Pnrr: le scelte dell'Italia a confronto con gli altri Paesi

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Alberto Battaglia
23.6.2021
Tempo di lettura: 5'
La Commissione europea ha promosso il Pnrr italiano, ma sui capitoli green e digitali alcuni Paesi hanno deciso di spingere di più

Sono già dieci, ad oggi, i Recovery plan promossi dalla Commissione europea

Qualche confronto: la Germania ha puntato con forza sulla digitalizzazione, Austria e Danimarca sulla transizione green

All'indomani della “promozione” a pieni voti del Recovery plan italiano, il materiale per fare i primi confronti e le prime considerazioni non manca. Al 23 giugno, sono dieci gli Stati membri che hanno già ricevuto le pagelle della Commissione europea e fra le economie più grandi, manca all'appello solo la Francia.L'enfasi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, avallato martedì in diretta televisiva dalla presidente Ursula von der Leyen e dal premier Mario Draghi, è giustificato dalla sua imponenza: dei 672,5 miliardi previsti per il Recovery fund europeo (Rrf) l'Italia riceverà ben 68,9 miliardi in sussidi e 122,6 miliardi in prestit...

I Pnrr degli altri Paesi


Oltre all'Italia, altri nove Stati membri hanno già ricevuto le valutazioni per i rispettivi Pnrr. Alcune scelte di indirizzo hanno impresso una direzione più netta rispetto ai due capitoli cruciali indicati dalla Commissione.

Ad esempio, la Germania ha deciso di dare alla transizione digitale un peso di gran lunga superiore rispetto alla soglia minima consentita: il governo Merkel, destinerà a questa particolare sfida almeno il 52% dei 25,6 miliardi in arrivo. Parallelamente, il 42% del Piano tedesco andrà alla transizione ecologica.

La Spagna, che riceverà 69,5 miliardi di euro, ha spinto un po' di più rispetto all'Italia in entrambe le aree fissate dalla Commissione: il 40% andrà alla transizione green e il 28% alla digitalizzazione.

Finora i Pnrr più focalizzati sull'ecologia sono quelli del Lussemburgo, che vi dedicherà il 61% del suo pur limitato budget, e, a pari merito, quelli di Danimarca e Austria, che investiranno sugli obiettivi climatici il 59% delle proprie risorse (rispettivamente 1,5 e 3,5 miliardi). Degno di nota, sempre per il peso specifico ricoperto dagli investimenti per l'ambiente, anche il Pnrr del Belgio, che vi ha dedicato la metà dei suoi 5,9 miliardi.

Più simili a quelli italiani, gli orientamenti di Portogallo e Grecia, che hanno puntato il 38% dei rispettivi budget europei sul capitolo green e, rispettivamente, il 22 e 23% su quello della digitalizzazione. Chiudono questa panoramica provvisoria Lettonia e Slovacchia, le cui agende green e digitali non si sono discostate troppo dalle percentuali minime fissate dalla Commissione.
Nonostante le differenze che già si possono scorgere fra i diversi Recovery plan, l'esecutivo europeo guidato da Ursula von der Leyen ha preferito mantenere, per tutti, votazioni generose e, per ciascun pacchetto di misure, commenti di segno esclusivamente positivo.

Anche nella comunicazione, sembra che i toni intransigenti, siano scomparsi, almeno per il momento. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis, tradizionalmente inserito nel gruppo dei falchi, ha commentato con queste parole il Recovery plan italiano:
“Darà una spinta strutturale alla sua crescita economica e aiuterà a ridurre le differenze sociali e regionali. Le ambiziose riforme ambiziose della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, anche attraverso la digitalizzazione... faranno molto per rimuovere gli ostacoli che frenano la crescita”. Anche se, in conclusione, Dombrovskis ha fatto capire che aspetta l'Italia al varco: “Attendiamo con impazienza che il piano porti a un vero cambiamento sul campo, una volta che sarà pienamente attuato”.

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