Pagamenti: banche europee unite per contrastare dominio Usa

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Nel Vecchio Continente, diverse big del settore bancario stanno unendo le forze per dare vita a un campione europeo dei pagamenti che faccia concorrenza ai colossi statunitensi

Stando a quanto riportato dal Financial Times  i sostenitori della European Payment Initiative dovranno riunirsi dopo l’estate per decidere se portare avanti il progetto, che necessita di investimenti a nove zeri

“Nessuno [in Europa] da solo può competere con i giganti delle carte di credito statunitensi. Sarà possibile solo se collaboriamo" spiega all’Ft Joachim Schmalzl, presidente dell’Epi

Per Ivano Asaro, direttore dell'Osservatorio Innovative Payment del Politecnico di Milano,  il successo dell'iniziativa, che va nella direzione intrapresa con la Psd2, sarà determinato da una serie di fattori

Le banche europee fanno squadra nel settore dei pagamenti e si preparano a sfidare il dominio Usa. Per togliere lo scettro a colossi oltreoceano come Visa e Mastercard, che gestiscono la maggior parte delle transazioni in Europa, oltre 30 delle principali banche del Vecchio Continente – tra cui Deutsche Bank, Bnp Paribas, Ing, UniCredit e Santander - hanno aderito alla European Payment Initiative, progetto lanciato a luglio 2020 e sostenuto dalla Bce e della Commissione Europea, che si pone l'obiettivo di offrire una soluzione di pagamento paneuropea entro il 2022.
Ad evidenziarlo è un articolo del Financial Times, che ricorda come l'Epi non sia il primo guanto di sfida lanciato dall'Europa ai grandi player Usa. “I precedenti tentativi paneuropei di sfidare la supremazia statunitense nei pagamenti sono falliti miseramente. Il Monnet Project, che nel 2011 era sostenuto da 24 istituti di credito europei, ha vacillato perché mancava di sostegno politico e non è riuscito a sviluppare un modello di business sostenibile”.

Finora, precisa all'Ft Joachim Schmalzl, presidente dell'iniziativa, l'Epi ha ricevuto più di 30 milioni di euro dai suoi sostenitori. Questi ultimi dovranno riunirsi dopo l'estate per decidere se portare avanti l'idea e, in tal caso, spiega Schmalzl, saranno necessari “diversi miliardi di euro” di investimenti. “Nessuno da solo può competere con i giganti delle carte di credito statunitensi. Sarà possibile solo se collaboriamo" avverte il presidente, sottolineando la volontà di offrire un'alternativa all'"oligopolio statunintense" e dare a merchant e consumatori in Europa “una scelta reale”.

"È un progetto potenzialmente molto interessante, in linea con la direzione intrapresa dall'Ue con la Psd2, direttiva volta ad aumentare la competitività nel settore e fare spazio a nuovi attori, che ha dato il via a soluzioni di pagamento innovative come la request to pay o l'instant payment" spiega a We Wealth Ivano Asaro, direttore dell'Osservatorio Innovative Payment del Politecnico di Milano. Ma la strada è tutt'altro che in discesa. A detta di Asaro, il successo del progetto, che cerca di "scardinare un mercato molto consolidato e con elevate barriere all'ingresso", sarà determinato da una serie di fattori. In primis, spiega il direttore dell'Osservatorio, ci sarà da capire quali saranno i costi di implementazione e transizione per le banche, “tema per loro importante soprattutto dopo gli investimenti fatti fino ad oggi in altre soluzioni”.  Inoltre, prosegue, sarà necessario convincere gli utenti ad abbandonare i sistemi a cui sono stati finora abituati a favore di nuovi metodi di pagamento. In questo senso, lo sviluppo di una "user experience efficace e convincente" sarà la chiave per attrarre i consumatori. Infine, come sottolineato da Schmalzl, le più grandi banche dovranno salire a bordo e lavorare all'unisono, con una visione condivisa.

 

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