Perché il Metaverso non farà la fine di Second Life

Rita Annunziata
25.5.2022
Tempo di lettura: 3'
McKinsey individua sei trend che spiegano perché il Metaverso non rappresenta un fuoco di paglia. Ma il suo valore è destinato a raggiungere i 13mila miliardi entro il 2030

Nel 2021 le ricerche su internet sul termine “Metaverso” sono balzate del 7.200%. Nello stesso periodo, le società legate al Metaverso hanno raccolto oltre 10 miliardi di dollari

Recenti stime di Citigroup analizzate da McKinsey rivelano come il Metaverso potrebbe arrivare a valere tra gli 8mila miliardi e i 13mila miliardi entro il 2030

Correvano i primi anni 2000 quando la società statunitense Linden Lab lanciò Second Life con l’ambizione di costruire una piattaforma digitale all’interno della quale gli utenti potessero vivere una seconda vita virtuale. Attirando milioni di utenti e persuadendo diverse aziende Fortune 500 (la lista annuale compilata dalla rivista omonima che classifica le 500 maggiori imprese societarie a stelle e strisce sulla base del loro fatturato). Poi, come ricorda McKinsey in una nuova analisi dal titolo Marketing in the metaverse: an opportunity for innovation and experimentation, il Metaverso sembrò svanire dalla coscienza collettiva. Almeno fino a poco tempo fa. 


Un potenziale da 13mila miliardi entro il 2030

Nel 2021, infatti, le ricerche su internet sul termine “Metaverso” sono balzate del 7.200%. Sempre nello stesso periodo, le società legate al Metaverso hanno raccolto oltre 10 miliardi di dollari, più del doppio rispetto all’anno precedente. Epic Games, produttrice del videogioco Fortnite, non solo ha raccolto 3 miliardi di dollari per finanziare la sua visione a lungo termine in tal senso ma ha anche annunciato una partnership con Lego per costruire un mondo virtuale dedicato ai più piccoli. E recenti stime di Citigroup raccolte dalla società di consulenza manageriale rivelano come il Metaverso potrebbe arrivare a valere tra gli 8mila miliardi e i 13mila miliardi entro il 2030.

Ma che cos’è esattamente il Metaverso? Al momento, spiegano gli analisti, le parti interessante non sono d’accordo su una definizione ben precisa. “Ma la maggior parte delle descrizioni, inclusa l’interpretazione del venture capitalist Matthew Ball che ha recentemente condiviso i suoi pensieri con McKinsey, hanno alcuni elementi in comune”, si legge nel rapporto. Innanzitutto, il Metaverso prevede ambienti immersivi, spesso utilizzando la realtà virtuale o la realtà aumentata; è sempre attivo; abbraccia il mondo virtuale e quello fisico ma anche diverse piattaforme; è alimentato da un’economia virtuale, spesso costruita su criptovalute e risorse digitali (compresi gli nft); e permette agli utenti di costruirsi un’identità e una presenza virtuale e di effettuare transazioni altrettanto virtuali.


Il Metaverso è qui per restare: sei trend spiegano perché

Al momento, tuttavia, sono diversi coloro che ritengono che il Metaverso rappresenti un fuoco di paglia. Che è ciò che alcuni pensavano anche di Internet negli anni ’90. “Ma allora, come adesso, una cosa era chiara: sebbene non si sapesse quali aziende avrebbero plasmato quella nuova evoluzione tecnologica, i consumatori si stavano accalcando”, osserva McKinsey. E fu proprio l’attenzione dei consumatori che accelerò il cambiamento. E che anche oggi potrebbe dare un impulso differente al Metaverso. I trend che lo dimostrano, secondo McKinsey, sono sei. Innanzitutto, i continui miglioramenti sul fronte della potenza di calcolo sbloccheranno nel tempo la nascita di mondi virtuali sempre più grandi. Senza dimenticare che l’adozione del 5G faciliterà un accesso più agevolato a tali mondi e il costo di produzione degli hardware della realtà aumentata e della realtà virtuale è in declino. In secondo luogo, sempre più aziende sono desiderose di giocare la propria parte e di investire (è il caso di Meta, per esempio, che nel 2021 ha puntato 10 miliardi di dollari sul Metaverso).


In terzo luogo, le applicazioni del Metaverso sono in continua espansione. Lato consumatori con la vendita al dettaglio, l’intrattenimento, lo sport e l’istruzione; lato aziende con la formazione virtuale dei dipendenti, la collaborazione in team tramite avatar o gli showroom virtuali. Ma anche gli enti governativi stanno muovendo i primi passi in tal senso (come la città di Seul, in Corea del Sud, che ha annunciato un piano quinquennale sul Metaverso). In quarto luogo, il commercio omnicanale rappresenta già una seconda strada per la maggior parte dei consumatori del Metaverso e, secondo McKinsey, l’aumento delle criptovalute nel lungo termine agevolerà questo passaggio. Ci sono poi i favorevoli venti demografici. I consumatori più anziani della Generazione Z hanno oggi circa 20 anni e rappresentano “una fonte di guadagno da non sottovalutare” anche perché hanno una maggiore familiarità con i mondi virtuali rispetto alle generazioni precedenti. Ultimo punto, ma non meno importante, quello relativo al boom dell’influencer marketing che “fa ben sperare per la crescita del Metaverso”. Per McKinsey, infatti, una “quota significativa di esperienze innovative e coinvolgenti” proverrà probabilmente proprio da questi content creator.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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