Più forte, più a lungo: la politica espansiva della Bce

Teresa Scarale
Teresa Scarale
9.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Gli occhi dei mercati e dei governi sono puntati sull'ultima riunione dell'anno Bce, quella che dovrebbe sancire la sua politica ultra-espansiva 2020. Tutte le premesse sembrano lasciar supporre che la politica ultra-accomodante di Francoforte sarà «più forte» e durerà «più a lungo». Le previsioni del professor Francesco Daveri (Università Bocconi) e di Giacomo Alessi (Marzotto sim)

Le indicazioni 'di consenso' degli osservatori sono quelle di attenuare i venti recessivi che soffiano sulla zona euro

Il board di Francoforte potrebbe far arrivare alla cifra tonda di 2000 miliardi di euro, portandone avanti la scadenza fino a fine 2021

Finora la Banca centrale europea ha utilizzato la capienza del pandemic emergency purchase program per 718 miliardi, così suddivisi: «All'Italia 118 miliardi, dopo la Germania (160) e prima della Francia (112)»

Nella riunione Bce del 10 dicembre, “ricalibrare” sarà ancora la parola d'ordine di Christine Lagarde, probabilmente. La presidente dell'Eurotower negli ultimi mesi ci ha abituato a questa parola, sintomo del necessario equilibrio nel dosaggio delle misure contro le sferzate di questa crisi a ondate. «Le indicazioni 'di consenso' degli osservatori sono quelle di attenuare i venti recessivi che soffiano sulla zona euro», osserva il professor Francesco Daveri (Università Bocconi) in merito alla incipiente riunione Bce. Gli esperti si chiedono «che tipo di azione la Bce intraprenderà, non se ne intraprenderà».

Approfondimento (del Pepp) e allungamento (del Tltro): la politica espansiva della Bce


È probabile che Christine Lagarde aumenti il suo programma di acquisto d'emergenza pandemico (Pepp) di 500 miliardi, prosegue il professor Daveri. «O che ne allunghi la scadenza a parità di quantità». Attualmente il Pepp ammonta a 1350 miliardi di euro (i 750 di marzo più i 6o0 di giugno). Secondo Giacomo Alessi, senior fixed income analyst di Marzotto Sim, il board di Francoforte potrebbe farlo arrivare alla cifra tonda di 2000 miliardi di euro, portandone avanti la scadenza fino a fine 2021. «Ulteriori sei mesi con altri 650 miliardi».

Finora la Banca centrale europea ha utilizzato la capienza del pandemic emergency purchase program per 718 miliardi, così suddivisi: «All'Italia 118 miliardi, dopo la Germania (160) e prima della Francia (112). È interessante a tal proposito notare un aspetto. L'Eurotower nei suoi programmi di acquisto deve seguire il criterio delle capital key, ossia delle 'quote azionarie' - basate sul pil - dei paesi che la compongono. Il fatto che l'Italia, con un pil inferiore alla Francia, abbia beneficiato di più acquisiti, è indice di una nuova flessibilità da parte dell'Ecb».
È poi altamente probabile che la Bce allunghi la durata delle operazioni di finanziamento interbancario. Ossia, i famosi Tltro (Targeted Longer-Term Refinancing Operations) da tre a cinque anni. I nuovi tassi di interesse «potrebbero viaggiare intorno al -1%», prosegue Alessi. «Questo per le banche significa poter rifinanziare i propri asset, in genere titoli obbligazionari investment grade». In cambio di questi titoli, le banche ricevono dalla Bce finanziamenti a tassi negativi, «avendo in questo modo un carry positivo». Ciò rafforza la posizione patrimoniale delle banche.

Aggiunge l'esperto di Marzotto Sim, «i tassi dei titoli di Stato sono a livelli bassissimi. Non richiederebbero nuovi stimoli, però serve facilitare la ripresa. Dopo i recenti bond del fondo europeo per la disoccupazione, arriverà l'emissione dei titoli del recovery plan».

L'euro fortissimo e le spinte deflazionistiche


Sullo sfondo dell'ultimo meeting 2020, resta il costante apprezzamento dell'euro. Perché il cambio della nostra valuta si sta rafforzando così tanto? Risponde il professor Daveri: «Il fatto è che stanno finendo le frecce nell'arco della Bce. Per quanto si ricalibrino gli obiettivi di inflazione, di fatto l'inflazione latita. Per quanto si adottino nuove forme di espansività delle politiche, nella realtà non si assiste a un ritorno della crescita del livello dei prezzi che rischi di essere eccessiva. Al momento, le previsioni per il 2021 parlano di un'inflazione di circa l'1%». Fin troppo ottimistiche, sottolinea lo studioso: negli ultimi anni, quando si tratta di inflazione, «le previsioni vengono regolarmente disattese».
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