Oro, su guerra e inflazione può brillare ancora

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
20.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Le quotazioni del metallo giallo hanno superato i 2.050 dollari l’oncia, prima di ripiegare a fine marzo. Le incertezze sulla durata del conflitto, la spirale dei prezzi e il posizionamento degli investitori sostengono la dinamica rialzista

L’oro ha dimostrato una buona resilienza, anche prima della guerra, nonostante la traiettoria dei tassi sia penalizzante per il metallo giallo.

Una delle alternative più efficienti per chi vuole investire sui metalli preziosi è rappresentata dagli etc (Exchange traded commodity) garantiti da oro fisico (vedi tabella), che replicano l’andamento della materia prima sottostante

Guerra e inflazione hanno fatto brillare l’oro come non accadeva dall’estate del 2020. Spinto dalla fuga degli investitori verso i beni rifugio, l’8 marzo le quotazioni hanno superato i 2.050 dollari l’oncia, a un soffio dai massimi di sempre, prima di ripiegare, a quota 1.950 dollari. 

Ogni volta che la paura dilaga sui mercati, il metallo giallo trionfa, con poche eccezioni: una su tutte, il crollo di oltre 10 punti percentuali registrato nella primavera del 2020, nel momento di massimo panico sulle Borse, per lo scoppio della pandemia: un fenomeno raro (e transitorio) dovuto a fattori tecnici che prendono forma in fase di forte stress sui mercati. 

Questa volta, però, l’oro non ha tradito il ruolo di safe heaven che molti investitori gli attribuiscono, insieme ad una funzione di protezione contro la dinamica dei prezzi al consumo.

La resilienza del metallo giallo


Soprattutto, sottolineano gli esperti, ha dimostrata una certa resilienza, anche prima dello scoppio del conflitto, in uno scenario non certo favorevole: la traiettoria al rialzo sui tassi, infatti, gioca a sfavore del metallo giallo, perché lo rende meno attraente, in termini relativi, rispetto ad altre classi di attivo, come le obbligazioni, che offrono un ritorno via via più interessante.

Anche un dollaro in rafforzamento è un fattore negativo per le materie prime, che sono tipicamente denominate in dollari.

Come si spiega allora la tenuta dell’oro prima che i venti di guerra infiammassero l’Europa orientale? Con funzione di copertura, molti investitori avevano già da tempo iniziato ad inserire un po’ di metallo giallo nei portafogli, per proteggersi da potenziali ondate di volatilità. Le borse, del resto, erano reduci da un rally impetuoso che, a fine 2021, aveva portato le valutazioni su livelli piuttosto elevati, quindi vulnerabili a possibili correzioni. Specialmente in uno scenario complicato, a causa delle banche centrali in manovra.

Gli strumenti per investire


Nelle prossime settimane, l’oro potrebbe rimanere ostaggio del flusso di notizie sui negoziati in corso tra Russia e Ucraina. Ma secondo gli esperti, resterà una componente di portafoglio attraente per stabilizzare le performance, in una fase di mercato densa di incognite. 


Una delle alternative più efficienti per chi vuole investire sui metalli preziosi è rappresentata dagli etc (Exchange traded commodity) garantiti da oro fisico (vedi tabella sotto), che replicano l’andamento della materia prima, e i fondi d’investimento che puntano sulle azioni del settore minerario aurifero: in questo caso si tratta di titoli correlati all’andamento della materia prima, ma esposti anche alle ampie oscillazioni dei listini azionari.


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Articolo tratto da We Wealth di aprile, N°45

Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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