Programma Next Generation Eu: l'occasione italiana

Maurizio Fraschini
Maurizio Fraschini
23.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Il programma Next Generation Eu rappresenta un'occasione unica per l'Italia per investire sulla crescita e colmare il ritardo storico nella difesa e tutela del territorio
Dopo anni di austerità, finalmente i Paesi dell'Unione europea hanno deciso, con una nuova politica di coesione e con lo strumento finanziario denominato NextGenerationEu, di investire oltre 750 miliardi di euro, sia a fondo perduto che attraverso l'emissione di titoli di debito europei.L'intera iniziativa della Commissione europea è strutturata su tre pilastri: sostegno agli Stati membri per investimenti e riforme; rilancio dell'economia dell'Ue incentivando l'investimento privato; trarre insegnamento dalla crisi.In questo contesto si inserisce Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), lo strumento che traccia gli obiettivi, le riforme ...
Dagli studi di analisi per la redazione del piano è emerso un concetto molto importante e innovativo, ovvero quello di One health, cioè la necessità che la salute dell'ambiente, della società e dell'uomo siano considerate un tutt'uno. Una visione che ha portato anche allo sviluppo del termine sindemia, con cui si evidenzia il legame strettissimo tra malattie croniche, malattie infettive, ambiente e clima. E, in termini economici, viene sottolineato che il costo per ridurre il rischio di pandemie è di cento volte inferiore a quello necessario per le risposte.

Questa pandemia difatti ha colto tutto il mondo di sorpresa e – proprio a causa dell'assoluta impreparazione - ha avuto effetti devastanti per la società e per l'intero sistema economico. Ma, a ben considerare, se avessimo chiesto anni fa a un esperto di malattie infettive di pronosticare il rischio pandemico, ci avrebbe risposto che non era possibile predire dove e quando si sarebbe manifestato, ma che era solo questione di tempo.
Allo stesso modo, sarebbe oggi difficile fornire un'immagine esatta di quello che potrebbe succedere in un mondo in cui la temperatura media fosse più alta di due gradi rispetto ad oggi. Non sappiamo esattamente quando arriverà il momento di non ritorno, quali saranno i punti critici per gli interi ecosistemi, ma quello che sappiamo per certo è che, se non intraprendiamo un'azione decisiva, le prospettive non sono positive e il tempo per agire è ormai poco.

Per affiancare agli investimenti previsti dal Pnrr investimenti privati ben più sostanziosi, indispensabili per attuare una crescita economica significativa, diventa cruciale innescare un circolo virtuoso tra questi due filoni, con una decisa azione di riforma che renda più agili ed efficienti le procedure burocratiche aumentando l'attrattività degli investimenti.

Nel concreto, cosa sarebbe necessario fare?


Non v'è dubbio che il problema rilevantissimo del cambiamento climatico oramai in atto - oltre ai danni ingenti di eventi meteoclimatici sempre più estremi - ha già prodotto un profondo cambiamento degli schemi stagionali, con effetti assai nocivi sui periodi di semina e di raccolta e dell'intero sistema agricolo. È dunque necessario operare a livello nazionale e locale con azioni di adattamento per contenere gli impatti - anche da un punto di vista progettuale e ingegneristico delle opere pubbliche, ricorrendo ai metodi dell'ingegneria naturalistica, che prevede come materiali da costruzione biologici, evitando, ove possibile, il ricorso al cemento armato - per affrontare in maniera organica il dissesto geologico, idrologico e idraulico, l'innalzamento dei mari e l'erosione delle zone costiere, la tutela delle biodiversità e degli insediamenti urbani.

Si impone poi una massiccia opera di sburocratizzazione, per semplificare i processi ed evitare i fenomeni tipici dei veti incrociati tra diversi enti e l'assenza di concertazione e l'evidente squilibrio tra azioni e strumenti autorizzatori ex ante, spesso macchinosi e ipertrofici, e azioni e strumenti di monitoraggio e verifica ex post, spesso assenti o carenti.

Occorre inoltre intervenire profondamente sul contesto amministrativo e istituzionale che è abituato a operare con fasi lente e spesso non coordinate, che rimangono poi ostaggio a lungo di giudizi di impugnazione ancor più lunghi e incerti, con il risultato di realizzare interventi ormai “vecchi” e che spesso hanno già perso molto del loro significato originario, esclusivamente per non “perdere i  finanziamenti”.

Non v'è dubbio, gli interventi necessari sono moltissimi e coinvolgono molteplici fronti. Ed è indispensabile innanzitutto la programmazione, poiché come insegnava Benjamin Franklin “if you fail to plan, you are planning to fail”.
Opinione personale dell’autore
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Avvocato del Foro di Milano e Parigi, è partner dello studio Plusiders. Si occupa di M&A, real estate e private equity. Ha una consolidata esperienza nella strutturazione e realizzazione di operazioni
societarie straordinarie e, in particolare, nella gestione dei differenti aspetti degli investimenti e della contrattualistica nel settore real estate.

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