Pramerica, i 4 possibili scenari della trade war nel 2019

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Come si concluderanno i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina? Da Pechino e Washington sembrano esserci segnali di distensione, ma la parola ‘fine' appare lontana. Nathan Sheets, chief economist di Pgim Fixed Income, gestore delegato di Pramerica traccia i possibili scenari

Secondo il manager lo scenario più probabile, dal nostro punto di vista, è quello di un eventuale accordo, più verosimilmente nel secondo semestre dell'anno

Per Sheets anche in caso di un accordo con la Cina, esiste la possibilità che Trump utilizzi lo stesso atteggiamento protezionistico con altri Paesi

Le trattative tra Stati Uniti e Cina per mettere fine alle tensioni commerciali tra i due Paesi stanno andando avanti. La firma di un accordo, tuttavia, appare ancora lontana. Nella prima giornata del settimo round di negoziazioni commerciali tra Usa e Cina in corso a Washington, la Casa Bianca ha diffuso un commento piuttosto neutrale: “Le discussioni continuano. Sono stati fatti progressi ma c'è ancora molto da fare”. Cosa succederebbe se le tensioni tra i due Paesi restassero elevate? L'analisi di Nathan Sheets, chief economist di Pgim Fixed Income, gestore delegato di Pramerica.

“La buona notizia - spiega Sheets - è che lo scenario più probabile, dal nostro punto di vista, è quello di un eventuale accordo, più verosimilmente nel secondo semestre dell'anno. Fino ad allora, con Pechino da un lato impegnata a fronteggiare problematiche di natura economica, e con, dall'altro lato, l'amministrazione Trump impegnata a dare supporto al mercato interno, a entrambe le parti conviene adottare un tono distensivo. Nonostante ciò, dal nostro punto di vista, vi sono anche due possibili scenari di ribasso, seppur meno probabili”.

Secondo il capo economista, “il primo passa attraverso la possibilità che il presidente americano perda la pazienza in tema di negoziazioni ritenendo l'economia a stelle e strisce sufficientemente forte per sopportare un'altra tornata di stress e decida dunque per un nuovo rialzo ex ante dei dazi nei confronti della Cina. Il secondo scenario di ribasso parte dal presupposto che l'amministrazione Trump si concentri sul settore auto e riveda al rialzo i dazi di settore come ulteriore fronte su cui combattere la guerra commerciale. Entrambe queste ultime ipotesi potrebbero impattare in maniera significativa tanto i mercati quanto l'economia”. Per Sheets esistono quattro possibili scenari:

1 - De-escalation


Accordo raggiunto in primavera. Per raggiungere un'intesa in tempi così rapidi, le negoziazioni avrebbero bisogno di acquisire consistenza rapidamente, elemento possibile data la motivazione di entrambe le parti a raggiungere un accordo. La Cina desidera infatti eliminare le incertezze legate ai conflitti commerciali, e l'obiettivo dell'amministrazione Trump è di andare alla ricerca di buone notizie in ambito economico per dare sostegno ai prezzi azionari e alla fiducia dei consumatori. Data l'ampiezza del ventaglio delle questioni sul piatto, tuttavia, riteniamo che il percorso delle negoziazioni sia lungo. È poco probabile che gli Usa dicano di sì a un accordo limitato che preveda esclusivamente una promessa da parte di Pechino ad acquistare quantità maggiori di gas naturale liquefatto e prodotti agricoli. In ogni caso, nutriamo più di un dubbio sull'intenzione di Trump di rinunciare così rapidamente al potere contrattuale offerto dai dazi.

2 - Soft De-escalation


Accordo raggiunto in estate, o più probabilmente, in autunno. Le due parti continuano la fase di negoziazione per buona parte dell'anno, con sia gli Stati Uniti che la Cina pronti a dare la responsabilità della lunghezza delle discussioni alla complessità delle questioni sottostanti, soprattutto alla luce delle problematiche relative all'applicazione pratica degli accordi. Il tono delle discussioni è in linea generale costruttivo, seppur in presenza di occasionali minacce da parte della Casa Bianca (di conseguenza i mercati possono tranquillizzarsi sempre). Un accordo che includa anche passi in avanti in termini di bilancia commerciale, proprietà intellettuale e poche altre tematiche. Ad esempio, gli Stati Uniti si impegnano in anticipo a non apporre ulteriori dazi nei confronti della Cina con la promessa di ammorbidire i dazi esistenti nei successivi 12 mesi man mano che la Cina amplierà l'accordo. Nel complesso è questo lo scenario che, dal nostro punto di vista, bilancia meglio le considerazioni precedenti.

3 - Rallentamento


Le negoziazioni vanno avanti durante l'anno, senza giungere a una conclusione. In assenza di un chiaro indirizzo politico, le amministrazioni coinvolte potrebbero perdere interesse sul tema, focalizzandosi più su tematiche di altra natura, le negoziazioni potrebbero non arrivare a conclusione. Uno scenario di questo genere potrebbe fornire a entrambe le parti il tempo necessario per riflettere sulla migliore soluzione in merito a questa spinosa questione, aspetto che potrebbe gettare le basi per un accordo migliore. D'altro canto, le negoziazioni arriveranno inevitabilmente a un punto in cui sarà necessario prendere decisioni complesse, richiedendo di fatto un indirizzo politico. Dal nostro punto di vista, un esito di questo tipo non è probabile; infatti, durante i primi due anni di mandato, Trump è più volte tornato sul tema dei dazi e la Cina è al centro dell'agenda di politica estera degli Stati Uniti.

4 - Escalation


Le negoziazioni naufragano e gli Stati Uniti ampliano i dazi nei confronti di Pechino. È ormai noto quanto sia difficile prevedere le mosse di Trump in materia di dazi e le sorprese sono dietro l'angolo. Di conseguenza, con una performance dei mercati (di recente) in miglioramento, l'amministrazione Usa potrebbe vedere lo spazio per un rinnovato confronto. Inoltre, fino alle elezioni di novembre 2020, c'è ancora tempo di attraversare un altro ciclo di intensificazione dei negoziati. Alternativamente, l'offerta della Cina potrebbe deludere le attese di Trump, aspetto che potrebbe portare il presidente Usa ad applicare un ulteriore round di dazi. Se così fosse, crediamo che i rischi per l'economia statunitense e per i mercati, compresi quelli di un ulteriore effetto negativo sulla crescita cinese, rendano un approccio di tal tipo relativamente poco attraente per la Casa Bianca.

A prescindere da questi quattro possibili scenari, per Sheets esiste comunque una possibilità che, anche in caso di un accordo con la Cina, Trump utilizzi lo stesso atteggiamento protezionistico con altri Paesi. “Nel complesso, crediamo che la guerra commerciale possa arrivare a una conclusione nel corso dei prossimi 12 mesi. Per quanto non si tratterà di un percorso privo di ostacoli, è probabile che ogni passo avanti in quest'ambito rappresenterà un elemento positivo per i mercati e per gli asset di rischio”, conclude il manager.

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