Oxfam: si rischia crisi debito globale, il G20 intervenga

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
17.7.2020
Tempo di lettura: 2'
L'organizzazione non governativa lancia l'allarme: sempre più paesi in via di sviluppo a rischio default nel mezzo della pandemia

Coronavirus, l'Oxfam avverte: la pandemia sta costringendo i paesi in via di sviluppo a default multimiliardari

73 paesi in via di sviluppo si trovano, nel corso del 2020, a dover pagare ben 33,7 miliardi di dollari a creditori privati e istituzioni multilaterali

L'organizzazione non governativa giudica "del tutto insufficiente" la sospensione del debito bilaterale decisa ad aprile dal G20 e lancia un appello ai leader per la sospensione dei pagamenti del servizio del debito verso creditori privati e istituzioni multilaterali come la Banca mondiale

“Il G20 intervenga subito per scongiurare la crisi del debito globale”. È questo l'appello lanciato dall'Oxfam. Secondo l'organizzazione non governativa, l'iniziativa promossa dal G20 di sospendere il pagamento dei debiti bilaterali dei paesi più poveri (Dssi - debt service suspension initiative) dal primo maggio fino alla fine del 2020, non è abbastanza, anzi è “del tutto insufficiente” per evitare il default di economie fragili, con potenziali effetti devastanti per l'economia globale. “La pandemia da coronavirus – si legge nel comunicato ufficiale dell'Oxfam - sta schiacciando sempre più i paesi in via di sviluppo sotto il peso del debito estero, compromettendo la loro capacità di lottare contro la povertà e costringendoli a default multimiliardari”.
Nel mezzo della pandemia, evidenzia uno studio pubblicato da Oxfam, Christian Aid e Global Justice Now, i 73 paesi in via di sviluppo che hanno i requisiti per partecipare al DSSI (di cui ad oggi solo 41 hanno presentato domanda, per un congelamento potenziale di 9 miliardi di dollari nel 2020) si trovano, nel corso del 2020, a dover pagare ben 33,7 miliardi di dollari a creditori privati e istituzioni multilaterali, che equivalgono a circa $ 2,8 miliardi al mese. Una cifra che, sottolinea il report, è il doppio di quanto Uganda, Zambia e Malawi insieme spendono annualmente nella sanità. Nello specifico, questi 73 paesi dovranno versare complessivamente almeno 11,6 miliardi di dollari a creditori privati, compresi i fondi di investimento e le banche commerciali, e circa 13,8 miliardi di dollari a istituzioni multilaterali.

Alla luce di questo scenario poco rassicurante, rimarca l'Oxfam, “l'attuale congelamento del solo debito bilaterale per 8 mesi non sarà sufficiente a garantire ai paesi poveri tempo e liquidità necessari per far fronte alla pandemia e ai suoi impatti sulla vita di centinaia di milioni di persone”. Al momento infatti non è prevista alcuna moratoria dei pagamenti nei confronti di creditori privati e banche multilaterali di sviluppo, come la Banca mondiale che vanta nei confronti di questi paesi un credito aggregato di 3,77 miliardi di dollari e alla quale la Ong si appella “affinché conceda da subito almeno una moratoria per i pagamenti sul debito nei suoi confronti”.

“L'Iniziativa di sospensione del servizio del debito voluta dai leader del G20, deve diventare uno strumento legalmente vincolante attraverso il quale arrivare alla cancellazione di tutti i pagamenti per debito, tra cui quelli nei confronti delle istituzioni multilaterali, fino alla fine del 2022, includendo anche i paesi a medio reddito. Il G20 deve inoltre insistere per un'analoga presa di posizione da parte dei creditori privati. Solo così si potrà proteggere l'umanità dalla peggiore crisi economica dalla Seconda guerra mondiale” , ha affermato Misha Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia , sottolineando che “il G20 non dovrebbe inoltre trascurare il ruolo delle agenzie di rating che minacciano declassamenti, rendendo più costoso il rifinanziamento del debito”.

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