Petrolio, i venti macro sono favorevoli

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
24.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Il prezzo del petrolio, dopo essere sceso negli inferi lo scorso anno, è tornato sui livelli pre-covid. Il brent viene scambiato a 67 dollari, il wti oscilla sui 64. Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?

I driver macro, tra cui un dollaro più debole, l'inflazione e l'allentamento monetario, puntano tutti a un aumento dei prezzi del petrolio nel 2022

Goldman Sachs si aspetta che il prezzo del Brent il prossimo trimestre raggiunga i 75 dollari al barile e gli 80 dollari entro fine anno

La scorsa settimana il future sul brent al 2026 è stato scambiato a 59 dollari al barile, in aumento dal minimo del 2020 di 47 dollari

Dopo un recupero vertiginoso, il petrolio sembra essersi stabilizzato intorno ai 65 dollari al barile. Da inizio anno solo un paio di volte il brent si è spinto oltre i 70 dollari, nonostante molte materie prime, come il rame, abbiano raggiunto i loro massimi storici e il quadro macroeconomico sia positivo per il greggio. Colpa di una domanda globale non ancora ai livelli pre-covid e di una traiettoria pandemica disomogenea a livello geografico, che desta ancora una certa preoccupazione. Ma per Bank of America i venti macro sono forti, mentre i venti contrari micro dovrebbero iniziare a svanire presto.
La combinazione di una politica monetaria e fiscale espansiva, un'economia cinese ruggente e la crescita dei piani di spesa per le infrastrutture a livello globale hanno fatto sì che negli ultimi mesi le prospettive macro siano aumentate per il prezzo di molte materie prime, innescando inflazione dei prezzi alla produzione. I driver macro, tra cui un dollaro più debole, l'inflazione e l'allentamento monetario, puntano tutti a un aumento dei prezzi del petrolio nel 2022. Eppure il greggio Brent ha rotto a malapena i 70 dollari al barile un paio di volte quest'anno - il prezzo obiettivo di Bofa per il secondo trimestre dell'anno -. Come si spiega dunque il rallentamento degli ultimi mesi? Le ragioni per l'istituto americano sono due. In primo luogo, la domanda globale di petrolio rimane il 4% sotto i livelli stagionali pre-Covid del 2019. In secondo luogo, l'OPEC+ detiene ancora molta capacità produttiva di riserva. Tuttavia questi venti sfavorevoli sembrano destinati a placarsi. La mobilità sta tornando in tutto il mondo alla normalità, anche in paesi come Cile, Emirati Arabi e Bahrain che sono stati colpiti da un aumento dei casi.
Anche l'imminente nuovo accordo nucleare iraniano non deve destare preoccupazioni. Il presidente dell'Iran Hassan Rouhani la scorsa settimana ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a togliere le sanzioni sul settore petrolifero, bancario e navale del paese. Ciò comporterebbe un ritorno a pieno regime nella produzione del greggio da parte dell'Iran, con 2,5 milioni di barili pronti ad essere esportati ogni giorno. Ma per Bofa il verificarsi di questo evento non avrà ripercussioni rilevanti: tale scenario è già scontato nei prezzi attuali, l'OPEC + agirebbe di conseguenza e ad ogni modo, anche senza accordo nucleare, la produzione iraniana si sta già avvicinando ai 2,4 milioni di barili.

Per questi motivi l'aspettativa è quella di un petrolio ancora in rialzo nei prossimi mesi, a fronte di un grande aumento della domanda indotto dal vaccino di un'offerta anelastica. Goldman Sachs si aspetta che il prezzo del Brent il prossimo trimestre raggiunga i 75 dollari al barile e gli 80 dollari entro fine anno. Guardando anche nel più lungo termine, il futuro sembra destinato a sostenere il prezzo del greggio. La spinta alla sostenibilità e ai veicoli elettrici potrebbe causare una contrazione della domanda di petrolio. Tuttavia, anche assumendo che le vendite di veicoli elettrici raggiungessero il 34% entro il 2030, un aumento dei chilometri percorsi del 20% potrebbe spingere la domanda di petrolio a 109 milioni barili al giorno entro il 2027 (più del 4% rispetto al 2019). Lato offerta, i giacimenti petroliferi sono sempre meno e il capex energetico a livello mondiale è sceso bruscamente nell'arco dell'ultimo anno, con l'AIE che chiede ulteriori riduzioni degli investimenti per raggiungere gli obiettivi climatici. La scorsa settimana il future sul brent al 2026 è stato scambiato a 59 dollari al barile, in aumento dal minimo del 2020 di 47 dollari.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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