Ritorno dell'inflazione: incubo o auspicio?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
22.1.2021
Tempo di lettura: 5'
Il patto di ferro tra autorità fiscali e monetarie potrebbe riesumare una vecchia conoscenza: l'inflazione. Se l'economia la auspica per tornare a crescere, rendimenti obbligazionari più alti e valutazioni più basse sono un'ipotesi che fa tremare i mercati

I quantitative leasing attivati delle banche centrali e i pacchetti fiscali stanziati dai governi in risposta alla crisi economica hanno creato il terreno fertile per il ritorno dell'inflazione

Il ritorno dell'inflazione entro gli obiettivi delle banche centrali sarebbero auspicabili per la ripresa economica, ma un aumento dei tassi potrebbe creare scossoni sui mercati

L'inflazione è alle porte? We Wealth lo ha chiesto a Marco Vailati responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda e Angelo Meda responsabile azionario di Banor sim

C'era una volta l'inflazione. Poco più di un decennio fa i prezzi salivano sulla scia della crescita economica, generando ulteriore crescita. Poi sono arrivate la crisi finanziaria del 2008 e le crisi del debito sovrano che hanno inceppato gli ingranaggi dell'economia. L'inflazione è stata data per dispersa e almeno in Europa i tentativi di Mario Draghi di ritrovarla non hanno sortito l'effetto sperato. La risposta corale e attuale di autorità fiscali e monetarie al “nemico invisibile” potrebbe tuttavia riuscire nell'impresa. È la volta buona per assistere al ritorno dell'inflazione?

L'inflazione è alle porte?


Ai (quasi) 2 mila miliardi annunciati dalla nuova amministrazione Biden che si sommano ai 750 miliardi del Recovery Plan, a memoria d'uomo la più grande immissione di liquidità nei sistemi economici, la risposta dei prezzi, a rigore di logica, dovrebbe essere quella di u. Tuttavia, a detta di Angelo Meda, responsabile azionario Banor Sim, le aspettative sono diverse: “al momento il mercato non è convinto di un ritorno dell'inflazione: salvo un recupero nel 2021 legato al rialzo delle materie prime, l'aspettativa è ancora per un valore ben inferiore al 2%, ai valori passati e al di sotto degli obiettivi ufficiali delle banche centrali”. Secondo invece Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombardala minore produzione delle imprese a causa dei lockdown, a fronte di una domanda sostenuta dai governi, potrebbe comportare una pressione al rialzo sui prezzi”.

Inflazione ma non troppo


Se dunque non certo, quello dell'inflazione è uno scenario comunque possibile su cui conviene iniziare a ragionare. Sarebbe un bene o un male un aumento dei prezzi nell'arco dei prossimi dodici mesi? “L'inflazione è in parte auspicata e in parte temuta. Un contenuto aumento dei prezzi è fisiologico e positivo per l'economia: è l'olio che fa girare gli ingranaggi della crescita” spiega Vailati, che sottolinea che proprio per questo motivo l'obiettivo di inflazione delle banche centrali non tende mai allo 0%. Anche le finanze pubbliche, secondo Meda, troverebbero giovamento “con l'inflazione che renderebbe il fardello dei debiti pubblici più sostenibile”. Dall'altra parte però bisogna considerare che, come fa presente Vailati, “un'inflazione fuori controllo sarebbe molto dannosa: il deteriorarsi delle aspettative si porterebbe con sé un calo sia dei consumi che degli investimenti”.

Tassi alti e valutazioni basse


Se per l'economia dunque un ritorno dell'inflazione “fisiologica” è un augurio di crescita, per i mercati invece si potrebbero aprire scenari opposti. “L'andamento dell'inflazione nei prossimi anni probabilmente sarà il fattore macroeconomico più importante per definire come si muoveranno i mercati azionari” afferma Meda. Un rialzo dei tassi per tenere a freno l'aumento dei prezzi, se eccessivo creerebbe infatti tonfi a Wall Street e non solo. I canali di propagazione per cui si verificherebbero i ribassi sono due: “Per l'effetto alternativa gli investitori con alta avversione al rischio si sposterebbero su ritrovate opportunità d'investimento più consone al loro profilo di investitore. Lato valutazioni invece tassi più alti comportano valutazioni più basse. Il valore attuale dei flussi di cassa futuri infatti sarebbe minore” spiega Vailati che puntualizza che a soffrire di più di un eventuale aumento dei tassi sarebbero le “growth stock”, che oltre ad avere valutazioni molto alte, hanno flussi di cassa che sono più lontani nel tempo e quindi più suscettibili a variazione dei tassi.

Diversificare il portafoglio


L'unico modo per scampare al tonfo (sempre che avvenga), o per lo meno attutire le perdite, è quello di diversificare e inserire in portafoglio asset class reali. “Gli strumenti reali sono meno sensibili al rischio di inflazione. Se ci sarà inflazione positiva, le commodities industriali legate al ciclo saranno le più favorite., mentre in caso di disequilibri commodities come l'oro potrebbero essere un buon rifugio” spiega Vailati che conclude: “le azioni value, in particolare quelle bancarie, avendo valutazioni più basse soffrirebbero meno rispetto alle growth di un aumento dei tassi, ma in uno scenario di crisi e incertezze sarebbero penalizzate anch'esse”

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