Ritirata Emergenti, un assestamento momentaneo

Teresa Scarale
Teresa Scarale
13.7.2018
Tempo di lettura: 3'
Gli indici legati ai mercati emergenti hanno indubbiamente subito una ritirata negli ultimi mesi. Il gestore GAM espone la sua analisi in merito

l'indice MSCI Emerging Markets sia diminuito del 15,1% dal picco del 26 gennaio a fine giugno

Si tratta però solo di un consolidamento, dovuto anche alla "concorrenza" del dollaro forte e dei treasury

Gli Emergenti alla prova dei numeri


E' un fatto che l'indice MSCI Emerging Markets sia diminuito del 15,1% dal picco del 26 gennaio a fine giugno. GAM, nella sua ultima analsi, ribadisce ch esecondo loro era prevedibile ch egli ottimi risultati del 2017  (+37%) sarebbero stati archiviati, pur con il "rally" di inizio anno appunto. La società tuttavia continua a esprimere pareri positivi sulle azioni dei mercati emergenti. "E' risaputo inoltre che i mercati tendono a consolidare i rialzi di questo tipo. Senza dubbio, il consolidamento c'è stato e continua tuttora a crescere di intensità". Afferma Tim Love, responsabile strategie azionarie Paesi Emergenti di GAM Investments.

Omogeneità nei tassi di crescita


Oltre alla ritrovata forza del dollaro, c'è un altro aspetto interessante che ha causato il deflusso dai fondi emergenti. Nel primo trimestre di quest'anno i differenziali di crescita nei mercati sviluppati sono aumentati rispetto a quelli dei mercati emergenti. E hanno giustificato così in parte il ritorno di modesti afflussi di liquidità nei paesi industrializzati. Questo, soprattutto per il mercato del debito nei mercati sviluppati. Un solo nome: treasury al 3% e oltre. Il rendimento del debito americano ha fatto perdere un po' di attrattività al mercato emergente.

Sempre negli Usa poi, la crescita è rimasta positiva. Gli stimoli infrastrutturali e fiscali hanno infatti cominciato a tradursi in un sostegno concreto alla congiuntura economica e al rialzo dei tassi sui Fed Fund. A questo proposito, i tassi target per i titoli del debito sovrano americano a 10 anni sono saliti dal 3,5% al 4%. Spingendo così al ribasso il sentiment nei confronti degli altri asset.

I ciclici


Tali fattori hanno determinato un inevitabile consolidamento dei titoli ciclici dei mercati emergenti. Fatta eccezione per alcune materie prime come il petrolio, salito a 80 dollari al barile a seguito dell'offerta proveniente da Iraq e Venezuela. Al contempo, le valute carry trade più vulnerabili hanno subito un drastico declino. Le valute in ultima fila sono con lira turca, peso argentino e rand sudafricano. E l'avversione al rischio ha finito per permeare anche i carry di qualità migliore. Si tratta di real brasiliano, peso messicano e rublo russo. Andamento, questo, considerato meno prevedibile visto che che Messico e Russia sono fra i maggiori beneficiari dell'aumento dei prezzi petroliferi.

La forza del dollaro. Ancora per un po'


Secondo GAM, la solidità del dollaro è destinata ad affievolirsi e presto la prospettiva/realtà di un rendimento annuo sui treasury Usa decennali superiore al 3,25% verrà pienamente scontata. Quello attuale è un consolidamento lieve. A riprova del fatto che otto delle dieci principali economie emergenti sono ora classificate nella categoria “investment grade”.

Investment grade


Il rating “investment grade” è un fattore determinante anche per la composizione dell'indice azionario MSCI EM. Che è costituito per il 60% dai titoli di Cina, Corea, Taiwan e Stati del Golfo core. Tutti inclusi in questa categoria grazie alle ottime riserve interne, ai cospicui afflussi di investimenti esteri diretti (FDI). E anche ai bilanci esteri sani. A livello settoriale, la ponderazione dell'indice nei segmenti minerario-metallurgico e dell'energia è inferiore al 15%. Il che lo rende meno sensibile al dollaro rispetto al passato. Anche i crediti in possesso di privati e governi sono sostanzialmente maggiori rispetto a 10 anni fa.

Come sempre, esistono paesi più vulnerabili alle inversioni dei flussi nel debito dei mercati emergenti denominato in dollari, il cui rischio di passività è aumentato troppo rapidamente dopo la morsa della crisi finanziaria globale. È proprio questa vulnerabilità che ha diversificato i carry trade solidi da quelli più deboli nel recente sell-off.
caporedattore

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