo equilibrato rispetto all’euro, i suoi investimenti denominati in valute estere usate per le esportazioni”. A supporto della soluzione proposta dalla Consob, Savona ricorda come tra il 2008 e il 2021 l’inflazione abbia intaccato il potere d’acquisto del risparmio finanziario italiano nell’ordine del 16%. Laddove invece il portafoglio avesse rispettato le caratteristiche sopra delineate, nelle stime dell’autorità di vigilanza si sarebbe parlato invece di una perdita complessiva del 14%, parzialmente recuperata se “fosse stata seguita una composizione valutaria equilibrata”. Considerando che nello stesso periodo il dollaro si è rivalutato del 23% rispetto all’euro, conclude il presidente, un portafoglio “la cui metà delle attività fosse stata denominata nella valuta americana avrebbe ridotto la minusvalenza indicata al 2,5%. Agendo in direzione dell’autoprotezione”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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