Il recovery sale da 209 a 310 mld, ma serve approvazione

Teresa Scarale
Teresa Scarale
12.1.2021
Tempo di lettura: 3'
L'aumento delle risorse a disposizione per la ripresa dell'Italia si deve al bilancio 2021-2026 Ue. Aumentano le risorse per istruzione, digitalizzazione, sanità. C'è solo un dettaglio: la politica italiana non è coesa. Le riflessioni di Bain & Company e Mediobanca

Approdata in Consiglio dei ministri la nuova bozza del recovery plan. Gli originari 209 miliardi destinati all'Italia, prima aumentati a 222,9 miliardi, sono diventati 310 grazie ai soldi della programmazione di bilancio Ue 2021-2026

La bozza prevede la destinazione di 4,5 miliardi per il finanziamento della fiscalità di vantaggio per il sud e per le nuove assunzioni di donne e di giovani. Sul fronte infrastrutture, figurano, 28,3 miliardi per l'alta velocità di rete e manutenzione stradale

L'architettura del fondo è tale che la maggior parte delle risorse non sarà operativa prima del 2022, ricordano gli analisti di Mediobanca. Il governo però indica che già nel 2021 vorrebbe spendere 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati

«La crisi pandemica ha cambiato radicalmente le abitudini dei consumatori. La digitalizzazione non è un trend che si esaurirà con la crisi, è stato forzatamente accelerato e continuerà».

«Il modo corretto di chiamare il recovery fund è Next Generation Eu. Solo così si comprende appieno la portata strategica di una simile iniezione di liquidità». Il commento è di Roberto Prioreschi, managing partner Bain & Company per l'Italia. Il manager, intervenuto a un evento Ansa, sottolinea che l'onda d'urto del fondo europeo di ripresa potrebbe davvero avere un impatto strutturale e benefico per l'intero paese. A patto che lo si utilizzi bene.

Atterrato sul tavolo del Cdm il piano del recovery  per la prima approvazione


E' approdata in Consiglio dei ministri la nuova bozza del recovery plan. Gli originari 209 miliardi destinati all'Italia, prima aumentati a 222,9 miliardi grazie al fondo di coesione europeo, sono diventati 310 grazie ai soldi della programmazione di bilancio 2021-2026. Le 171 pagine del recovery “aumentato” prevedono più fondi a istruzione (es. il cablaggio delle scuole) e digitale e quasi 20 miliardi alla sanità. Gli ultimi ritocchi vanno a potenziare le risorse per rete ferroviaria veloce, portualità integrata, trasporto locale sostenibile, banda larga, 5G, ciclo integrale dei rifiuti, infrastrutturazione sociale e sanitaria del Mezzogiorno. Grande è la spinta alla sostenibilità con il riferimento alla filiera agroalimentare, al fine di renderla «sostenibile, preservandone la competitività. Implementare pienamente il paradigma dell'economia circolare».
Destinati più fondi anche alle politiche del lavoro, 7,1 miliardi di euro, di cui 3,1 per le politiche attive, 3 per la realizzazione del piano nazionale per le nuove competenze e 700 milioni per l'apprendistato duale e 400 milioni per il sostegno all'imprenditoria femminile. Inoltre, la bozza prevede la destinazione di 4,5 miliardi per il finanziamento della fiscalità di vantaggio per il sud e per le nuove assunzioni di donne e di giovani. Sul fronte infrastrutture, figurano, 28,3 miliardi per l'alta velocità di rete e manutenzione stradale. Resta il superbonus 110%. Ammesso che politicamente tutto fili liscio, dopo l'approvazione in Cdm, il recovery dovrà essere trasmesso al Parlamento e alle parti sociali. E ci sarà solo da incrociare le dita.
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Ecco le attuali macro-aree del piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, in ordine di grandezza



  1. Rivoluzione verde e transizione ecologica: 68,9 miliardi.

  2. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 46,18 miliardi.

  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile: 31,98 miliardi.

  4. Istruzione e ricerca: 28,49.

  5. Inclusione e coesione: 27,62.

  6. Salute: 19,72.


L'architettura del fondo è tale che la maggior parte delle risorse non sarà operativa prima del 2022, ricordano gli analisti di Mediobanca nel loro outlook 2021 sull'Italia. Questo implica un ritardo strutturale fra la necessità di pompare la ripresa macroeconomica per minimizzare i danni di lungo termine alle economie nazionali. Il governo però indica che già nel 2021 vorrebbe spendere 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati. Ma la liberazione dei fondi arriverà solo dopo l'approvazione della Commissione dei piani nazionali di ripresa e resilienza, ribadiscono gli analisti di Mediobanca.
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Digitalizzazione e sostenibilità nel piano di ripresa sono al centro dell'attenzione di Bain & Company. All'interno dell'incontro Ansa “Recovery, digitale e sostenibilità”, Roberto Prioreschi, managing partner per l'Italia: «La crisi pandemica ha cambiato radicalmente le abitudini dei consumatori. La digitalizzazione non è un trend che si esaurirà con la crisi, è stato forzatamente accelerato e continuerà».

Deve impegnarsi a ridisegnare il nostro paese avendo molto chiari gli obiettivi di politica industriale ed economica. È vitale che gli investimenti del Next Generation Eu siano di tipo:

  1. infrastrutturale: al paese serve una logica di recupero dei gap con gli altri stati e la pubblica amministrazione deve avere un ruolo attivo.

  2. Sostenibile.

  3. Le diversità da ora in poi «saranno molto forti. Non più tradizionalmente fra ‘capitale e lavoro', ma anche all'interno delle classi produttive.


Per Prioreschi l'obiettivo è «partire velocemente con un processo di contaminazione positiva sulle tematiche dell'innovazione e della digitalizzazione». Trattandosi (oltre che di sussidi) di debito da ripagare, il fondo europeo di ripresa va messo a frutto, «servono ritorni in termini occupazionali». Il problema è che «si lavora tanto sul debito e poco sul pil. Serve un patto pubblico-privato in cui definire gli ambiti regolatori», conclude il manager.
caporedattore

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