Sarà iperinflazione: parola dell'uomo che predisse il futuro

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
4.3.2021
Tempo di lettura: 5'
Michel Burry avverte: l'iperinflazione sta arrivando. Il diluvio monetario voluto dalla Fed sarebbe una reminiscenza della Repubblica di Weimar. Ma, andando più a fondo, l'asserzione dell'uomo che previde la crisi del 2008 sa più di una boutade giornalistica

Michael Burry, l'analista che nel 2008 predisse la crisi dei mutui sub prime, ha lasciato intendere, tramite twitter, che l'eccesso di massa monetaria si tradurrà in iper-inflazione. I twitt sono stati poi cancellati

Secondo Raul Caruso, professore all'Università Cattolica, le condizioni fondamentali per il verificarsi dell'iperinflazione sono banche centrali che stampano moneta, istituzioni in crisi, e aspettative inflattive

Il ritorno di un'inflazione si tradurrebbe in maggiore disuguaglianza, debiti pubblici più sostenibili ed effetti valutari, e quindi di cambio, da valutare



“In arrivo un'iper-inflazione in stile Weimar. E stavolta non dite che non vi avevo avvertito” suona più o meno così il tweet del profilo twitter Cassandra, alias Michael Burry, l'analista rockstar su cui hanno fatto anche un film: la grande scommessa. Nel 2008 aveva previsto prima degli altri lo scoppio della crisi dei mutui sub-prime. Oggi si pronnuncia per l'iperinflazione. Avrà ragione?

Secondo un articolo di Zero Hedge, ci sono dei buoni motivi per crederlo. Quello fondamentale è che lo tsunami di stimoli monetari e fiscali, insieme all'imminente aumento della velocità di trasmissione monetaria mentre l'economia mondiale esce dai lockdown porterebbe a un surriscaldamento economico senza precedenti. Il che ha fatto riflettere anche un'altra voce non meno autorevole: Michael Hartnett, cio di Bank of America, che si è spinto oltre tracciando un parallelo inquietante. "Rispetto a quello a cui stiamo assistendo l'analogo più epico ed estremo dell'aumento della velocità di trasmissione e dell'inflazione, con annessa monetizzazione del debito, è quanto accaduto nella Germania del primo dopo guerra".
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Un paragone che non regge



Secondo Raul Caruso, professore di politica economica all'Università Cattolica di Milano, il paragone con la Repubblica di Weimar non regge. Crisi istituzionali e banche centrali in atteggiamento  “copisteria”, sono due caratteri essenziali ricorsivi ad ogni fenomeno iperinflazionistico, che non sono osservabili oggi. “I regimi provano a compensare la perdita di reputazione con la stampa di tanta moneta, producendo un illusione monetaria che presto si sgonfia” spiega Caruso che sottolinea che allora la Bundesbank pose in essere una manovra in buona fede ma dai risultati catastrofici, mentre attualmente né Fed né Bce stanno stampando moneta. Inoltre allora si usciva da una guerra e non da una pandemia, due situazioni, che alcuni hanno accostato, ma che in realtà presentano differenze. “In una situazione di guerra le istituzioni crollano, la fiducia viene a mancare, e il capitale umano si consuma. Ma la fascia di popolazione che muore è quella in età lavorativa, non gli anziani come sta avvenendo oggi”.
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Il ruolo delle aspettative e i prezzi calmierati





Su queste considerazioni di politica economica e sul ruolo delle istituzioni, si innescano le aspettative dei consumatori, il driver principale che porta i prezzi dei beni a raddoppiare nel giro di qualche ora, e a quadruplicare o quintuplicare nell'arco di pochi giorni. “Nel momento in cui i prezzi aumentano e i salari non si adattano a questa dinamica, le persone iniziano ad avere atteggiamenti di acquisto frenetici, in quanto si aspettano che il loro potere d'acquisto sarà ogni giorno minore. Il risultato è una spirale vorticosa di inflazione” spiega Caruso. Una soluzione, almeno temporanea, potrebbe essere quella di calmierare i prezzi. “Dal momento che il coordinamento del sistema è praticamente impossibile, le autorità hanno un ruolo decisivo. Talvolta possono decidere di fissare i prezzi. Spesso ciò avviene nei periodi di guerra quando vengono imposti prezzi amministrati su beni di prima necessità” continua il professore che sottolinea che tuttavia per ottenere il risultato sperato il governo non deve essere autoritario, ma piuttosto autorevole “Weimar, Venezuela, ZImbawe e sono un esempio di istituzioni che hanno perso di legittimità e con essa quando la loro capacità di controllare l'attività economica e quindi i prezzi”.

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Gli effetti del ritorno dell'inflazione





Se dunque ad oggi una dinamica di iperinflazione è altamente improbabile, è più verosimile, anche alla luce dell'ampia liquidità in circolazione, che nei prossimi mesi si assisterà comuqnue ad un ritorno dell'inflazione. Le conseguenze sarebbero sociali, fiscali e produttive. In primis si potrebbe assistere ad un aumento delle disuguaglianze “Con il ritorno dell'inflazione generalmente si osserva un aumento dei livelli di povertà. I prezzi più alti sono infatti una tassa sulla fascia di popolazione meno ambiente, in quanto ricadono soprattutto sui beni di prima necessità”. Per un effetto negativo c'è ne è uno positivo. Il vantaggio dell'inflazione ha a che fare con il debito. “Nel giro di due o tre anni ci sarebbe invece un sollievo per i governi: i rapporti debito/pil si contrarrebbero, lasciando la possibilità ai governi di differire la tassazione e fare nuovo debito”. Infine, da valutare quale sarà l'effetto per le imprese e per il prodotto interno lordo. “La dinamica dei prezzi intacca anche i rapporti di cambio. In un contesto dove negli ultimi anni la modesta crescita del pil italiano è da attribuirsi esclusivamente all'export tale relazione assume un'importanza cruciale. Bisogna augurarsi che l'euro non si apprezzi troppo nei confronti delle altre valute: ma ciò dipende anche da cosa succede negli altri paesi”.

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