Risparmio, più “formiche” causa Covid: cosa può fare il consulente

Alberto Battaglia
19.7.2021
Tempo di lettura: 5'
La propensione al risparmio è aumentata con la pandemia e la percezione dei rischi indica che il trend non si invertirà per diverso tempo

Secondo i dati dell’Indagine straordinaria sulle famiglie italiane condotta dalla Banca d’Italia, il 39% delle famiglie ha aumentato risparmi nel 2020, una percentuale di quasi 10 punti superiore rispetto al pre-pandemia

I dati indicano che il timore di nuove pandemie potrebbero aumentare la propensione al risparmio per lungo tempo

Allo stesso tempo ad aver accumulato più risparmio sono soprattutto le famiglie che "se lo sono potute permettere": ciò apre lo spazio per un'analisi razionale sul quanto sia realmente necessario incrementare i fondi di emergenza. In questo i consulenti potranno dare un contributo

Il Covid-19 ha reso più prudenti le famiglie italiane, che hanno messo da parte più denaro per proteggersi dalle incertezze per i futuro. Ma il “decumulo dei risparmi” accantonati nel 2020 potrebbe essere più lento del previsto, dal momento che l'esperienza traumatica della pandemia potrebbe avere effetti a lungo termine sulle abitudini di spesa – e, probabilmente, anche in quelle di investimento. In questo scenario, i clienti assistiti da un consulente potranno contare su un parere più “neutro” in merito a quanta liquidità aggiuntiva sia effettivamente necessario accantonare, nella specifica situazione. I dati, infatti, suggeriscono che gran parte del risparmio si sia accumulato non già fra le famiglie più colpite finanziariamente, bensì “fra quelle che potevano permetterselo”.

Risparmio, il ruolo della pandemia


Secondo quanto hanno affermato tre economisti della Banca d'Italia, in un'analisi comparsa inizialmente su VoxEu, “la pandemia ha rafforzato l'atteggiamento precauzionale delle famiglie anche influenzando le loro percezioni, ad esempio quelle relative al rischio di una nuova epidemia”. Queste paure del futuro, hanno aggiunto, “potrebbero rimanere come 'cicatrici' della crisi, anche quando l'emergenza sanitaria sarà superata”. La tesi degli autori, Valerio Ercolani, Elisa Guglielminetti e Concetta Rondinelli, è la seguente: una visione più pessimista sulle prospettive economiche e sanitarie si associa a un risparmio precauzionale desiderato più consistente. E dal momento che il Covid-19 ha suscitato nuovi timori nella popolazione, è facile immaginare che la quota di reddito destinata al risparmio “d'emergenza” resterà per diverso tempo superiore ai livelli pre-pandemia. Questo rallenterà la ripresa dei consumi e, suggeriamo noi, probabilmente anche il flusso degli investimenti e la velocità della ripresa.

I numeri del risparmio in Italia


Secondo i dati dell'Indagine straordinaria sulle famiglie italiane condotta dalla Banca d'Italia, il 39% delle famiglie intervistate tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo 2021 ha dichiarato di aver accumulato risparmi nel 2020, una percentuale di quasi 10 punti superiore rispetto a prima della pandemia, hanno affermato gli autori. Inoltre, la quota di famiglie che si aspetta incrementare il proprio risparmio è aumentata di sei punti, dal 2020 al 2021, portandosi al 45%. Tale proposito si ripercuote anche sui più recenti dati sui depositi bancari, pubblicati dall'Abi: nel giugno scorso la liquidità sui depositi è arrivata 1.781 miliardi di euro, in aumento dell'8,9% rispetto a un anno prima.

Gli italiani, dunque, continuano ad accumulare risparmio – forse perché non sono affatto convinti che il peggio della pandemia sia ormai alle spalle. Infatti, “un terzo delle famiglie intervistate tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo riteneva che la pandemia attuale durerà almeno fino al 2023”, hanno rilevato i tre economisti di Bankitalia, “in media, attribuivano una probabilità di circa il 50% alla possibilità di sperimentarne un'altra nei prossimi dieci anni, un valore elevato se confrontato con l'evidenza storica”. L'85% degli intervistati, inoltre, ha ammesso che le proprie valutazioni sono state influenzate dal Covid-19.

Le conseguenze di queste previsioni potrebbero avere conseguenze di lungo periodo sul risparmio. Come prevedibile, l'indagine di Bankitalia ha confermato come il risparmio precauzionale desiderato sia “significativamente più alto per coloro che pensano che l'emergenza sanitaria durerà ancora a lungo e per coloro che ritengono molto probabile che si verifichi una nuova pandemia nei prossimi dieci anni”.

Chi riesce a risparmiare


In linea generale, la comparsa del Covid ha aumentato il rischio di ripercussioni economiche sulle famiglie non solo nella percezione, ma anche nei fatti. Appena lo scorso 15 luglio l'Organizzazione mondiale della sanità aveva affermato non solo che “la pandemia non è affatto finita”, ma anche che potrebbero emergere con “forte probabilità” nuove varianti “forse più pericolose e ancora più difficili da controllare” rispetto a quelle già note.

Ad aver adeguato i fondi di emergenza, tuttavia, potrebbero non essere non solo o non tanto i soggetti più esposti ai rischi economici di una perdurante fase di crisi. “I risultati mostrano che la probabilità di aver risparmiato nel 2020 è più alta per coloro che dichiarano un risparmio precauzionale desiderato più elevato e per coloro che hanno paura del contagio, mentre è più bassa per le famiglie che versano in difficoltà finanziarie”, hanno spiegato i tre economisti di Bankitalia. “La dinamica appare quindi guidata da due forze contrastanti”, hanno proseguito, “da un lato, c'è un gruppo di famiglie in difficoltà finanziaria che avrebbero voluto accumulare risparmio (precauzionale) ma non hanno avuto le sorse per farlo; dall'altro, i motivi precauzionali avrebbero indotto a risparmiare di più coloro che potevano permetterselo”.

Per il consulente finanziario non sarà difficile distinguere le due situazioni sopra descritte. In particolare, per le famiglie che si sono potute permettere di accumulare più liquidità potrebbero essere sollevati alcuni interrogativi. Ad esempio, quanto sono concreti i rischi di ripercussioni negative sul reddito causate dalla pandemia (considerando il settore presso il quale lavora il soggetto, eccetera); e ancora, qual è la dimensione più adeguata per il cuscinetto di sicurezza in liquidità, considerando le uscite e le entrate attese (è già sufficiente o va rimpinguato?). L'ulteriore incremento della propensione al risparmio delle famiglie italiane, insomma, potrebbe non essere la scelta più efficiente per tutti – specialmente se si considera che il risparmio non sarebbe aumentato fra le famiglie che, di quel risparmio, avrebbero avuto più bisogno.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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