Peggio di così solo nel 2008: è finita l'era del 60/40?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
17.3.2022
Tempo di lettura: 2'
La pandemia prima, la guerra poi, ha sollevato dei dubbi circa la bontà del portafoglio 60/40: quello di questi mesi è stato infatti il peggior ribasso dalla crisi finanziaria del 2008

Come riporta Bloomberg, era dal 2008 che i portafogli impostati sul dogma 60 equity 40 bond non registravano un ribasso così forte

Il Nasdaq Composite Index è diminuito di quasi il 20% da inizio anno, mentre i Treasuries hanno perso il 4,7%, più che in qualsiasi anno almeno dal 1974

Stando ai dati Morningstar, dal 2000 ad oggi, il rendimento medio corretto per l'inflazione di questi portafogli è stato di circa il 7,5% su base annua

Quando tutto crolla, trovare riparo è assai difficile, anche per gli investitori dai portafogli più conservativi.  Il classico portafoglio 60/40 - una strategia che prende il nome dalla quota di portafoglio assegnata rispettivamente ad azioni e obbligazioni – per esempio è sceso di oltre il 10% quest'anno, mettendo a segno il peggior ribasso dalla crisi finanziaria del 2008. A differenza di allora, però, non è solo “il momento no” a preoccupare. All'orizzonte si fanno sempre più visibili le nubi di una stagnazione possibile e un'inflazione (ormai) quasi certa, combo per nulla buona per i mercati.
In questo contesto il dogma di un tempo, 60 azioni 40 obbligazioni, potrebbe essere presto rilegato ai libri di storia. Questione, per lo più, di correlazione. Basti guardare quanto successo lunedì scorso sui mercati: la paura ha tirato giù tutto, dall'equity al debito, non risparmiando neanche il petrolio e altre materie prime. In altre parole, prima il covid, e ora la guerra, sembrano dimostrare che le correlazioni di un tempo non valgono più nell'ambiente attuale. Va detto che, certo, non è la prima volta che la validità del 60/40 viene messa in dubbio. Basti riavvolgere il nastro del tempo di un anno, quando con l'avvento della pandemia i denigratori di tale approccio tornarono alla ribalta, salvo poi, come le azioni hanno toccato nuovi massimi, vedersi sbugiardati da grandi ritorni.

I rally degli ultimi anni sono stati una manna per i portafogli 60/40, con i tassi di interesse al minimo che hanno spinto in alto sia i prezzi delle obbligazioni che le valutazioni delle azioni, in particolare quelle delle società ad alta crescita. Il mix ha fornito un rendimento medio del 18% dal 2019 al 2021, stando ai dati compilati da Bloomberg. Dal 2000, il rendimento corretto per l'inflazione è stato invece di circa il 7,5% su una base di 12 mesi, secondo Morningstar.
Tuttavia, la combinazione di una politica monetaria più stretta e l'aumento dei prezzi al consumo sembra avvertire gli investitori che è improbabile che tali guadagni perdurino. A ciò si aggiunge lo spettro di una stagflazione in stile anni '70, uno scenario non positivo per entrambe le parti della strategia 60/40. Il Nasdaq Composite Index è diminuito di quasi il 20% quest'anno, mentre un ampio indice di Treasuries ha perso il 4,7%, più che in qualsiasi anno almeno dal 1974. Anche le obbligazioni societarie investment-grade sono crollate e si stanno dirigendo verso il peggior trimestre dal 2008.

I moniti arrivano direttamente dagli addetti ai lavori, sia in senso retrospettivo che prospettico. “Durante il cosiddetto "decennio perduto" degli anni 2000, il "portafoglio 60/40 ha generato un misero 2,3% di rendimento annuo e gli investitori avrebbero perso valore su una base corretta per l'inflazione", ha scritto Nick Cunningham di Goldman Sachs Asset Management, vicepresidente delle soluzioni di consulenza strategica, in ottobre. La collega Izabelle Goldenberg, responsabile U.S head of portfolio strategy, intervistata da Bloomberg, si è così espressa: "I rendimenti molto buoni dell'ultimo decennio significano che è importante per gli investitori stabilire aspettative di rendimento più realistiche”.

La minaccia dell'inflazione ha reso altri asset potenzialmente più attraenti delle obbligazioni. Pacific Investment Management Co. ha recentemente raccomandato di spostare una parte dei portafogli 60/40 in materie prime per proteggersi da un'inflazione elevata. "Quando l'inflazione aumenta, i valori degli asset generalmente diminuiscono. Anche una piccola allocazione alle materie prime può migliorare la protezione di un portafoglio tradizionale 60/40”.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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